< Bestiario Medioevale

Della Sirena

 

 

Una storia tutt’altro che breve quella delle sirene, che attraversa il tempo, dall’antica Grecia sino a noi.

Nate secondo i miti ellenistici dal sangue di Acheloo, dio dei fiumi, esse erano molto diverse da come oggi le immaginiamo. Il loro corpo era infatti costituito per metà dal corpo di una donna e per l’altra metà da quello di un uccello. A dimostrazione di ciò l’Odissea narra che in seguito all’inganno subito da Ulisse (il quale si fece legare all’albero della sua nave per poter ascoltare il loro canto senza poterle seguire) , esse decisero di togliersi la vita gettandosi in acqua, cosa decisamente impossibile per un essere per metà pesce.

Il seguente testo, a parte qualche piccola variazione, è tratto dal libro "A più voci" di Adriana Cavarero (Feltrinelli Editori) docente universitaria di Filosofia a Verona:

"Secondo affermate e riconosciute ricerche filologiche e nonchè storiche, le sirene descritte da Omero non sono certo quelle del nostro immaginario collettivo.
Circe è la prima che ne parla ad Ulisse. Ascolta le mie parole, dice la seduttrice all'eroe: nel tuo viaggio per mare, tu verrai alle Sirene che tutti gli uomini seducono col loro canto soave (thelgousin aoidè, Odissea, XII, v.44). Ulisse è messo in guardia contro la voce (phthogghe) irresistibile che dà godimento a chi ascolta. Mostri canori, donne TERIOMORFE dalla voce potente, le Sirene procurano un godimento acustico che uccide gli uomini(altro che la sirenetta di Andersen!).
I mostri canori non si limitano a emettere dalla loro bocca(stoma) una voce che, come quella della Musa, ha un "suono di miele" e si identifica con la voce stessa di Omero. Esse cantano parole, vocalizzano storie, narrano cantando. E sanno quello che dicono. La loro sapienza, infatti, è totale: "noi tutto sappiamo (idmen, Odissea, XII, v.189). Le divini cantrici narrano infatti musicalmente le cose che hanno visto accadere sulla piana di Troia e tutto quello che avviene sulla terra. Ciò che le distingue dalla Musa, oltre al corpo mostruoso, è dunque e soprattutto una voce che è udibile a orecchie umane.
Come si sa dalle pitture vascolari, i greci immaginavano le Sirene come donne dal corpo di UCCELLO. Con il tronco sferico e le zampe artigliate, belle non lo erano di certo. Stavano sugli scogli o sulla riva erbosa, vicino al mare, ma non spartivano con i pesci alcuna parentela. è ovvio del resto che, trattandosi di una portentosa prestazione in voce, si pensasse agli uccelli invece che ai pesci. Fatto di aria, insomma, il canto conduce alle creature dell'aria, non a quelle degli abissi.
La discesa delle sirene nelle acque, ossia la loro metamorfosi pesciforme, si accompagna con la loro trasformazione in donne bellissime. Tale processo corrisponde, in modo assai significativo, all'affermarsi di uno dei modelli più stereotipici del genere femminile. Si tratta del noto modello per il quale, nella sua funzione erotica di seduttrice - o, come si suol dire, di oggetto di desiderio dell'uomo - la donna compare innanzitutto come corpo e voce inarticolata. Deve essere bella, ma non deve parlare. Le è invece concesso di emettere piacevoli suoni, vocalizzazioni asemantiche, gemiti di richiama e di godimento.
C'è un celebre quadro di Magrite che rappresenta una sirena sdraiata sulla riva del mare. Fino alla cintola è un pesce, sotto la contola è una donna. Cancellando l'elemento umano dal volto, l'inversione produce una figura nella quale la componente animale tende a prevalere... Eppure nessun pittore più di Magritte ha saputo guardare nel destino millenario della sirena. Si tratta del destino che l'abbandona sulla sua ultima spiaggia, la dove la trascina il mare dell'immaginario occidentale attraverso le onde che l'allontanano da Omero per, alla fine, ucciderla.
La sirena di Magritte, infatti, non canta. La sua bocca di pesce è muta. Non respira neanche più: è un pesce voluttuoso, fuori dall'acqua, agonizzante. Il pube e le gambe nude, un accenno di anca e la rotondità delle cosce sono però ancora in grado di sollecitare il godimento sessuale del necrofilo. La storia dell'immaginario che l'ha fatta bella dandole un aspetto seducente, pur non osando dichiararlo, voleva appunto questo: un corpo di donna da possedere, un corpo femminile, per il godimento dell'uomo."

 

La mutazione che diede alle sirene il loro aspetto odierno avvenne nel II secolo d.C.

Le ipotesi sul perché di questa trasformazione dalle penne alle pinne sono due:

essa è probabilmente da attribuirsi alla diffusione del Cristianesimo che associò alla figura di questi esseri il male, l’incarnazione diabolica, da cui la perdita delle ali che solo gli angeli erano degni di avere; un’ altra teoria ipotizza invece che più banalmente questo passaggio sia frutto di un errore di trascrizione. In latino, infatti, la differenza tra pinnis ( pinne) e pennis (penne) è di una sola vocale. L’errata trascrizione di un amanuense avrebbe perciò potuto indurre un disegnatore di un bestiario medioevale a dare alle sirene l’aspetto di donne-pesce  che ancora oggi immaginiamo.

Molta della storia di queste strane creature è indubbiamente legata all’interpretazione che nei secoli venne fatta della loro figura. Esse furono incarnazione della malvagità e della perdizione assoluta nel mito originario (esseri il cui canto ammaliava gli uomini e li portava alla morte), dopo Omero, che le nobilitò con il gesto del suicidio, divennero compassionevoli accompagnatrici delle anime nell’Aldilà, per poi riprendere il loro ruolo originario con l’avvento del cristianesimo, fino a giungere a noi come simbolo dell’amore tragico con la favola di Andersen.

Ma quanto c’è di vero nella loro esistenza?

Molti sono stati i loro avvistamenti nei secoli da Plinio il Vecchio, storico romano che nel I secolo d.C. ammetteva l’esistenza delle sirene nella versione pisciforme, passando per l’esemplare mummificato del Circo Barnum esposto nel 1842, in realtà costituito dall’unione di un torso di scimmia e di una coda di pesce, fino a giungere nel 1920 a foto, come quella scattata ad Aden che ritraevano degli esseri in tutto simili alle sirene. In realtà anche questa volta questa creatura aveva ben poco a che fare con gli esseri mitologici, trattandosi in effetti di un mammifero marino denominato dugongo.

La strana somiglianza di questi animali con le creature del mito ha fatto sì che fossero spesso sfruttati per simulare la cattura di sirene.

Un’ultima curiosità: esiste il “sireno”? Verrebbe da rispondere di sì, se si pensa che Poseidone, dio greco del mare, era accompagnato da guerrieri metà uomo e metà pesce. In realtà però i due miti sono indipendenti.

Nonostante tutto uomini-pesce vengono avvistati varie volte, ma sempre in compagnia delle loro più famose versioni femminili.

 

Mitologia classica: Le Sirene erano delle creature tanto belle quanto fatali! Figlie di Oceano e Anfitrite, avevano sembianze di donna dalla vita in su e di pesce dalla vita in giù.

Erano solite starsene sugli scogli per attirare i marinai con il loro canto: ma questo risultava sempre letale, in quanto le barche finivano per infrangersi sempre sugli scogli stessi che le ospitavano! La leggenda narra che solo due persone riuscirono ad uscire indenni da questa subdola trappola: Orfeo, che riuscì ad incantarle a sua volta con il suono della sua lira, e Ulisse, che per poterle ascoltare senza correre pericoli, si fece legare all’albero della sua nave ordinando ai suoi uomini di governare la nave tenendo nelle orecchie dei tappi per non sentire nulla.

Riportiamo, grazie alle ricerche di Gryps, dei brani dell'Odissea dove si parla delle sirene:

Alle Sirene prima verrai, che gli uomini
40 stregano tutti, chi le avvicina.
Chi ignaro approda e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
tornato a casa, festosi l'attorniano,
ma le Sirene col canto armonioso lo stregano,
45 sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano.
(...)
"Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
185 ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose..."
(...)
Così dicevano alzando la voce bellissima, e allora il mio cuore
voleva sentire, e imponevo ai compagni di sciogliermi,
coi sopraccigli accennando; ma essi a corpo perduto remavano


 

Leanor, Ostri e Alucard