/Medioevo Storico

Carlo Magno
Padre dell'Europa unita
Padre della stessa Cavalleria Medievale
Il più umile e più grande Imperatore della storia

Sono passati quasi tre secoli dalla caduta dell’impero più grande della storia antica, l’antico impero romano, frammentatosi in diversi territori governati da tribù barbare, in gran parte di origini germaniche. Molti furono i regni che si succedettero fra una popolazione barbara che si insidiava e l’altra che veniva sconfitta e assorbita. Fu un momento segnato particolarmente dalla violenza dei conflitti tra i regni barbarici e Bizantini, un esempio tra tanti la guerra Greco-Gotica (535-553). Tanto che, per questo motivo, il poeta filosofo Francesco Petrarca (1304-1374) identificò tale periodo come “secoli bui”; ma dopo un nuovo inizio assai burrascoso e incerto si andarono via via a delineare le caratteristiche della società medievale, infatti in questo periodo furono gettate le basi per l’identità dell’uomo europeo.
Il periodo più importante dell’Alto Medioevo, che segnò per secoli fino ai giorni nostri la storia europea, fu a partire dalla seconda metà dell’VIII secolo con i sovrani franchi della dinastia carolingia, i quali erano passati dal rango di maggiordomi di palazzo [1] al rango di reali. I Carolingi avevano sostituito da poco i sovrani della dinastia merovingia, che sono passati alla storia come re fannulloni (nello specifico gli ultimi esponenti di tale famiglia) poiché avevano delegato i maggiordomi di palazzo a svolgere la quasi totalità delle funzioni importanti. Tant’è vero che il primo Re dei Franchi, Pipino il Breve, era stato maggiordomo di palazzo e prima di lui lo fu suo padre, Carlo Martello.
Era il 2 aprile del 742 (data ricavata dagli Annali Regi del biografo Eginardo), in un luogo non ben identificato dagli storici, nacque Carlo, futuro sovrano d’occidente, primogenito di Pipino il Breve (714-768) e di Bertrada di Laon (720-783). Carlo, avendo ereditato lo spirito battagliero del nonno Carlo Martello (eroe della cristianità della ben nota Battaglia di Poitiers contro l’avanzata islamica) e acquisito col tempo la sagacia del padre, ben presto diventò il pilastro portante dell’Europa occidentale al punto tale da pareggiare per importanza l’imperatrice d’Oriente Irene d’Atene.

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Nel 768 alla morte di Pipino il Breve, Carlo e suo fratello Carlomanno ereditarono il regno dei franchi, in particolare a Carlo fu assegnata l'Austrasia, gran parte della Neustria e la metà nord-occidentale dell'Aquitania e tutti i territori conquistati nella parte orientale fino alla Turingia. Il resto del regno dei franchi fu ereditato da Carlomanno e si rivelò la parte di territorio più problematica da gestire a causa delle mire espansionistiche islamiche dall’altro lato dei Pirenei e la perenne insidia dei Longobardi d’oltralpe; tuttavia non di minor rilievo erano i problemi legati alla stabilità politica dei territori del primogenito.

Carlo in pochi anni riuscì a consolidare il suo dominio sui territori ereditati e riappacificò i rapporti con il regno dei Longobardi sposando la figlia del Re Desiderio, grazie anche ai consigli della madre Bertrada. Alla morte improvvisa di Carlomanno, Carlo non perse tempo e assimilò ai suoi territori quelli del fratello, costituendo un unico grande regno dei franchi, che, per comprendere meglio la reale grandezza, comprendeva quasi tutta l’odierna Francia (privata della Bretagna), grossa porzione nord-occidentale della Svizzera, i Paesi Bassi e circa metà Germania (la parte mancante era di dominio sassone).

Questo ritrovato assetto geopolitico del Regno dei Franchi non passò inosservato e per questo motivo re Carlo iniziò una lunga campagna di conquista volta a rafforzare i confini territoriali. Nei quarantasei anni del suo regno, il nuovo e unico re dei franchi partecipò di persona a ben cinquantaquattro spedizioni militari. Era un uomo alto 1,92 cm e di costituzione robusta e vigorosa, bastava la sua presenza sui campi di battaglia a incutere terrore nei nemici, rispetto nei suoi alleati, e profonda venerazione da parte dei fedeli compagni d’arme. Si può dire che combatté ai quattro angoli del suo regno, nonché futuro impero. Di seguito sono riportati cronologicamente gli eventi più importanti antecedenti la costituzione dell’impero dei franchi:

1) 772 d.C. inizia la dura e difficoltosa conquista dei territori germanici, territori che perfino gli Antichi Romani avevano rinunciato a colonizzare. Ci furono dei primi successi da parte dei franchi, ma la situazione peggiorò con l’affermarsi del principe sassone Vitichindo, che capeggiava una numerosa schiera di contadini-guerrieri avversi al pagamento della decima e all’annessione al regno franco. Ne derivò una interminabile scia di sangue, a poco valsero le conversioni cristiane, in quanto le vecchie tradizioni sopravvissero e per principio si ponevano in contrasto con la nuova grande religione europea. La grande strategia militare di Re Carlo portò alla vittoria il suo popolo (785) e fece siglare la resa al ribelle Vitichindo, che di buon grado accettò il battesimo e di far parte ad un unico grande popolo. La sincerità e la serietà di re Carlo convincono il condottiero barbaro a diventare un uomo nuovo. Vitichindo, anche se non partecipò alla conquista armata del restante popolo sassone, divenne un eroe leggendario (nonché futuro vassallo) e fondatore di chiese tanto da meritarsi la nomea di Vitichindo il Benedetto. Tuttavia, la conquista delle terre germaniche fu completata solamente ai primi anni del nuovo secolo.

2) 774 d.C. sono passati pochi anni dall’unione di Carlo ed Ermengarda (chiamata Desiderata in alcune fonti), figlia di Desiderio re longobardo, ma nei popoli longobardi si riaccesero le ostilità. Il popolo longobardo, benché convertito al cristianesimo (grazie agli sforzi di San Gregorio I Magno) e l’emanazione dell’Editto di Rotari, conservò il carattere ribelle guerriero e praticava (seppur in misura minore) la faida e l’ordalia [2]. Carlo è il nuovo re di tutti i Franchi, ma Gerberga, la vedova del suo defunto fratello Carlomanno, torna dal padre Desiderio, re dei Longobardi e padre anche di Ermengarda, la quale viene ripudiata da Carlo perchè sterile e quindi incapace di dargli figli. A questo punto la guerra tra Franchi e Longobardi è inevitabile. Carlo sconfisse in una dura e rapida battaglia i Longobardi, deponendone il sovrano e assumendone anche il titolo regio. Tale evento, oltre a unificare definitivamente i due popoli, rafforzò i legami tra il Regno dei Franchi e il Papato, dato che era sempre stata intenzione dei Longobardi di assimilare alla prima occasione i territori dello Stato della Chiesa.

bluedragon.it 3) 778 d.C. Battaglia di Roncisvalle. Già dai tempi dell’eroico Carlo Martello i Franchi difensori della fede Cristiana combattevano i califfati islamici, i quali si erano insediati stabilmente in Spagna dal 756 d.C. e opprimevano i cristiani spagnoli sotto la Sharia [3] con varie e severe regole di condotta e l’imposizione di tasse come la jizya (su immobili) e ushr (su merci importate). L’armata di Carlo, nonostante il venir meno di alcuni alleati, riuscì a conquistare una importante regione tra i Pirenei e il fiume Ebro: un dominio prezioso sul quale per 750 anni valse la Reconquista, ovvero la liberazione della Spagna dagli invasori musulmani. Purtroppo in questo periodo i tempi non erano maturi per scacciare i mori e a causa dell’ennesima ribellione dei Sassoni il grosso dell’esercito dei Franchi dovette ritornare d’urgenza in Germania; e i nemici islamici aiutati dai Baschi (i quali non ne facevano una questione di religione, visto che erano cristiani!) colsero di sorpresa la retroguardia franca. Quest’ultima sopraffatta dalla superiorità numerica dei nemici cadde in un imboscata presso il valico di Roncisvalle e nel violento spargimento di sangue, che ne seguì, fu annientata e perse il più valoroso dei comandanti di Re Carlo, il conte palatino [4] Rolando (o Orlando). L’estenuante, fatale ed eroico scontro di Rolando verrà tramandato ai posteri nelle Grandi Cronache di Francia e nel genere letterario epico Chanson de Geste, dando vita alla leggendaria figura del paladino, eroico cavaliere cristiano dagli elevati princìpi morali. Tale evento, seppur doloroso, diede modo di far comprendere a Re Carlo di fortificare il prezioso territorio di confine.

Le grandi e ripetute vittorie, nonché l’aver riunito gran parte dell’Europa sotto un unico regno, con un’unica nuova cultura e religione, portarono Re Carlo a un livello tale da essere riconosciuto come la nuova potenza europea. Memore dell’antica grandezza romana, e al tempo stesso strenuo difensore della fede cristiana, nella notte di Natale dell’800 d.C. egli si fece quindi consacrare e incoronare da Papa Leone III come Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero. Da questo momento per l’Europa inizia una nuova epoca.

bluedragon.it Missione mia è di difender, aiutante la divina misericordia, e all'esterno colle armi la santa Chiesa di Cristo contro ogni attacco de' pagani ed ogni guasto degli infedeli, e consolidarla nell'interno colla professione della fede cattolica; obbligo vostro è d'elevar le mani a Dio, come Mosè, e sostener colle vostre preci il mio servizio militare.

A Carolus, piissimo, serenissimus Augustus, a Deo coronatus, magnus et pacificus Imperator, Romanum gubernans Imperium. bluedragon.it


Raggiunto l’apice del suo prestigio politico e potere militare, Carlo Magno riunì gran parte dell’Europa occidentale sotto un nuovo impero, acquisendo tra l’altro una straordinaria prerogativa, che caratterizzerà i futuri imperi europei. L’Impero di Carlo Magno era a carattere sacro, perché per la prima volta la massima autorità terrena (l’imperatore) viene consacrata dalla massima autorità spirituale. L'enorme levatura morale di questo sovrano si mostra nella grande umiltà, per la prima volta nella storia un Imperatore si inginocchia per riceve l'investitura. Lo stesso pontefice, infatti, proclamò Carlo, l’augusto incoronato da Dio, in quanto ogni azione di Carlo Magno, benché volta alla stabilità politica e alla pace dei suoi territori, ebbe grande importanza per la diffusione della cristianità. La particolarità del Sacro Romano Impero è che non aveva una vera e propria capitale, cioè sede stabile del sovrano e del governo, ma l’imperatore, la famiglia e l’intera Corte (consiglieri e dignitari vari), nonché servi e milizie imperiali si spostavano da un capo all’altro dell’impero. Tanto che nei periodi di massimi spostamenti venne soprannominata dai posteri “reggia mobile”. Solo nell’ultimo periodo Carlo Magno preferì stabilirsi ad Aquisgrana, perché le acque termali della città giovavano ai suoi reumatismi e alla sua gotta.

L’alleanza tra la massima autorità terrena, rappresentata da Carlo Magno, e la massima potenza spirituale, la Chiesa Cattolica con a capo Leone III, prometteva un futuro di pace gloriosa in occidente.
bluedragon.it Negli anni successivi alla fondazione del Sacro Romano Impero, ci fu un avvicinamento tra Carlo Magno e la basilessa Irene d’Atene, avendo progettato di comune accordo il matrimonio tra Rotrude (principessa dei franchi) e Costantino VI (principe bizantino); ma l’accordo saltò a causa di Irene d’Atene, che sospettosa nei confronti dell’imperatore occidentale, fece sposare il figlio con una nobile bizantina. Ciò si rivelò un grave errore della basilessa e un’occasione perduta per una potenziale riunificazione dei due imperi.
Un'unione che avrebbe favorito un ipotetico incontro tra Leone III e Tarasio di Costantinopoli sul fronte religioso. Infatti tempo dopo la stessa Irene d’Atene propose il matrimonio con l’imperatore Carlo Magno, ma fu troppo tardi perché fu detronizzata da Niceforo I.

Nell’814 d.C. il più grande imperatore della storia muore, mai più da allora ci fu un sovrano di tale levatura, che fu capace di vincere ogni sfida sconfiggendo tutti i suoi nemici, ma soprattutto trovando l’unico grande e sincero alleato nel Cristianesimo. Infatti, gli ultimi dieci anni del Sacro Romano Impero conobbero una pace e un progresso fuori dal comune.

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A Carlo Magno gli succedette il figlio Ludovico il Pio, che non avendo il carattere e le competenze del defunto padre regnò in via del tutto formale, similmente ai precedenti sovrani della dinastia Merovingia. Il vero colpo all’opera di Carlo magno fu la disputa territoriale dei nipoti Lotario I, Ludovico e Carlo il Calvo. Ludovico e Carlo il Calvo, non tollerarono il primato ereditario di Lotario e alleatosi a Strasburgo, costrinsero il fratello a dividere l’impero. Nell'843 con il Trattato di Verdun, Lotario si accaparròl’Italia e una fascia territoriale Franco-Germanica, Carlo il Calvo la Francia e Ludovico la Germania. Dopo quasi trent’anni, la grande opera di Carlo Magno prese tutt’altra forma, che in un futuro prossimo si concretizzerà nella forma degli Stati europei.


Come è stato possibile che il re più importante della dinastia carolingia abbia tenuto unito un impero del genere?

-La Croce e la Spada

Carlo Magno era un abile condottiero e, tranne in pochissime occasioni, riuscì a vincere tutte le sue battaglie. Come abbiamo accennato all’inizio, ebbe in eredità la parte di territorio meno problematica e questo difatti contribuì non poco alla formazione di Carlo, che poté valutare tutti gli aspetti della gestione di un regno, mentre l’altro fratello era prevalentemente impegnato a rafforzare i confini del territorio a lui affidato. In questo periodo il futuro Carlo Magno approfondì il suo lato morale-religioso, potendo osservare la palese differenza tra i miti popoli cristiani e i bellicosi popoli barbari/pagani; ma soprattutto riconobbe nel Cristianesimo l’unica via di Pace e Salvezza. Capì che l’unico modo per avvicinare tutti i popoli dell’Europa occidentale era diffondere tale pacifica religione; ma purtroppo questo fu possibile solo dopo la vittoria armata su tali popolazioni. Possiamo azzardare che fu proprio quell’elemento sacro a rendere Carlo un vincente, perché con questo ideale tessé profondi rapporti umani, circondandosi di fedeli e validi comites [5] per le campagne militari e di grandi alleati convertiti dal lato nemico (il caso di Vitichindo) per la realizzazione del Sacro Romano Impero. Inoltre l’imperatore franco amava partecipare di prima persona agli eventi di natura ecclesiastica, il più importante dei quali fu il Sinodo di Francoforte (794); la sua presenza e il suo ruolo non prevaricarono mai quella del pontefice romano, come invece accadeva tra gli imperatori d’Oriente e i patriarchi. Comunque Leone III diede l’opportunità a Carlo Magno di poter partecipare molto più attivamente, accettando consigli sulle nomine ecclesiastiche, grazie al fatto che Carlo Magno, uomo di grande Fede, conosceva bene la condotta del clero delle aree periferiche dell’impero. Per la prima volta nella storia del genere umano si assistette al perfetto connubio tra potere terreno e potere spirituale.


Come era organizzato l’impero di Carlo Magno?

-Il sistema feudale

Carlo Magno ebbe il grande merito di aver riorganizzato la politica e l’economica del mondo occidentale dell’Alto Medioevo, emanando vari capitolari [6], modellò:

a) Una nuova gerarchia politico-militare, che garantisse a Carlo Magno un maggior controllo sui territori dell’impero. Egli si avvalse della figura dei vassalli, da gwas ovvero servo, fedeli compagni d’arme, uomini di numerose battaglie, bluedragon.it che giurandogli fedeltà goderono sotto la sua protezione e controllo di grande autonomia nella gestione della difesa, della riscossione delle tasse e della giustizia, su una porzione di territorio dato in “usufrutto”: il feudo. La carica di Vassallo non era ereditaria (vedi in seguito). A loro volta i vassalli per l’amministrazione dello sconfinato feudo si avvalsero dei loro fidati sottoposti, i valvassori (da gwas gwas servo del servo), che a loro volta potevano nominare i valvassini (i servi del servo del servo) da cui dipendevano specifici appezzamenti di terra e agglomerati di case. Dell’operato dei valvassini e dei valvassori ne rispondeva direttamente il vassallo nei confronti dell’Imperatore. Nel periodo che andava da maggio a ottobre, coincidente con l’aumento degli assedi, delle scorrerie e delle razzie da parte dei nemici, Carlo Magno fissava un incontro dei vertici a cui partecipavano tutti i vassalli e i loro uomini. Tale assemblea generale armata era nominata Campo di Maggio e serviva a riorganizzare la possente macchina bellica franca. La fiducia e la notevole autonomia rendevano i vassalli dei sovrani minori agli occhi del popolo. Per controllare l’operato di questi amministratori medievali su tutti i livelli, l’imperatore si serviva dei missi dominici (inviati per i domini o semplicemente inviati dell’imperatore). Questi erano persone di grande fiducia definite “occhi, orecchie, lingua del sovrano” ed erano composti da un uomo laico e un uomo ecclesiastico. Il loro unico e fondamentale compito veniva adempiuto tramite interrogatori e riscontri da riferire immediatamente, in caso di irregolarità e abusi, al sovrano.

b) I feudi non erano tutti uguali e Carlo Magno li distinse in Contee e in Marche. Le prime erano situate nelle zone più sicure e prosperose dell’Impero, le seconde erano situate ai confini sulle cosiddette zone calde a rischio invasioni. Il termine contea e conte derivano da còmites, ovvero compagni; mentre il termine marca e marchese deriva da Mark Graf, ovvero conte preposto a una marca. Tale distinzione orientavano le scelte e di conseguenza le risorse dell’Imperatore, quindi vi erano presidi militari più preparati e numerosi nelle marche e maggior numero di servi della gleba (servi della zolla, di terra) nelle contee.

c) Regolamentazione del lavoratore e tutela delle classi deboli. Per la prima volta le popolazioni ex barbare, benché convertite al cristianesimo e assorbite dal Sacro Romano Impero, iniziarono ad adottare metodi agricoli mai usati in precedenza, importando dalle popolazioni latine l’arte dell’agricoltura e dell’allevamento. In particolare si diffuse il sistema di rotazione biennale delle colture e furono bonificati terreni paludosi (soprattutto nei territori germanici). Fra i signori feudali e i popolani si instaurarono dei patti formali: i coloni, d’ora in poi servi della gleba, coltivavano le terre del signore, gli davano una parte dei prodotti e all’occorrenza fornivano manodopera gratuita (corvées) per le costruzioni importanti (ponti, castelli, abazie, vie, ecc) e servigi specifici; il signore del feudo invece forniva protezione con i suoi soldati. In generale si instaurarono veri e propri accordi tra libere parti: lavoro in cambio di protezione (chi non l’avesse capito per proteggere si moriva!). I capitolari di Carlo Magno prevedevano inoltre una grande novità per l’epoca, al subentrare di un nuovo feudatario i servi della gleba non dovevano abbandonare il feudo e le loro case, in quanto per legge i servi della gleba erano legati al mansum (podere). In questo modo si garantiva alla gente più umile una stabilità e la costituzione di piccole proprietà da poter conservare e non rischiare di perdere per un improvviso “sfratto”.
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d) La costruzione di strade e collegamenti garantì un discreto sviluppo del commercio, favorendo il libero spostamento di uomini, e merci, agevolando la reciproca distribuzione di conoscenza e ricchezza da un feudo all’altro; al contrario di come viene spesso dipinto il sistema feudale, e cioè assolutamente chiuso. Per favorire ciò, Carlo Magno introdusse una sua valuta che andò a sostituire i vecchi sistemi basati sul baratto, ampiamente usato dall’epoca antica.

e) La rinascita della cultura. Carlo Magno era un uomo saggio, straordinariamente saggio, ma non era un uomo erudito come lo erano i sovrani d’Oriente e lo stesso Papa. Di questa sua carenza, Carlo Magno ne soffriva e comprese l’importanza della cultura. E nella residenza di Aquisgrana fondò la schola palatina circondandosi dei migliori studiosi del tempo: Alquino di York matematico e astronomo inventore della minuscola carolina; Eginardo regio biografo; e Paolo Diacono storico e redattore della Historia Longobardorum [7]. Oltre al lato pratico della cultura, Carlo Magno favorì la diffusione capillare dell’Ordine Benedettino per l’insegnamento della religione Cristiana e a tale scopo esponenti del clero si riunivano in presenza di Carlo Magno nella cappella palatina. La mescolanza tra le popolazioni barbare (longobardi per primi) e latini diede luogo alla nascita delle prime lingue volgari [8]; cosciente di codesto fatto Carlo Magno, per favorire i due aspetti della cultura del Sacro Romano Impero, favorì lo studio della lingua latina grazie ai sistemi ecclesiastici, finanziando scuole per futuri monaci. La grande rivoluzione culturale voluta da Carlo Magno non si limitò a tutto questo, ma il sovrano istituì per la prima volta nella storia una istruzione gratuita per tutti i sudditi, a cominciare dai più poveri. Una conquista senza precedenti per la storia umana.


Un ultimo sguardo alle meraviglie del Sacro Romano Impero: la cerimonia di investitura del vassallo!

Siamo nella grande sala delle riunioni del castello, Carlo Magno, vestito magnificamente per l’occasione e assiso al trono, è attorniato dalla sua corte composta da consiglieri, dignitari, eruditi, ecclesiastici, potenti dell’epoca e la guardia imperiale, ha dinanzi a lui inginocchiato e con le mani nelle sue mani un nuovo valente eroe, che si è distinto sui campi di battaglia. Alla destra del futuro signore feudale, vi è il Vescovo con il Vangelo aperto, atto a rendere sacro e indelebile il solenne giuramento, che da lì a poco verrà pronunciato nella formula dell’omaggio vassallatico:

bluedragon.it È noto a tutti che io non ho niente di cui possa nutrirmi e vestirmi. Perciò, mio signore, io ho domandato alla vostra pietà, e la vostra buona volontà me lo ha concesso, di affidarmi alla vostra tutela. Faccio ciò a condizione che voi mi concediate di che nutrirmi e di vivere, in cambio del mio servizio e della mia devozione. Finché vivrò, pur rimanendo libero, vi darò servizio e fedeltà. Non avrò possibilità di liberarmi dal vostro servizio e dalla fedeltà dovutavi. Ma in cambio per tutta la mia vita rimarrò sotto il vostro potere e la vostra protezione.

La voce del “compagno del re” recida succitate parole con voce chiara, perché possano i testimoni udire ogni singola parola della formula del rito. Da notare che molto probabilmente la formula variava da uomo a uomo, ma doveva contenere il riconoscimento del totale potere del sovrano sui beni concessi e la promessa di ricambiare tali benefici con fedeltà e servizi incondizionati.

Terminato il giuramento, Carlo Magno consegna i simboli del beneficio del feudo:

a) Una zolla di terra, a simboleggiare il potere amministrativo del vassallo sul terreno concesso, in quanto feudatario;

b) Bastone, simbolo di autorità sugli abitanti del feudo, in quanto diretto subalterno dell’imperatore;

c) Spada, simbolo di giustizia e servizio militare dovuto al sovrano, in quanto paladino del Sacro Romano Impero;

d) Anello, simbolo del patto stipulato col sovrano.

La cerimonia terminava con il bacio tra i due contraenti detto osculum. Da quel momento un altro vassallo accrebbe il prestigio senza eguali di Carlo Magno.



Domenico SK    





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[1] Maggiordomo di palazzo era il funzionario, che, secondo al proprio signore, ricopriva i ruoli di consigliere, amministratore e talune volte si occupava dei compiti specifici del re.

[2] Faida era lo stato di inimicizia che instaurava tra famiglie e appartenenti ad una comunità barbarica, che per ripagare un torto ricorrevano alla vendetta e raramente al pagamento in denaro. Ordalia, pratica impiegata tra i barbari, anche dopo la conversione al cristianesimo, per stabilire l’innocenza o la colpevolezza di un individuo mediante il giudizio divino. Essa consisteva nel superamento di una prova cruenta (come l’impugnare un ferro rovente), che sarebbe stata superata solamente se la persona, essendo innocente, avesse dalla sua parte gli dei o Dio. Tali pratiche furono avversate dalla Chiesa Romana (IV Concilio lateranense del 1215; nel Concilio di Valladolid del 1322), seppur alcuni ecclesiastici le tollerarono nell’Alto Medioevo.

[3] Sharia, stato di diritto dei popoli islamici basato prevalentemente sul Corano e sulla sunna (consuetudine). Esso regolamenta la vita economica, sociale e culturale del popolo islamico, nonché prescrive le regole da seguire nella guerra santa islamica o jihad.

[4] Palatino da Palatium ovvero corte reale. Colui che rivestiva la carica del conte palatino rivestiva funzioni militari e amministrative di grandi rilievo e autonomia grazie a un ferreo rapporto di fiducia col sovrano.

[5] Comites, erano i compagni d’arme del sovrano. Da tale termine deriva la parola conte.

[6] Capitolari. Carlo Magno stabiliva delle disposizioni valide per tutto l’impero, che a loro volta venivano formulate in forma scritta dai funzionari di cancelleria, che suddividevano il testo in capitoli, per cui capitolari, secondo il contenuto. In un secondo momento l’imperatore apponeva sigillo e firma. Copie capitolari, infine, circolavano fino ai confini dei domini.

[7] Historia Longobardorum scritto da Paolo Diacono esso rappresenta una importante fonte di studi sul popolo dei longobardi, impreziosita dal fatto che l’autore scrisse ciò sotto un punto di vista filo-longobardo. Tale testo rappresenta indubbiamente per i posteri un esempio della libertà di espressione, concessa da Carlo Magno in ambito culturale.

[8] Lingue Volgari, ossia di lingue provenienti dal volgo, lo strato più basso culturalmente, economicamente e socialmente del popolo.