Lo
Scenario Medievale
L’Eresia
Il Demonio
I
Seguaci del Demonio
Il
Catarismo
Altri
Movimenti Ereticali
Le Origini
La
Crociata Anti-Eresiarchi
L’Inquisizione
Medievale
La
Procedura Inquisitoriale
La Tortura
I
Protagonisti
I
Processi più discussi
Considerazioni
Finali
Appendice
I
Appendice
II
Appendice
III
Appendice
IV
Tratterò
in questa sede un tema alquanto
spinoso, misterioso e controverso:
l’aspetto più oscuro e polemico
della storia della Chiesa:
l’Inquisizione.
Questa parola porta alla mente
pensieri di atroce violenza e
sadismo, inculcatici dai
mass-media e dai testi scolastici.
È perciò impresa ardua analizzare
senza PREGIUDIZI le fonti storiche.
Ed è proprio questo il mio scopo:
chiarire le finalità e il reale
funzionamento dell’Inquisizione,
ripartendo da zero, effettuando
ampie ricerche sul tema, esaminando
testi dell’epoca e manoscritti
originali, al fine di creare un
quadro generale attenendomi
soltanto a fonti storiche e NON
passando tramite il pensiero degli
storici moderni (come avviene nei
libri scolastici); il tutto per
trovare finalmente la verità su
questa Istituzione ecclesiastica
che operò dal XIII secolo come
ultimo “baluardo della Fede”.
In seguito metterò a confronto i
testi scolastici con le vere fonti
storiche, introdurrò la figura
storica del Demonio e le abitudini
dei suoi seguaci, studieremo
insieme per filo e per segno le
procedure inquisitoriali,
esamineremo le pene inflitte dai
tribunali inquisitori, parleremo di
grandi movimenti ereticali, della
tortura, seguiremo la caccia alle
streghe e vedremo gli inediti
retroscena di grandi protagonisti
come Tomàs de Torquemada, Roberto
il Bulgaro e Bernard Gui.
E’ però molto difficile
sintetizzare tali argomenti, se si
calcola che questa immensa ricerca
non è l’esito della lettura di
tre o quattro libri, ma ho qui
cercato di sintetizzare i punti
fondamentali derivati da anni e
anni di interessamento da parte
mia al periodo medievale e
soprattutto a questo tema.
Ostri.
Nel
Medioevo, la Fede permeava ogni
aspetto dell’esistenza, i simboli
Sacri come le Croci e le nicchie
con le effigi dei Santi,
accompagnavano il cammino dei
viandanti, i rintocchi delle
campane delle Chiese fornivano alla
giornata la sua trama temporale. La
religione era il fulcro attorno il
quale ruotava tutto il resto, il
Papa governava la società
Cristiana in nome di Dio, i sovrani
regnavano in nome di Dio,
incoronati con l’Olio Sacro.
Persino gli strumenti di lavoro,
gli animali, il cibo, le stesse
armi, venivano solennemente
benedette.
I Patroni Celesti non venivano
invocati solo nei momenti di
bisogno come avviene oggi; ogni
giornata trascorreva, sia per il
mendicante che per il re, sotto la
luce della Fede. La presenza delle
reliquie dei Santi, in alcuni
luoghi,
infondevano nei fedeli una
grande rassicurazione e protezione
dal male.
E’ impossibile per noi calarci in
tale contesto sociologico, per
quanto si possa studiare la storia
di quel tempo non comprenderemo mai
e poi mai il loro pensiero e il
loro stato d’animo.
Il
grande processo di riforma che
aveva interessato la Chiesa nell’
XI secolo aveva ottenuto risultati
importanti nella lotta alla
corruzione e nella moralizzazione
dei Chierici.
Aveva però lasciato irrealizzate
le aspirazioni di coloro che
puntavano a un rinnovamento più
profondo, in grado di ricondurre la
vita Cristiana agli ideali di
purezza, di semplicità e di povertà
esortati dal Vangelo.
Da questa insoddisfazione, comune a
molti monaci e laici, nacque un
vasto movimento di contestazione
religiosa che in molti casi finì
col collocarsi al di fuori e contro
la Chiesa.
Fenomeno non nuovo nella storia
dell’Istituzione Ecclesiastica, l’eresia
divenne nel XII secolo un fenomeno
di massa, tanto che i Papi
ebbero notevoli difficoltà a
contrastare.
Accanto al fiorire di gruppi
religiosi caratterizzati da una
spiritualità vicina alla Chiesa
primitiva, si diffusero
parallelamente a questi ultimi,
anche movimenti ereticali.
A differenza degli eretici però,
questi gruppi religiosi accettavano
di sottoporsi all’autorità
Ecclesiastica e venivano
controllati dai Vescovi
locali.
Innocenzo III, impegnato in una
costante opera di moralizzazione
dei comportamenti del Clero, vide
in questi nuovi “Ordini” uno
strumento per la rinascita e la
divulgazione dell’ autentico
spirito Cristiano e un efficace
mezzo contro la diffusione delle
dottrine e delle sette
ereticali.
Nacquero così accanto ai
tradizionali Ordini monastici,
nuovi Ordini detti Mendicanti,
che introducevano al posto della
figura del monaco, quella del frate
e aspiravano a far coincidere la
propria vita quotidiana con gli
ideali di povertà del Vangelo, è
il momento dei Domenicani e dei
Francescani.
Per
comprendere meglio l’operato di
questa Istituzione, è necessario
chiarire alcuni punti che, a causa
di una malinformazione da parte dei
media, ci sono stati erroneamente
inculcati fin da piccoli.
Prima di tutto introduciamo il
termine “eresia”, con il quale
si intendeva ogni dottrina contraria
ai dogmi del Cattolicesimo, ovvero
“errata interpretazione della
Fede”, ed era (ed è ancora) cosa
interna al Cristianesimo.
L’eresia è una dottrina che si
oppone immediatamente,
direttamente, contraddittoriamente
a una verità rivelata da Dio e
come tale proposta dalla Chiesa.
È capace di eresia solo il
Cattolico battezzato; il
catecumeno e il battezzato
invalidamente commettono peccato di
infedeltà, non di eresia.
L’eresia è uno dei peccati di
infedeltà (secondo, per gravità,
solo all’odio contro Dio) e come
tale comporta: perdita della
Grazia, distruzione della Virtù
infusa dalla Fede, esclusione del
corpo dalla Chiesa (in caso di
eresia pubblica).
Secondo il diritto canonico, le
attuali misure previste contro
l’eresia sono: la professione di
Fede; le ispezioni del Vescovo
circa l’ortodossia dei fedeli,
durante le visite pastorali e nelle
scuole; la censura preventiva sui
libri e sulle proposizioni
contrarie all’ortodossia della
Fede; il divieto della
comunicazione in divinis con
gli eretici.
Le misure repressive consistono nel
divieto di ricevere i Sacramenti;
nella privazione della sepoltura
ecclesiastica e nell’esclusione
dall’uffizio di padrino nel
Battesimo e nella Cresima.
Le pene previste contro gli eretici
sono attualmente la scomunica e la
perdita del diritto di patronato.
Nel Nuovo Testamento il
termine eresia si incontra nove
volte ed equivale a strane dottrine
e sette.
Durante l’Inquisizione medievale
ci fu un grande studio riguardo
l’eresia e le sue competenze.
Secondo gli inquisitori l’eresia
è un atto emesso
dall’intelligenza, in quanto
implica l’assenso totale della
volontà a un’opinione personale.
Tale opposizione è consapevole e
deliberata al Magistero della
Chiesa e, se essa perdura, diventa
pertinace. L’eresia può essere interna,
se risiede solo nell’animo, ed esterna,
se si manifesta esteriormente; occulta,
se manifestata ma non dichiarata
ufficialmente; pubblica, se
dichiarata ufficialmente.
I profani tendono ad agglomerare i
termini “infedeli” ed
“eretici”, mentre è di
fondamentale importanza comprendere
i loro significati completamente
diversi tra loro; il primo è un
classico termine usato per
identificare i musulmani durante le
crociate e più genericamente
attribuito a gente di altra Fede;
mentre con il termine eretici, ci
si riferiva (e purtroppo ci si
riferisce ancora) agli oppositori,
ai nemici dichiarati della
Chiesa, cioè a coloro che
tramite distorsione della Parola di
Gesù Cristo, strappavano anime dal
giusto Credo, diventando dei veri e
propri Antichiesa.
Quindi attenzione! Come detto in
precedenza, l’eresia è cosa interna
al Cristianesimo, i musulmani, i
buddisti, erano considerati infedeli,
non eretici.
Per quanto riguarda lo scisma.
Un altro argomento di doveroso
chiarimento è la sostanziale
differenza che corre tra scisma ed
eresia.
Già San Paolo distinse eresia da
scisma; gli Apologeti e i Padri
della Chiesa apportarono alla
distinzione ulteriori precisazioni,
definendo l’eresia “errore
dottrinale” e lo scisma
“divergenza d’ortodossia”.
Finalmente, con Gerolamo, il
termine fu usato solo per indicare
gruppi separatisti della Chiesa per
false dottrine (dissenso
dottrinale) mentre si chiamò
scisma il distacco per rifiuto
d’obbedienza alla gerarchia
(dissenso disciplinare).
A questo punto sorge automatico il
chiarimento alla persecuzione
ebraica nel medioevo: la Chiesa non
incoraggiò MAI le
sollevazioni popolari contro gli
ebrei, perché non potevano essere
soggetti al tribunale
dell’Inquisizione in quanto
quest’ultima si occupava di
eretici.
Non a caso le regioni governate
dalla Chiesa, furono quelle nelle
quali gli ebrei si trovavano meglio
ed erano più sicuri.
L’11
Luglio 2001, in occasione del Capitolo
generale dell’Ordine
Domenicano tenuto a Providence
negli Stati Uniti, il Santo Padre
ha scritto a quest’Ordine affinché
rinnovi il suo impegno contro chi
rinnega Cristo.
Il Capitolo generale è una
specie di Conclave tramite il quale
i massimi vertici dei Domenicani
eleggono il nuovo Maestro
dell’Ordine.
Restando nell'argomento, di recente il Papa ha rivolto il messaggio: “combattete le nuove
eresie” proprio a quell’Ordine
che un tempo (XIII secolo) era
preposto alla difesa del
Cristianesimo e alla repressione
dell’eresia.
Questo del Santo Padre è un chiaro messaggio; il Papa in questa
lettera ricorda che “uno
dei primi compiti assegnati ai
Domenicani fu la proclamazione
della verità di Cristo in risposta
all’eresia dei Catari”.
Il
messaggio prosegue spiegando che,
come allora, “la
nostra è un’epoca in cui in
tante maniere viene negata
l’Incarnazione e le conseguenze
sono evidenti […] Quando Cristo
viene escluso o negato, la nostra
visione del fine umano si riduce
[…] la speranza cede il passo
alla disperazione, la gioia alla
depressione”
il Papa conclude “la
Chiesa e il successore
dell’Apostolo Pietro guardano
all’Ordine dei Predicatori con
non minore speranza e fiducia dei
tempi della vostra fondazione. È
grande la necessità di una nuova
evangelizzazione e certamente il
vostro Ordine, con tante vocazioni
ed un chiara eredità, deve
svolgere un ruolo vitale nella
missione della Chiesa di proclamare
il messaggio di Cristo agli albori
del nuovo millennio”.
Quest’Ordine rappresenta la speranza, l’umanità intera
DEVE ringraziarlo quantomeno per le sue opere
umanitarie in tutto il mondo: il
Maestro dell’Ordine, ad esempio,
ha viaggiato PERSONALMENTE in
Ruanda, Burundi, Congo, Algeria,
Iraq, Chiapas, le periferie di
molte città dell’America Latina
e altri paesi dove c’è guerra e
povertà.
Non c’è dubbio, i Domenicani
sono tutt’oggi fedeli
all’antico mandato di “PREDICARE
IL VANGELO FINO ALLA MORTE”.
"È
il male puro e semplice".
Secondo la religione Cristiana il suo orribile aspetto fisico è
secondo soltanto al suo abominevole
spirito oscuro e malvagio. Tutte le
sue antiche descrizioni sono
rappresentazioni metaforiche del
suo animo infinitamente maligno, in
quanto può assumere ogni forma lui
desideri.
“Orrida
Maestà nel fero aspetto
terrore accresce, e più superbo il
rende;
rosseggian gli occhi, e di veneno
infetto
come infausta cometa il guardo
splende”.
Questa
descrizione di Satana è tratta
dalla “Gerusalemme Liberata” di
Torquato Tasso, il quale continua
descrivendo la sua bocca
“immonda
d’altro sangue […] in guisa di
voragine profonda”,
da essa escono “neri
fiati”
simili
a “i
fumi sulfurei ed infiammati”.
In
poche parole, è l’ entità più
spaventosa del Creato, il cui
aspetto fisico riflette la sua
mostruosità interiore; Satana è
“il
principio e l’incarnazione del
male, la negazione della vita e
della luce, il signore dei demoni,
il suscitatore delle
novemilanovecentonovantanove
malattie”.
Dante
nel XXXIV Canto dell’Inferno lo
descrive così:
“Lo
‘mperator del doloroso regno da
mezzo ‘l petto uscia fuor della
ghiaccia […] S’el fu sì bel
com’ elli è ora brutto, e contra
‘l suo fattore alzò le ciglia,
ben dee da lui procedere ogne
lutto.
Oh quanto parve a me gran
maraviglia qund’ io vidi tre
facce a la sua testa! L’una
dinanzi, e quella era vermiglia;
l’altr’ eran due, che s’aggiugnieno
a questa sovresso ‘l mezzo di
ciascuna spalla, e sé giugneno al
loco de la cresta; […] Sotto
ciascuna uscivan due grand’ ali,
quanto si cinveniva a tanto
uccello: vele di mar non vid’ io
mai cotali. Non avevan penne, ma di
vispistrello era lor modo; […]
Con sei occhi piagnéa, e per tre
menti gocciava ‘l pianto e
sanguinosa bava.”
È
Lucifero che emerge dal ghiaccio
fino a mezzo il petto. Ha tre
facce, una vermiglia (simbolo
dell’odio), una giallognola
(simbolo dell’impotenza), una
nera (simbolo dell’ignoranza),
unite insieme nella parte
posteriore, quasi in antitesi con
la Trinità Divina.
Ogni bocca maciulla un peccatore;
Giuda è nella bocca centrale,
perché traditore di Cristo, nelle
altre due bocche sono Bruto e
Cassio, uccisori di Cesare,
fondatore dell’ Impero romano.
Sotto le facce si aprono un paio
d’ali che, muovendosi, provocano
il congelamento del Cocito.
Il più antico dei diavoli viene
dalla Persia e si chiama Arimane.
È l’acerrimo nemico di Ahura
Mazda, il dio del bene con cui
combatte una lotta senza fine.
Anche Satana, diavolo della
tradizione Cristiana, Ebraica ed
Islamica, proviene dal Medio
Oriente il suo nome deriva infatti
dall’ebraico Satan, ovvero
“il nemico”, in greco il
termine venne letteralmente
tradotto Diabolos, cioè
“avversario”, questa era
l’origine del nostro Diavolo.
La sua storia è molto popolare:
all’origine era un angelo
chiamato Helel Ben-Shar (brillante
stella del mattino, da cui Lucifero);
si ribellò poi a Dio, il quale lo
punì per la sua superbia e, a
seguito di un tremendo scontro,
l’Arcangelo Michele lo precipitò
fuori dal Paradiso.
Da astro luminosissimo la cui luce
è però insignificante di fronte
al sole (cosa che Lucifero non
volle fare nei confronti di Dio),
divenne principe delle tenebre. Le
sue ali, originariamente angeliche
(piumate) divennero tenebrose ali
di pipistrello.
Nel Nuovo Testamento gli viene
attribuita una vasta coorte di
demoni formata da
seimilaseicentosessantasei legioni,
di cui è il principe. Tra i sei
Demoni Maggiori, comandanti
dell’esercito infernale,
spiccano: Belzebù (signore delle
mosche, talmente potente da essere
una minaccia per Lucifero stesso),
Baal, Asmodeus, Astaroth, Belial e
Plutone (demone che fa da tramite
tra l’evocatore e gli altri
demoni, conosce anche il futuro).
Satana, in particolare, è la
personificazione del male, attacca
fisicamente gli uomini
impossessandosi dei loro corpi,
induce gli uomini in tentazione,
per possedere, dopo la morte, le
loro anime, è il signore del mondo
materiale, ma sarà definitivamente
sconfitto alla fine dei tempi quando, con la conclusione della battaglia finale (l’Armaghedonne),
inizierà il Regno dei Cieli.
L’”Anticristo”, invece, è un
misterioso personaggio a cui sono
stati dati molti sinistri
soprannomi, tra cui “il principe
nero”, “il signore della
mezzanotte”, “l’alito del
maligno sospeso nell’aria” e
tanti altri.
Le informazioni a suo riguardo sono
davvero molto poche: si sa soltanto
che il suo obbiettivo è quello di
sconvolgere il mondo e di scatenare
il “conflitto finale” che
segnerà l’inizio dell’eterno
Regno dei Cieli.
L’Anticristo è forse il diavolo?
Né la Bibbia, né gli apocrifi
sono molto chiari in proposito. Nel
libro di Daniele è scritto che
alla fine dei tempi apparirà “un
re il quale sarà differente dai
precedenti, e proferirà parole
contro l’Altissimo, e distruggerà
i Santi dell’Altissimo […], poi
si terrà il giudizio e la sua
signoria gli sarà tolta, ed egli
sarà sterminato e distrutto fino
all’estremo”.
Più
che un essere soprannaturale, il
tiranno senza nome della fine dei
tempi sembra solo un re destinato
alla sconfitta; in altri testi
posteriori lo stesso personaggio,
sempre innominato, ritorna talvolta
chiaramente identificabile con
nemici romani della religione
Ebraica e Cristiana (Antioco
Epifane, Nerone, Caligola), in
alcuni casi mescolato con la figura
del demone Belial.
Nell’Apocalisse di San Giovanni
è associato con alcuni minacciosi
animali che rappresentano il
diavolo e il male.
Il nome “Anticristo” è citato
per la prima volta negli “Atti
degli Apostoli”, perché, si
spiega, il tiranno “avrà
la veste di Cristo ma il suo cuore
sarà quello di Satana”.
Questo
Anticristo simboleggia la figura di
Satana vero e proprio o di un
diavolo come fu Bush per Saddam
Hussein? I commentatori medievali
propendono per la prima ipotesi: se
non Satana in persona,
l’Anticristo sarà quantomeno suo
figlio.
Secondo Nostradamus sarebbe già
nato nel 1967 e verrà adottato da
una famiglia benestante in cui il
padre “sarà
giusto nel giudicare”
(probabilmente
si tratterà di un uomo politico).
Vero e proprio ragazzo prodigio,
quando capirà che “la
fonte paterna non potrà dargli più
nemmeno una goccia di speranza”
intraprenderà la sua strada
indipendentemente, dopo aver ucciso
il genitore.
L’Anticristo diventerà un uomo
potente e affascinante, si
presenterà “nelle
vesti dell’agnello”
ovvero
darà l’impressione di predicare
il bene e riuscirà a trascinare
dalla sua parte gli sprovveduti che
non riusciranno a vedere il lato
demoniaco della sua dottrina, sarà
infatti molto più sopraffina e
seducente di quella Cattolica, in
quanto prometterà premi immediati,
e non in un ipotetico aldilà.
Compirà persino grandi miracoli,
al punto che qualcuno lo crederà
il nuovo Gesù Cristo.
La sua potenza si scatenerà
definitivamente quando il Papa
bandirà una “Crociata” contro
i suoi seguaci, l’obbiettivo del
Papa sarà di “strappare
il montone al gregge”.
Nel frattempo “terremoti
e strani segni nel cielo avranno la
stessa regolarità del sole
nascente […] ci saranno terre che
scompariranno e terre che
affioriranno dalle acque”.
L’epilogo
si avrà a Roma. Il Papato riuscirà
ad avere la meglio, ma il Papa per
riprendere fiducia dalle masse sarà
costretto ad adottare il suo stesso
linguaggio.
L’Anticristo verrà crocifisso,
dopo 42 mesi l’avvenimento
scatenerà una reazione a catena;
Chiese e “Antichiese” cadranno
nella confusione più totale, poi
le nazioni dominanti della Terra
Si
riuniscono agli incroci delle
strade, “i crocicchi delle
strie” dove per tenere lontano
l’influsso maligno, si trovano
molto spesso Croci e nicchie con
effigi di Santi.
Si parla in poche parole del
satanismo, di tutti i seguaci e gli
adepti del Maligno, quindi del
culto della divinità del male
attraverso varie forme di
associazione e di riti.
I più grandi esponenti storici di
questo movimento, ma per certo non
gli unici, furono senza
dubbio streghe e stregoni.
Attenzione, non pensate che le
streghe siano state e siano ancora
come quelle che vedete in
televisione, indipendenti, buone,
con dei poteri meravigliosi; sono
tutt’altro, tramite
inimmaginabili orrori, evocano il
Demonio praticando una danza
orgiastica e indiavolata (il sabba
o sabbat), nude di notte attorno ad
un noce (un proverbio siciliano
dice “nuci noci”, il noce
nuoce), cantando a squarciagola, in
alcuni casi bevendo orribili
pozioni dai calderoni ribollenti, e
compiendo lussurie più sfrenate
con animali e, a quanto riportano
testimonianze dell’epoca,
compiendo anche atti sessuali con
il Maligno stesso, per questo sono
chiamate anche “le spose di
Satana”.
Tramite questi tributi al Demonio,
consumati il venerdì notte, le
“strie” (termine latino di
strega, che deriva da “strix”
letteralmente uccello notturno)
ricevevano ringiovanimento fisico
durante questi riti e altri poteri
permanenti come poter volare e
poter formulare maledizioni varie.
Gli inquisitori erano convinti,
quando vedevano una strega volare,
che essa stesse cavalcando il
Demonio in persona, il quale non si
rendeva visibile ai loro occhi.
NB:
queste pratiche demoniache non sono assolutamente da confondersi col ben più
antico culto della natura, ove i suoi praticanti, otto volte nell’arco
dell’anno solare, si riunivano per altrettante ricorrenze regolate dai flussi
delle stagioni.
Le differenze tra i due culti sono nette, infatti nessuno dei crimini sopra
descritti veniva commesso.
Numerosi furono i trattati sulla
stregoneria, il più importante è
certamente il famoso “Malleus
Maleficarum” di Heinrich Kramer e
Jacob Sprenger, pubblicato nel 1486
in Germania, questo rilegato tratta il fenomeno della
stregoneria analizzando per filo e
per segno le usanze, i riti e i
poteri delle streghe e degli
stregoni, spiega come riconoscerli,
catturarli e interrogarli.
Un altro compendio molto importante
nell’ambito della stregoneria è
il “Compendium Maleficarum” (di
Francesco Maria Guazzo, frate
Ambrosiano) pubblicato nel 1608 a
Milano.
Ecco alcuni brani (originariamente
in latino e tradotti in italiano)
tratti dalla suddetta opera:
“Possono
far parlare gli animali, possono
creare esseri viventi con la magia,
possono far cadere in un sonno
profondo, possono uccidere a
distanza e sono esperte nella
preparazione di veleni, possono
generare incendi, possono guarire
certe malattie, possono influire
sui raccolti, possono evocare gli
spiriti dei morti.”
Guazzo,
come tutti i suoi
predecessori, considera le streghe
seguaci inconfutabili del Diavolo.
Anche in questo caso si deve
necessariamente precisare che la
Chiesa non ha mai contrastato gli
usi ed i rituali pagani.
Quando si affermò la religione Cristiana in Europa, la Chiesa non
perseguitò i contadini che continuavano a praticare i culti pagani, anzi, a
seguito della costruzione di Chiese e della diffusione della Parola, le vecchie
festività locali in onore di Pan e di Ecate (divinità della terra) non furono
abolite, ma affiancate a quelle Cristiane, tanto che i chierici partecipavano a
tali festività; un esempio è la festa di Halloween, che ancora oggi
festeggiamo come “Tutti i Santi”.
Carlo Magno ci teneva a
sottolineare la distinzione tra le
praticanti dei riti pagani, e le
praticanti della stregoneria
(seguaci del Diavolo), infatti una
sua ordinanza diceva: “Chiunque
bruci viva una donna, soltanto
credendo che fosse una strega, deve
essere punito con la morte”.
Nel
XIII secolo, la tranquillità della
Chiesa fu terribilmente minata dai
continui “assedi” delle sette
eretiche le quali, se non si fosse
intervenuto in tempo, avrebbero
preso il sopravvento.
Papa Alessandro IV fu il primo a
dichiarare eretiche “Quelle
donne che praticano il sabba e che
utilizzano arti magiche e che lo
facessero non perché fossero
esseri fatati, ma in virtù di un
patto con il Diavolo”.
A
Lecco nel 1567, Rattizzi segnalò,
a seguito di numerosi precedenti,
che “le
malefemmine si radunavano
nottetempo nei dintorni della città,
presso Versasio, dove un edificio
è detto ‘la ca’ di strii’,
laddove è evocato il Diavolo”.
A
seguito dell’inchiesta, le ree
impenitenti, tra cui la famosa
Bissaga (Signora dei biss, cioè
dei serpenti, il motivo di questo
nome dovrebbe essere chiaro)
vennero condotte a Milano e qui
bruciate vive.
Stregoni al maschile ce ne furono
parecchi, seppur in larga
inferiorità rispetto alle streghe;
alcuni esempi di stregoni italiani
sono: il famoso Mago Sabino,
lombardo, che era capace attraverso
potenti malefizi, di farsi spuntare
altre sei teste e, come l’idra di
Lerna, non temeva la morte se le
teste non gli venivano tagliate
contemporaneamente; oppure ancora,
il Mat Bonadol, nel bergamasco, che
fu giustiziato per pratiche
eretiche e che ancora oggi, nella
sua tomba, si agita ed emette
paurose grida.
Tracce di streghe sono rimaste nei
luoghi geografici:
Il
“sedile delle streghe” a
Susi (Trento), il “monte delle
streghe” a Bagni di Lucca, un
“pontesel de le strie” a
Besagno (Trento), Benevento nel VII
secolo era già senario di
stregonerie e, nel XIII secolo,
attorno ad un gigantesco noce si
raccoglievano per il sabba
centinaia di streghe provenienti da
tutta Italia, tanto che il Vescovo
Barbato lo fece abbattere e
seppellire. La tradizione vuole che
dalla fossa emerse il Demonio in
persona che subito il Sacerdote
scacciò benedicendo la terra con
l’Acqua Santa; sempre secondo la
leggenda, il Maligno in fuga riuscì
comunque a far comparire lì vicino
un altro noce che venne a sua volta
abbattuto e in quel posto fu eretta
la Chiesa di Santa Maria in Voto.
C’è una tradizione antichissima
che viene praticata ancora oggi in
molte province d’Italia, e
consiste nel bruciare un’enorme "pupazza" raffigurante una vecchia,
il tutto come rito propiziatorio
nel giorno della festa del paese.
Agli
inizi del XII secolo, ebbe a
formarsi questo movimento ereticale
che poi sarebbe diventato il più
grande oppositore della Chiesa
Cristiana. Sull’origine del
catarismo nulla di ufficiale è
stato trovato, comunque ci sono
vari riferimenti che farebbero
imputare l’origine di questo
movimento ad un piccolo paesino
francese: Rennes le Chateau.
Questo movimento era di certo
derivato sia da un’antica
religione orientale chiamata dualismo
manicheo (che entrò subito in
conflitto con il Cristianesimo),
sia da una visione distorta ed
erroneamente interpretata della
religione Cristiana.
Il dualismo manicheo era, come
detto prima, una religione
filosofica dell’est Europa; si
pensa che sia stata portata in
Francia in seguito a viaggi e
pellegrinaggi in Terra Santa.
Fu proprio questa origine orientale
del dualismo manicheo a dare il
nome “bulgari” agli adepti del
catarismo; per quel che riguarda la
parola “cataro”, la sua
derivazione è da attribuire alla
parola greca kàtharos cioè
puro.
I catari vedevano il mondo come
eterna lotta tra due aspetti: lo
spirito, luminoso e benefico, e la
materia, oscura e malefica.
Secondo gli adepti, il demonio
aveva imprigionato lo spirito in
involucri materiali e mortali;
quindi bisognava annientare la
materia per beneficiare lo
spirito.
Gli adepti, per entrare a pieno
titolo nella setta, dovevano
effettuare una cerimonia melioramentum
grazie alla quale potevano entrare
nella categoria dei
“perfetti”.
Una volta divenuto “perfetto”,
l’adepto doveva rinunciare ad
ogni atto sessuale (anche se
sposato), rifiutare ogni sorta di
cibo derivato da accoppiamenti
carnali, non solo carne, ma anche
uova, latte e i suoi derivati; poi,
quando si sentiva pronto, doveva
lasciarsi morire tramite un
completo digiuno, l’enduro.
I catari conducevano una vita così
austera (rigoroso digiuno, completa
castità e povertà) che venivano
sovente scambiati per “buoni
Cristiani”.
Essi insegnavano che Gesù era un eone
cioè una manifestazione del
Signore della Luce, ma il loro
credo era lontanissimo da quello
della Chiesa: se il demonio aveva
imprigionato lo spirito nella
materia, si deduce che in lui si
identificava il Dio Creatore della
Bibbia.
I “perfetti”, credevano che non
vi era nulla di più infame
dell’accoppiamento fertile e
della progenie; condannavano
quindi, senza remissione e
pentimento, quello che il
Cristianesimo considerava più
santo nel matrimonio e nella
famiglia.
Le donne che si fossero scoperte
incinte, avrebbero dovuto abortire
piuttosto che perpetuare la
schiavitù dello spirito in un
altro corpo umano. Tra i catari
erano molte donne che praticavano
ed insegnavano a praticare
attraverso varie tecniche
l’aborto (un’attività che sarà
tra le più caratteristiche delle
streghe). Nel corso del XII secolo,
non solo la Chiesa, ma anche i
governatori laici, si resero conto
con preoccupazione che quella nuova
“forma di Cristianesimo” si
stava trasformando in una
Antichiesa che pian piano e
inesorabilmente, sottraeva alla
Cristianità famiglie, villaggi e
città intere.
Fu così che si venne a creare una
vasta area dichiaratamente
conquistata dall’eresia, che
andava dai Pirenei sino alla
Pianura Padana, comprendendo
l’area della Provenza e della
Linguadoca.
Gli
ultimi catari, interrogati da
Bernard Gui, mostrarono di essere
stati influenzati profondamente da
un altro movimento ereticale,
quello valdese, movimento
religioso-popolare, forte in
Piemonte e in Lombardia.
In Piemonte, nel XIV secolo, i
valdesi mostrarono grande
aggressività, infatti furono molti
gli inquisitori che caddero a
seguito di scontri armati.
Altre nuove forme di dissidenza
affermatesi nel tardo medioevo,
furono i “Fraticelli” (sorti
all’interno dell’Ordine
Francescano, ma non solo di quello,
e alimentati dal commento di
ipotetiche scritture attribuite a
Gioacchino da Fiore); i
“Begardi” (molti dei quali
rientrarono semplicemente
nell’ortodossia, dandosi al
lavoro in comune, a opere di pietà
e di penitenza); i “Fratelli del
Libero Spirito”, già segnalati
nel concilio di Vienna del 1312,
come gruppo laicale, tendente ad
una interpretazione mistica del
Cristianesimo e insofferenti della
disciplina ecclesiastica; gli “Hussiti”,
cioè i seguaci di Jean Hus, che
chiedevano anche una riduzione
della distanza tra chierici e laici
nella Chiesa, rifiutavano il dogma
della transubordinazione e
criticavano sia le pratiche da loro
definite “superstiziose” legate
ai pellegrinaggi e al culto delle
reliquie, sia la ricchezza degli
ecclesiastici rivendicando una
sorta di comunione dei beni.
La grande piaga del Cristianesimo,
non erano questi piccoli movimenti
ereticali, bensì il satanismo,
sempre presente nella storia della
Chiesa.
Questo movimento a dir poco
sacrilego, non ebbe mai,
fortunatamente, una espansione
degna di nota, per lo meno fino al
XVI secolo con la caccia alle
streghe.
Comunque abbiamo tracce di rituali
blasfemi a sfondo satanico, fin dal
1233, quando Papa Gregorio IX
scrisse la Vox in Roma.
«…
emerge un gatto nero, grande come
un cane di taglia media, che viene
avanti camminando all’indietro e
con la coda eretta. Il nuovo
adepto, sempre per primo, lo bacia
sulle parti posteriori, poi fanno
lo stesso il capo e tutti gli altri
(…) Terminata questa cerimonia,
si spengono i fuochi e i presenti
si abbandonano alla lussuria più
sfrenata, senza distinzione di
sesso…».
Per
quel che riguarda la stregoneria
del XVII secolo, è luogo comune il
fatto che fossero solo le
donne ad esserne accusate; ciò è
sbagliato.
Abbiamo riferimenti storici di
inquisitori dell’epoca come ad
esempio Johan Von Frankfurt che
parlava di
“alcuni
uomini che durante la notte…”,
oppure
ancora Pierre De Lance che scriveva
che “questo
affare riguarda entrambi i sessi”.
In
ogni caso, il tema del satanismo
verrà debitamente affrontato in
una apposita appendice.
Creata
nel basso Medioevo per castigare
l’eresia e gli altri delitti
contro la Fede Cristiana
(apostasia, falsi miracoli,
profanazione dell’Eucarestia, satanismo), la storia
dell’Inquisizione va articolata
in due distinti momenti: quello
medievale e quello moderno.
I primi provvedimenti da parte
della Chiesa per contrastare
l’eresia, si ebbero nel 1119, nel
concilio di Tolosa.
I catari furono formalmente
scomunicati nel 1145, quando Papa
Eugenio III inviò in Linguadoca,
per contrastare la diffusione del
catarismo, lo stesso Bernardo di
Chiaravalle, ma neppure il grande
Santo Cistercense ottenne risultati
effettivi.
Più tardi, il re di Francia Luigi
VII, si rivolse a Papa Alessandro
III per denunziare le terribili
conseguenze (civili e sociali)
portate dal dilagare del catarismo.
Il Papa dispose un concilio a Lione
nel 1163 per dare rigorose misure a
questo fenomeno. Ma queste non
bastarono, una ventina di anni
dopo, lo stesso imperatore Federico
Barbarossa era a sua volta
preoccupato per il dilagare
dell’eresia; spettò ora a Papa
Lucio III indire un altro concilio
a Verona nel 1184, nel quale furono
emesse durissime constitutiones
che impedivano a chiunque detenesse
il potere, previa scomunica, di
punire i catari; mentre la gente
comune era tenuta a sua volta a
denunziare, qualora sospetti, i
propri parroci; invece i vescovi
dovevano visitare almeno due volte
l’anno tutti i centri decimi
delle loro diocesi.
Questo fu l’avvio della
cosiddetta “Inquisizione
Vescovile”, che si rivelò
tuttavia inadeguata ed
insufficiente.
Molta era la gente che difendeva e
nascondeva i “perfetti”;
talvolta si tenevano tra il clero
cristiano ed i catari, dei pubblici
dibattiti, dai quali i chierici, ne
uscivano sovente umiliati; questo
era l’effetto della propaganda
catara, che si impiantava
sistematicamente contro la vita
opulenta dei vescovi ed abati;
considerando poi il fatto che
questo era uno scandalo largamente
diffuso, rendeva la propaganda
catara ancor più efficace.
Questo periodo buio per la Chiesa
trovò termine quando ascese al
potere temporale Papa Innocenzo III
(1198).
Il Pontefice tenne un concilio nel
1200 ad Avignone, nel quale
stabiliva che in ogni parrocchia si
organizzasse una commissione
composta da un sacerdote e da due o
tre laici moralmente sicuri: il
loro compito era di denunziare
tutti i parrocchiani sospetti di
essere passati all’eresia o di
appoggiarli in qualunque
modo.
Bisognava accompagnare questo
“controllo” con un’adeguata
predicazione ed insegnare ai fedeli
a distinguere tra retta fede ed
eresia.
L’Ordine Cistercense fu
individuato come più adatto a
svolgere questo compito,
considerato che da decenni era
impegnato nella lotta al catarismo.
Durante il IV concilio Lateranense
(1215), il Papa si sforzò di
regolare il carattere delle
sanzioni che si sarebbero dovute
adottare contro gli eretici, in
particolare, il Papa si guardò
bene dall’appoggiare in qualunque
modo la pratica delle esecuzioni
capitali, ma sapeva bene che molti
eretici erano già stati arsi “a
furor di popolo”.
Purtroppo il Pontefice venne a
mancare poco tempo dopo, senza
lasciare una regolamentazione delle
pene.
I
legati pontifici proseguivano il
loro durissimo lavoro, ma le
difficoltà incontrate dipendevano
anche dagli ostacoli a cui erano
sottoposti dai detentori del potere
laicale. Lo stesso Raimondo VI,
conte di Tolosa, favoriva gli
eretici ed appoggiava la loro
causa, al punto che nel 1207, venne
scomunicato.
Nel 1208, il conte inviò
personalmente un suo famiglio ad
assassinare Pietro di Castelnau;
così facendo provocò una violenta
reazione del Papa che scrisse al re
ed ai signori laici di Francia,
rinnovando la scomunica contro il
conte. Raimondo VI dovette
sottomettersi, facendo ammenda e
facendosi frustare, nudo fino alla
cintura, nel luogo della morte del
legato e quindi raggiunse come
penitente l’abate Arnoldo
Amalrico che stava radunando un
esercito munito di privilegi
spirituali.
Tale esercito, in accordo con chi
accettava di combattere gli
infedeli in TerraSanta, aveva il
compito di schiacciare gli eretici,
“peggiori dei saraceni”.
Passato il Rodano, l’esercito
Crociato investì e saccheggiò
la città di Bèziers, sterminandone
gli abitanti.
A questo punto è d’obbligo un
chiarimento; la Chiesa non ha MAI
avuto un esercito, quegli eserciti
che prendevano il nome di Crociati,
erano radunati, addestrati e
COMANDATI da laici.
La parola “crociato” era un
titolo onorario conferito dalla
Chiesa con tanto di benedizione, a
quegli eserciti preposti alla
difesa della Cristianità. Guarda
caso i testi scolastici si
accertano sistematicamente di
omettere tali chiarimenti.
A dimostrazione di quanto detto, la
cittadina di Bèziers fu quindi
ceduta a Simone di Montfort,
feudatario dell’Ile de France e
COMANDANTE dell’esercito
Crociato.
Fu immediatamente chiaro che la
subdola posta del conflitto non era
la repressione dell’eresia.
Il re di Francia aveva affidato la
gestione dell’esercito ai signori
del nord del paese, che ora
mostravano chiaramente di voler
mettere a sacco le ricche province
meridionali e quindi impadronirsene
stabilmente.
Pietro II re di Aragona si accorse
della strumentalizzazione della
Crociata a fini economici e decise
di intervenire.
Pietro II era stato, nel 1212, uno
dei protagonisti della grande
vittoria Cristiana sui mori a Las
Nuevas de Tolosa.
Tuttavia quest’eroe Crociato non
si faceva illusione sulle
intenzioni della feudalità
guerriera franca, quindi accorse in
aiuto non dei catari, bensì dei
signori occitani che non avevano
intenzione di lasciarsi spogliare
ma cadde nel 13 Settembre 1213
nella sanguinosa battaglia di Muret.
Il Pontefice Innocenzo III portava
già sulla coscienza il peso
dell’aver legittimato la razzia
crociata ai danni dei bizantini nel
1204 (altra strumentalizzazione da
parte del potere laicale); quindi
rifiutò, nel concilio tenuto a
Montpellier, di accettare le
risoluzioni secondo le quali i
vincitori si sarebbero, a giusto
titolo, appropriati delle terre dei
vinti.
La risposta catara a questa
“crociata degli albigesi”,
impressionò l’Europa e riaffrancò
dappertutto i simpatizzanti
dell’eresia.
Ma il breve periodo di gloria degli
“eresiarchi”, era destinata a
finire presto, perché grazie alla
certosina predicazione
dell’Ordine Cistercense da un
lato e soprattutto alle maniere
forti della crociata degli albigesi
dall’altro, la repressione fu
durissima.
I saccheggi, i roghi e le razzie
effettuati dai crociati,
proseguirono senza sosta fino al
1244, quando cadde l’ultima
roccaforte eretica, il castello di
Monségur, strenuamente difeso ma
costretto infine alla resa; era il
16 marzo 1244 quando ai piedi della
fortezza, duecento catari che
avevano rifiutato di pentirsi,
venivano bruciati vivi.
Spettò
a Papa Gregorio IX l’aver
regolarizzato la sistematica
repressione dell’eresia,
affidandone la guida alla Santa
Sede, con una costituzione del
1231, cui si accompagnò uno
statuto antiereticale, promulgato
dal capo del comune di Roma
Annibaldo.
Questi due provvedimenti sono noti
come “Statuti della Santa Sede”
e prescrivono la confisca dei beni
degli eretici, la demolizione delle
loro case (come si faceva per i
ribelli politici), una forte
ammenda (che se non pagata
comportava l’esilio), per
qualunque favoreggiatore.
E’ da questi documenti che il
termine inquisitor (che fino
ad allora designava semplicemente
l’incaricato di un’inchiesta)
assume il valore di inquisitore nel
senso che siamo abituati ad
attribuirgli.
Questi statuti furono tuttavia
tiepidamente accolti dai Vescovi,
preoccupati che la persecuzione
degli eretici potesse scatenare una
serie infinita di alibi per
vendette politiche e personali
(come era successo nella crociata
degli albigesi e come accadrà per
i Templari e per Giovanna
D’Arco).
Papa Gregorio IX reagì dando nuova
autorevolezza all’Ordine dei
Frati Predicatori, infatti nela
bolla pontificia Ille humani
gentis del 1232, il Papa
affidava il negotium fidei
ai Domenicani, disponendo che i
Vescovi li appoggiassero senza
riserve.
Nel 1235, il Papa nominava come
Inquisitore Generale per tutto il
territorio di Francia, Roberto,
detto “il Bulgaro” perché era
stato egli stesso cataro prima di
convertirsi.
Il Papa si rendeva conto che
Vescovi e clero avevano stretto
contatto con le genti delle loro
diocesi, ciò comportava il
pericolo di complicità, forme di
favoreggiamento e di corruzione,
rischio di coinvolgimenti in
inimicizie e vendette, che
avrebbero potuto portare inequità
nello svolgimento del loro dovere.
Per questo il Pontefice credeva che
il clero locale non fosse adatto
alla caccia agli eretici, quindi si
affidò agli Ordini mendicanti
(direttamente dipendenti della
Santa Sede).
I Vescovi accolsero con malumore
tali disposizioni Papali, spesso
rifiutando di accogliere gli
inquisitori e denunziandone i loro
eccessi ed il loro eccessivo
vigore.
La Santa Sede aggirò comunque
l’ostacolo costituito dalla
resistenza episcopale,
appoggiandosi di più alle autorità
laiche, le quali non chiedevano in
fondo di meglio: esse consideravano
gli eretici un pericolo civile e,
soprattutto, non dispiaceva loro
arricchirsi lucrando sulle
confische dei beni dei condannati.
La storia del radicarsi dei
tribunali inquisitoriali, fu
costellata di lotte e di attentati
e anche l’inquisizione ebbe tra
le sue fila dei martiri.
In Italia, il partito ghibellino,
si oppose spesso agli
inquisitori.
Il Domenicano Rolando da Cremona fu
ferito e alcuni suoi collaboratori
uccisi per ordine di Lantelmo,
fautore degli eretici; a Firenze,
roccaforte degli eretici,
l’inquisizione tenuta dai
Domenicani, dovette passare ai
Francescani di Santa Croce a
seguito di numerose lotte armate
condotte da alcune famiglie
ghibelline locali.
In tutto il periodo
dell’Inquisizione medievale
vigeva la pena del rogo per tutti
gli eretici che non si fossero
pentiti e sottomessi come penitenti
alla Chiesa; in tale contesto, in
quei posti dove l’eresia si era
fortemente diffusa, la durezza
degli inquisitori (talvolta
appoggiati da sommosse popolari) si
incontrò con l’opposizione
vescovile.
Una bolla Pontificia, la Vox in
Roma, è uno dei primi
documenti che attestano come
l’attenzione della Chiesa,
dall’eresia vera e propria, si
andasse spostando anche su certe
forme di prosecuzione di culti
pagani, predisponendosi quindi alla
repressione anche di pratiche
magico-stregoniche, alle quali,
fino ad allora, non si era
attribuita quasi importanza alcuna.
Gli
abusi
perpetrati da personaggi come
Roberto il Bulgaro e Corrado (prete
di Marburgo, tentò nel 1233 di far
sollevare la popolazione contro
Vescovi nobili, ma fallì e
fuggiasco, fu ucciso), obbligarono
la Chiesa ad emanare norme sempre
più precise, al fine di
regolare il funzionamento dei
Tribunali Inquisitoriali.
A testimonianza di tale volontà,
ci restano dei veri e propri Manuali
di procedura, composti da
inquisitori che intendevano porre
al servizio dei colleghi la loro
esperienza.
Non è invece un vero e proprio
manuale, bensì una collezione di
decreti, quella raccolta nel 1230
dal Domenicano Raimondo di Penafort,
sotto disposizione di Papa Gregorio
IX e che servì come base
procedurale per l’instaurarsi
dell’Inquisizione in
Aragona.
Il manuale più celebre e modello
per i successivi, è la Practica
Inquisitionis hereticæ
pravitatis di
Bernard Gui.
Questa opera è divisa in cinque
parti.
Nella prima ci si trova dinanzi a
trentotto formule relative alla
citazione e all’arresto degli
eretici, nonché alla comparizione
di tutti coloro che possono essere
utili a far luce sui casi
individuali.
La seconda parte è composta da
cinquantasei atti di grazia o di
commutazione delle pene, occorsi
durante o al di fuori dei sermones
generales pronunziati dagli
inquisitori.
La terza raccoglie quarantasette
formule di sentenze tratte appunto
da tali sermones. Nella
quarta abbiamo una breve e utile
istruzione relativa ai poteri e
alle prerogative degli inquisitori,
nonché all’esercizio di
entrambi.
La quinta è infine la parte
fondamentale dell’opera, si
tratta di un sistematico trattato
su dottrine e riti di catari,
valdesi, beghini e pseudoapostolici,
accompagnato da concreti esempi di
interrogatori; qualche osservazione
è dedicata anche agli indovini, ai
praticanti di incantesimi e di
fatture e agli evocatori di
demoni.
Come il titolo dell’opera
sottolinea, non si è dinanzi a un
lavoro che si distingue per
eleganza espositiva, queste pagine
ci conducono nel pieno del lavoro
inquisitoriali, con le sue
difficoltà, gli equivoci e gli
errori cui può dar luogo.
Per me studiarla ha comportato un
grande sforzo ed è stato un
compito di grande responsabilità,
ma certamente minore di quello
sopportato dall’autore
trecentesco.
Passiamo ora allo studio delle
procedure cui gli inquisitori erano
tenuti a seguire. Innanzitutto, gli
inquisitori visitavano i luoghi
oggetto della loro inchiesta, su
segnalazione delle commissioni
preposte parrocchia per parrocchia
a vigilare contro l’espandersi
dell’eresia o su denunzia che
restava anonima per tutelare i
denunzianti. Si apriva così il Tempus
gratiæ e con un sermones
generales si invitavano tutti
quelli che a qualunque titolo
avessero avuto contatti con tesi o
con gruppi ereticali, a presentarsi
spontaneamente, facendo ammenda e
ricevendo una penitenza (spesso un
pellegrinaggio penitenziale).
Chi avesse notizia di eretici era
allo stesso modo invitato a
testimoniare rivelando quanto
sapeva.
Un certo periodo di tempo,
solitamente un mese, era lasciato a
eretici e a testimoni per
presentarsi.
Trascorso quel periodo, mentre gli
eretici che si erano presentati e
formalmente pentiti venivano rilasciati
con una mite condanna a carattere
spirituale, si avviava
l’inchiesta relativa ai sospetti
che non si erano spontaneamente
rivolti agli inquisitori. Essi
venivano quindi convocati mediante
citazione, non obbedire alla quale,
esponeva al rischio di venir
giudicati come contumaci,
vale a dire come eretici ribelli e
ostinati (questa è l’origine del
termine “in contumacia”).
Gli imputati sospetti di
particolare pericolosità o inclini
alla fuga, venivano fatti
arrestare. L’accusato doveva
comparire dinanzi al tribunale,
costituito dall’inquisitore
locale e dall’ordinario diocesano
o da loro delegati, da un consiglio
composto da chierici e da giurisperìti,
che l’inquisitore convocava per
riceverne sostegno, da un numero
variabile di probi viri, il
parere dei quali era comunque solo
consultivo.
Tutto questo a testimonianza che i
processi erano mediamente
tutt’altro che frequenti, come
erroneamente si vuol far intendere
ai giorni nostri. I probi viri
portavano a conoscenza gli addebiti
che venivano attribuiti all’
accusato e ai quali egli, sotto
giuramento, doveva
rispondere.
Non era previsto che l’accusato
potesse avvalersi di avvocati,
anzi, Innocenzo III ne aveva
proibito la presenza nel concilio
di Valencia del 1248; erano anche
previsti interrogatori speciali su
punti analitici, che dovevano
essere condotti alla presenza di
due esperti religiosi e di un
notaio.
All’epoca, secondo il diritto
civile, due testimonianze giudicate
fondate, comprovate e attendibili,
bastavano a far formulare una
condanna anche senza la confessione
dell’imputato, spesso gli
inquisitori ne chiedevano un numero
maggiore.
Nonostante si potesse condannare un
inquisito anche sulla base delle
prove, senza tener conto delle sue
proteste d’innocenza, la Chiesa
preferiva la confessione.
Se le prove non erano sufficienti
ne a condannare, ne a scagionare
l’imputato, ne la detenzione lo
aveva condotto a confessare, ma ciò
nonostante i giudici restavano
dubbiosi sulla sua innocenza, si poteva
ricorrere alla tortura (argomento
che tratterò in seguito).
Qualora le prove a carico del
sospetto non fossero convincenti ed
egli resistesse alla detenzione e
alla tortura, bisognava assolverlo,
il che sappiamo essere accaduto in
più casi.
Talvolta l’inquisitore, convinto
dell’innocenza dell’imputato,
finiva con lo scontrarsi con
l’autorità civile e con la
popolazione del luogo, persuasi
invece della sua colpevolezza o
alla ricerca di un capro
espiatorio.
Ciò accadde soprattutto durante i
processi contro sospette streghe.
In tali casi capitava che
l’inquisitore rischiasse
addirittura in prima persona perché
non gli si perdonava il suo
atteggiamento pro reo.
La condanna poteva essere formulata
solo in seguito a confessione o
all’esibizione di prove certe e
contro le sentenze non era ammesso
alcun ricorso in sede
superiore.
La sentenza si pronunziava durante
una seduta solenne, definita sermo
generalis e dotata di un forte
valore simbolico e
spettacolare.
Esso si celebrava di solito la
domenica mattina, in un luogo
importante, come un sagrato di una
grande chiesa. I rei confessi e i
pentiti ascoltavano in ginocchio
l’enunziato della grazia loro
accordata e della cancellazione
della loro scomunica e
pronunziavano l’abiura dei loro
passati errori. Venivano quindi
pronunziate le sentenze di
condanna. Prima della sentenza, gli
imputati potevano, a discrezione
del tribunale, appellarsi al
Pontefice.
Le condanne più dure erano, in
ordine crescente, la confisca dei
beni, la prigione e la morte.
Quest’ultima riguardava i rei
impenitenti (che cioè,
convinti dell’eresia rifiutavano
di chiedere perdono) e i relapsi,
cioè quelli che, dopo aver
confessato, ritrattavano una
confessione e mostravano di voler
tornare all’errore. Sempre
considerando la MASSIMA PENA, la
Chiesa consegnava a questo punto,
il reo al braccio secolare,
raccomandando di risparmiargli
mutilazioni (che erano invece
previste e praticate nei
preliminari delle condanne a morte
laiche). I rei impenitenti potevano
anche pentirsi in extremis,
davanti al rogo, ma in questo caso
erano costretti a denunziare i loro
complici ed erano condannati
comunque alla prigione a
vita.
I relapsi non avevano questa
risorsa, ma potevano ricevere
l’Eucarestia. La morte sul rogo
era comunque spesso alleviata dal
fatto che il carnefice strangolava
il condannato prima che le fiamme
cominciassero a bruciarlo.
La pena carceraria si distingueva a
seconda delle colpe del condannato:
il murus largus era una
detenzione che consentiva moto,
lavoro e perfino licenze in casi
eccezionali;
il murus strictus invece,
costringeva il detenuto in catene
in una stretta e buia cella.
Le confische dei beni o le pene
pecuniarie potevano essere
sostituite, in caso di insolvibilità,
da pellegrinaggi, oppure si
potevano espiare le colpe
partecipando a una crociata.
Il reo doveva portare sull’abito
anche particolari signa super
vestem che erano segni
d’infamia:
gli eretici portavano mitre e rose
gialle (colore d’infamia);
i calunniatori che avevano portato
falsa testimonianza delle lingue
rosse;
i sacrileghi invece delle Ostie.
Una pena minore era anche la
flagellazione, che si accompagnava
a una processione solenne e
all’offerta di un cero da parte
del condannato.
Parliamo
ora dell’argomento più duro e
imbarazzante, la “leggenda
nera” dell’Inquisizione.
Al giorno d’oggi si considerano
gli inquisitori come dei
torturatori e poco vale la
consapevolezza del fatto che la
tortura apparteneva a pieno titolo
alla prassi giuridica del diritto
romano e che i tribunali laici
continuarono ad impiegarla
abitualmente fino al 1700.
In
Europa, fino alla metà del XVIII
secolo, si praticavano (nei
tribunali laici) varie forme di
tortura, da quelle fisiche a quelle
morali, psichiche o di umiliazione
e, per i condannati alla pena
capitale, si potevano infliggere
pene preliminari pubblicamente
eseguite (ferite, bruciature,
flagellazioni, mutilazioni), che
avevano lo scopo non solo e non
tanto di aggravare la sua pena,
quanto piuttosto di servire da
esempio deterrente.
Ancora ai giorni nostri, l’Onu è
costantemente impegnata a scoprire
e far cessare queste forme di
violazioni dei diritti civili, una
battaglia alla quale si dedicano
anche specifiche organizzazioni,
quali ad esempio Amnesty
international.
E’
impossibile rintracciare
l’origine storica della tortura
giuridiziaria, la radice della
quale può considerarsi
etico-pedagogica ancor prima che
giuridica.
Durante l’alto medioevo, la
tortura poteva essere sostituita
dall’ordalia, che comunque
aveva in comune con essa la
concezione del rapporto tra
coscienza d’innocenza e capacità
di sopportare prove, in quanto solo
chi è nel giusto trova
la forza per
superarle.
La tortura all’interno dei
processi inquisitoriali, non poteva
essere troppo violenta, in quanto
si sarebbe incorso all’infrazione
dei diritti canonici relativi ai
principi secondo i quali Ecclesia
abhorret a sanguine; infatti
nel corso del Trecento, la tortura
fu estesa ad altre differenti
procedure: in particolare si
dovevano evitare sia la mutilazione
permanente, sia la morte.
Naturalmente erano previste
categorie di persone nei confronti
delle quali la tortura non era
applicabile: o per qualità del
loro stato, che rendeva inutile la
tortura dal momento che la loro
parola doveva venir considerata un
pegno di publica fides (i nobili, i
militari, gli insigniti di dignità
cavalleresche) o per la loro qualità
di soggetti a un fòro
speciale (i chierici) o per la
debolezza della loro condizione
fisica e psicologica (i bambini, i
vecchi, le gravide, le puerpere);
chi non rientrava tra questi, ma
portava malattie o difetti che gli
impedivano di sopportare le
torture, aveva il diritto di essere
visitato da un medico.
I
più comuni sistemi di tortura
erano:
-
“i tratti di corda”
(l’inquisito, con le mani legate
dietro la schiena veniva sollevato
più volte in aria con un sistema
di carrucole e poi fatto cadere);
-
“il cavalletto” (uno
strumento sul quale si stirava il
corpo dell’inquisito);
-
“il fuoco” (si ungevano
i piedi dell’imputato per poi
avvicinarli a una fonte di calore);
-
“la stanghetta” (un
sistema di contenzione che
comprimeva polsi e caviglie)
-
“le cannette” (si
stringevano con appositi strumenti
le dita giunte del tormentato);
-
“la veglia” (si impediva
al torturato, legato a un sedile,
di dormire per un periodo che
poteva arrivare a quasi due
giorni).
Non
è veritiero il carico che si fa ai
tribunali inquisitoriali di aver
ricorso sistematicamente alla
tortura; essi non facevano altro
che seguire la pratica giuridica
dell’epoca e servirsi di
infrastrutture poste a loro
disposizione dai tribunali laici, e
ci sono numerose testimonianze di
una forte resistenza da parte degli
inquisitori nel servirsi dell’extrema
ratio, la tortura.
Il Domenicano frate Eliseo Marini,
richiamava al fatto che la rigorosa
disanima, la tortura appunto,
dovesse essere applicata solo nel
caso che le altre prove fossero del
tutto insufficienti e massima
dunque l’incertezza, e ancora
ammoniva che si procedesse con
prudenza, si mostrassero
all’imputato gli strumenti di
tortura, gli si proponesse a varie
riprese di pensare a quel che
faceva, si interrompesse più volte
il procedimento per dargli modo di
riflettere.
Quando nel 1754 Federico II di
Prussica abolì la tortura dalle
pratiche giudiziarie, il Sacro
Romano Impero si aggiornò
immediatamente e a seguito tutti
gli altri stati europei.La
consapevolezza che gli inquisitori
erano spesso personaggi onesti,
moderati e in buona fede, non deve
far dimenticare che tra le loro
“fila”, come all’interno di ogni
altra Istituzione che mente umana
ricordi, furono presenti personaggi
tutt’altro che equilibrati, dei
veri e propri carnefici; è proprio
questo il tema centrale, quando non
si affronta approfonditamente, in
modo analitico un argomento, si è
alla mercé delle opinioni altrui:
i giornalisti quando parlano di
Inquisizione, espongono soltanto i
temi più spettacolari, cioè
parlano solo di Tomàs de
Torquemada e mostrano solo roghi e
strumenti di tortura, è chiaro che
poi si generalizza…
Parliamo
ora dei personaggi più discussi di
tutta la storia
dell’Inquisizione, di quegli
inquisitori che hanno fatto più
parlare di sé nel bene o nel male.
Roberto
“il Bulgaro”
In
Francia, l’ex eretico Roberto il
Bulgaro, divenuto inquisitore
Domenicano (come detto in
precedenza), avviò la sua carriera
di inflessibile persecutore nel
1233 facendo bruciare alcuni
catari. Roberto incontrò parecchie
proteste e divieti da parte degli
Arcivescovi di Sens e di Remis,
fino a che il Papa lo riprese
formalmente raccomandandogli di
tener conto del parere degli
ordinari diocesano e di non agire
in disaccordo con essi. Nonostante
ciò, il Bulgaro sopprimeva
ferocemente, nel 1239, quasi
duecentocinquanta eretici
bruciandoli, seppellendoli vivi e
nel qual caso fosse stato
dichiarato eretico un deceduto,
disponeva affinché si riesumasse
la salma per procedere al rogo.
Tutto ciò dette luogo ad una
Inchiesta Pontificia, guidata da un
Benedettino che sarebbe poi
diventato celebre anche come
cronista, Matteo Paris; tali e
tanti furono gli abusi riscontrati
nell’azione di Roberto, che egli
fu condannato alla prigione
perpetua.
Per
molto tempo, nella regione che era
stata di sua competenza, agirono
esclusivamente da allora i
Tribunali Vescovili.
Bernard
Gui
Nato
a Royère nel Limousin, Bernardus
Guidonis (secondo la forma latina
del suo nome), entrò nell’Ordine
Domenicano a Limoges e vi fece
professione nel 1280; fu in seguito
lettore e priore in differenti
conventi dell’Ordine, cercandovi
e raccogliendovi i documenti
procedurali che gli sarebbero
serviti più tardi. Priore di
Limoges, fu nominato inquisitore
nel 1307 per conto del tribunale di
Tolosa: avrebbe adempito a tale
uffizio fino al 1323, mentre
fungeva anche, fra il 1317 e il
1321, da Procuratore Generale del
suo Ordine presso la Curia
Pontificia ad Avignone e svolgeva
anche, per incarico Papale, alcune
missioni diplomatiche. Nel 1323 gli
fu assegnata la cattedra episcopale
di Tuy in Galizia, ma non raggiunse
mai la sua sede; l’anno seguente
gli fu di fatti attribuita quella
di Lodève, dove trascorse i suoi
ultimi anni. Scrisse opere di
liturgia, di catechesi, di
agiografia e trattati dedicati alla
storia del suo Ordine.
Fu
anche storico della Chiesa; si
ricorda il suo Flores
chronicorum seu catalogusPontificum
Romanorum. Si occupò anche di
storia e di genealogia dei sovrani
temporali e di vicende legate alle
diocesi di Limoges e di Lodève. Ma
la sua opera più importante è
certamente la Practica
Inquisitionis hereticæ
pravitatis,
il manuale di procedure
inquisitoriali.
Tomàs
De Torquemada
Nato
nel 1420 nella vecchia Castiglia,
in un piccolo centro verso
Valladolid, inflessibile priore del
convento Domenicano dell Santa Cruz
di Segovia e confessore dei re
cattolici, fra Tomàs organizzò e
teorizzò nelle sue famose Instructiones
redatte fra 1484 e 1498 il suo
compito, che prevedeva il graduale
allontanamento degli ebrei dalla
Spagna. L’obbiettivo era di
fondare un’identità nazionale
spagnola rigorosamente ancorata
all’ortodossia cattolica: una
svolta rispetto a una realtà che
aveva veduto, per molti secoli, un
dialogo ferrato e una convivenza
non troppo facile, comunque
articolata e nel complesso positiva
tra Cristiani, ebrei e musulmani.
La linea portante dell’azione di
Torquemada fu essenzialmente
l’allontanamento dal paese degli
ebrei restii alla conversione. Dopo
il 1492, fu decretata
l’espulsione in blocco degli
ebrei e l’attenzione diTorquemada
si spostò sui moriscos
(musulmani convertiti).
L’immagine di fra Tomàs come di
un truce e sadico tormentatore è
del tutto infondata a detta dei più
autorevoli storici spagnoli, ma voi
sapete come io non dia troppo peso
agli storici.Visto che il periodo
che interessa questo argomento
esula dal tema di questa ricerca, e
dalla mia personale conoscenza, mi
limiterò ad esporre dei dati
ufficiali tratti da autentiche
fonti, senza aggiungere altro; il
tutto a puro titolo informativo,
visto che non ho risorse e
documentazioni sufficienti a dare
un quadro completo e SICURO su tali
temi. La mia ricerca si ferma qui.
Sono due i motivi di tale termine: la
fine del medioevo e la politica
dei re Cattolici che avevano
insistito col Papa per avere mano
libera anche nelle questioni
religiose nel loro paese.
Gli
unici dati certi che posso
riportare sono i seguenti:
-
Torquemada
presiedette a circa 100.000
processi, su questi, le condanne
capitali che sentenziò furono
2.000, circa 98.000 furono invece
le sentenze tra assoluzioni e
condanne minori.
-
Il
Papa, spesso, protestò
ufficialmente per l’agire degli
inquisitori che non rispettavano le
secolari norme.
Bene,
siamo giunti alla fine, come
concludere se non parlando del vero
svolgimento dei processi più
discussi della storia
dell’Inquisizione?
L’Ordine
dei Templari
Questo
grande e florido Ordine
monastico-cavalleresco venne
annientato dal re di Francia
Filippo il Bello che, trovatosi
fortemente indebitato, pensò bene
di far cadere sui Templari
l’accusa di eresia, al fine di
confiscare tutti i loro beni.
I
cavalieri non opposero la minima
resistenza, si consegnarono al
sovrano fiduciosi nella giustizia
della Santa Inquisizione; era il
1307 quando vennero imprigionati.
Gli inquisitori e la Chiesa
chiesero a Filippo di consegnare i
cavalieri all’Inquisizione per
sottoporli a un regolare processo,
ma questi li trattenne per 3 anni,
periodo nel quale li sottopose a
irregolari torture, in alcuni casi
lasciandoli morire sotto gli
strumenti. Si fece quindi
rilasciare delle false
testimonianze e li consegnò poi,
con le deposizioni (dalle quali
risultavano rei impenitenti),
all’Inquisizione. Il Gran Maestro
si fece ardere vivo rivolto verso
la cattedrale di Notre Dame e si
dice che alcuni Templari morirono
inneggiando il Credo.E’
importante notare che le leggende
sul famigerato Bafometto (o
Baphomet), siano “saltate
fuori” verso il 1600, infatti tra
le (poco chiare) accuse riportate
dal Bello, non comparirebbe nessun
Bafometto, ma erano incentrate sul
rinnegamento di Cristo da parte dei
cavalieri, sul fatto che i novizi
dell’Ordine, dovessero sputare
sulla Croce nella cerimonia
d’ingresso, e tante altre falsità.La
venerazione di Baphomet non compare
tra le accuse semplicemente perché
la devozione ad un’altra divinità
non è eresia.
Questo
tema è stato meglio affrontato
nell’apposita sezione: I
Templari.
Giovanna
D’Arco
Venne
catturata e poi venduta a Giovanni
di Lussemburgo ed infine agli
inglesi, i quali, consapevoli del
fatto che non bastava giustiziarla
per scoraggiare definitivamente i
suoi seguaci, decisero di far leva
proprio sul lato religioso.
Inscenarono quindi a Rouen un
processo inquisitoriale a dir poco
fraudolento, basato su non chiare
accuse ereticali. Tramite un
inganno, Giovanna firmò
un’abiura che confermava le
accuse. Al tribunale presiedette il
Vescovo di
Beauvois, Pierre Cauchon,
che non aveva mai creduto
all’origine Divina delle azioni
della Pulzella di Orleans. A
seguito del processo, Giovanna
venne condannata alla
detenzione.Gli inglesi, per nulla
contenti, la arsero viva il 30
maggio 1431 nella piazza del
mercato di Rouen. Giovanna morì
invocando il nome di Gesù e
addirittura il Vescovo Cauchon non
seppe trattenere la commozione.
Gli
inglesi fecero buttare le sue
ceneri nella Senna per impedire la
sua mitizzazione. Venticinque anni
dopo, quando il sovrano Carlo VII
riconquistò Rouen, si riaprì
l’inchiesta inquisitoriale e con
l’autorizzazione di Papa Callisto
III, l’Inquisizione riabilitò la
Pulzella. Nel 1909, Giovanna venne
beatificata da Papa Pio X e nel
1920, proclamata Santa da Benedetto
XV.
Giordano
Bruno
A
15 anni vestì l’abito Domenicano
e fu ordinato sacerdote nel 1572.
Giordano era solito esporre il suo
pensiero in maniera quasi
predicativa, pensiero che era
incentrato sull’ infinità
dell’universo e sull’ infinità
delle creature che lo abitano.
Intendeva Dio come la natura
stessa nella sua unità;
l’uomo invece sarebbe solo una
delle forme dell’universale
natura e la civiltà umana doveva
essere considerata come la
continuazione di un processo che si
manifesta già nella natura. In tal
senso debbono essere interpretate
le invenzioni umane, le industrie e
le arti, come normale sviluppo
naturale di una specie animale.
L’estrema aggravante di queste
sue predicazioni, era proprio
l’Abito sacerdotale.Sotto
processo per eresia, si rifugiò a
Roma, ma l’aggravarsi del
processo lo spinse a deporre
l’Abito. Pellegrinò per
l’Italia, la Francia e la
Svizzera e a Ginevra aderì alla
chiesa calvinista frequentando i
corsi di teologia.Ben presto però
si ribellò ai suoi professori e fu
costretto ad abbandonare la città.
Riparò a Parigi, dove Enrico III
lo inviò in Inghilterra. Nel 1590
è a Francoforte, passò poi a
Venezia inviatovi dal patrizio
Mocenigo, ma questi, deluso dagli
insegnamenti di Bruno, lo denunziò
agli inquisitori veneti.Il Santo
Uffizio romano lo tenne in prigione
per 7 anni senza riuscire a farlo
ritrattare. Ampiamente trascorso il
periodo di prigionia pre-esecuzione
(dove si dava la possibilità
all’accusato di pentirsi), venne
condotto sul rogo e qui gli venne
applicata la regola in extremis,
dove egli confermò il suo rifiuto
al Cristianesimo.
Venne
arso vivo come reo impenitente nel
1600.
Galileo
Galilei
Nel
marzo del 1610, pubblicò il Sidereus
nuncius con la notizia delle
sue scoperte che facevano crollare
la teoria aristotelica della
perfezione dei corpi celesti e che
dimostravano il sistema eliocentrico.
Queste scoperte provocarono
vivacissime polemiche all’interno
dell’ambiente scientifico
rinascimentale, tant’è che
Galileo attirò l’inimicizia di
personaggi altamente influenti.
Cosa importante che va evidenziata
soprattutto in questa sede è che
le teorie di Galileo trovarono
approvazione da parte degli
astronomi Gesuiti…
A voi le conclusioni.
A seguito del giudizio
Inquisitoriale, venne condannato
alla detenzione, pena che presto si
tramutò in arresti domiciliari
nella sua villa di Arcetri, e data
la sua veneranda età, Galileo
sarebbe costretto ugualmente al
riposo domestico; continuò
comunque i suoi studi di
astrofisica e nel 1638 pubblicò la
sua ultima opera Discorsi
e dimostrazioni intorno a due nuove
scienze.
Si
spense l’8 gennaio 1642 nel suo
letto ad Arcetri.
Premetto
che non voglio assolutamente
difendere “a testa bassa”
l’Inquisizione, ma certe cose
vanno dette senza vergogna! Se ci
sono delle cose che non sopporto
sono gli abusi e le prese in giro,
ed è proprio questo il punto, ci
stanno prendendo in giro! Tutto
quello che leggiamo sui giornali,
quello che vediamo in televisione,
quello che studiamo sui libri, sono
notizie e fatti “filtrati” da
coloro che li hanno scritti.
Mi
sono reso conto di quanto i
giornalisti o gli storici, o
chicchessia, possano cambiare e
stravolgere i fatti a seconda del
loro punto di vista, questi sono
dei veri e propri abusi, abusi di
potere! Diciamoci la verità, i
media detengono un grande potere,
quello che decidono di farci
credere, lo prendiamo come oro
colato, diviene legge per noi,
diventa un qualcosa di certo. E’
un tremendo potere quello di
inculcare alle masse uno specifico
filone di pensiero! Sono fermamente
convinto, dopo tanti anni di
ricerche, che noi tutti siamo stati
sottoposti a un “processo di
demonizzazione
dell’Inquisizione”.
Hanno svolto una tal propaganda in
questo senso da lasciare a bocca
aperta.
Ora
che avete acquisito anche voi un po' di verità storica su questa Istituzione,
potete ben capire le balle che ci
sono state dette, hanno creato la
figura di demone
intorno all’inquisitore,
parlando solo dei grandi scandali
di questa Istituzione.
E’ come se, parlando delle
odierne forze dell’ordine,
esponessi solo il caso della Uno
bianca, cioè di quei poliziotti
assassini che hanno tanto
brutalmente ucciso molti innocenti,
oppure parlando del nostro sistema
giuridico, portare solo esempi di
innocenti condannati
all’ergastolo e di scandali
giudiziari.
Per non parlare dell’odierna pena
di morte! Già, che barbari gli
uomini medievali! Ora sì che siamo
evoluti, è grazie al lume della
ragione che oggi possiamo
godere di tanta civiltà!
Come ampiamente spiegato in
precedenza, l’Inquisizione
utilizzava (e utilizzerebbe ancora
se esistesse) le leggi locali
vigenti in quel periodo, il
rogo era abitualmente usato
all’epoca! Se oggi, qui in
Italia, esistesse ancora questa
Istituzione, adopererebbe le leggi
ora vigenti: niente tortura e
niente pena di morte, mentre negli
Stati Uniti si continuerebbe ad
usare la pena capitale!!!!!!! E non
vi scandalizzate, perché qualche
giorno fa, giornali come Il Resto
del Carlino e La nazione, buttavano
in prima pagina titoli come: “Sì
alla Pena di morte in
Italia”!!!
Una di questi giornalisti
intervistata ha detto queste
testuali parole: “Vorrei che li
giustiziassero in piazza, per poter
dire a mia figlia: «Guardalo,
era un pedofilo!»”.
No comment!
Vi
sembra una informazione giusta ed
analitica? Come vi sentite? Presi
in giro? Già, è la sensazione che
provo anch’io!
Bene, vi siete accorti che ora che
l’Inquisizione è stata
praticamente “debellata”, i
media si stanno dedicando alla
Chiesa? Fateci caso, ogni giorno,
quotidianamente, usando un
paradosso potrei dire
certosinamente, i media attaccano
la Chiesa.
Davvero, provate a farci caso, mi
riferisco soprattutto agli atei, a
coloro che possiamo definire in
questo caso “neutrali”, notate
questa cosa, ogni volta che in
qualunque giornale, in qualunque
programma di qualunque televisione
si parla di Chiesa, c’è
l’attacchino… Un piccolo
attacco al giorno… piccolo
piccolo… ma insistente,
assillante, perpetuo.
La secolare goccia d’acqua riesce
infine a bucare la roccia…
Pensate
con la vostra testa
Ostri.
Innanzitutto ci tengo a sottolineare la mia totale
contrarietà alla pena di morte, ma ricordo che l’Inquisizione si appoggiava
al sistema giuridico dell’epoca, il quale imponeva la pena capitale ai
traditori della patria, figuratevi ai traditori di Dio…
Di critiche all’Inquisizione credo ne abbiate sentite sino alla nausea, ma
l’unica (a mio avviso) degna di nota è una famosa parabola di Gesù che
troviamo nel Vangelo:
"Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo
che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il
suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la
messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi
andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon
seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un
nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a
raccoglierla? No, rispose, perchè non succeda che, cogliendo la zizzania, con
essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altra crescano insieme
fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete
prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece
riponetelo nel mio granaio." - Matteo 13,24.
Non sradicare la zizzania prima della mietitura, quindi,
perché altrimenti si finirebbe inevitabilmente per danneggiare anche il grano
“innocente”…….
Non ne abbiamo la certezza, ma quasi sicuramente
l’Inquisizione ha sradicato parecchie spighe di grano “innocente”…….
Tuttavia, così facendo, l’Inquisizione ha bloccato
l’espansione la “zizzania” che si dilagava a macchia d’olio e che
pian piano stava per prendere il sopravvento sul grano…….
Dobbiamo però ammettere e prendere atto di alcuni
punti fondamentali, alcuni punti
che oggi diamo per scontati, per
approfondire questo tema, dobbiamo
guardare più in profondità,
riflettere, immedesimarci negli
uomini dell’epoca, solo così
arriveremo a considerazioni che non
possono essere apprese dalla
semplice lettura, solo così ci
spingeremo nell’animo degli
uomini per comprendere meglio il
loro operato. E’ facile chiudere
il discorso senza approfondire il
pensiero dell’epoca, cullandoci
sul fatto che, in antichità, erano
tutti dei grezzi barbari e quindi
che ogni loro azione non merita la
fatica di una nostra analisi.
Ebbene, basandoci su antichi
manoscritti, possiamo solo prendere
atto di alcuni accadimenti, ma il
più grave errore che si possa commettere è quello di giudicare
quegli uomini e il loro operato! Vi
rendete conto? Noi dopo secoli e
secoli ci permettiamo pure di
puntare il dito contro coloro che,
secondo noi, hanno sbagliato! Chi
siamo noi per giudicare gli altri?
E soprattutto se consideriamo il
fatto che si parla di persone
vissute mille anni fa, chi siamo
noi per giudicarli? Siamo gli
eletti? Siamo gli illuminati?
Capiamo tutto noi? No!!! Queste
idee balorde sono l’eredità
dell’Illuminismo!
Siamo abituati, studiando la storia
dei popoli antichi, a guardarli
dall’alto verso il basso, con
aria di superiorità, come se noi
sapessimo chissà che cosa! La
verità è questa: ERANO UOMINI
COME NOI!!!
Dobbiamo
farci entrare bene in testa che nel
medioevo c’erano uomini come noi,
né più né meno! Uguali a noi
quindi, non solo nell’aspetto
fisico, ma soprattutto
nell’intelletto! Purtroppo quando
si legge di epoche passate, si
tende a sminuire le facoltà
intellettive delle persone di quel
periodo, semplicemente perché noi,
dall’alto della nostra sapienza
chissà cosa crediamo di avere! Una
istruzione maggiore di loro? E
allora? Cosa conosciamo più di
loro? La stenografia? Gli
integrali? E noi che sappiamo
sull’aratura dei campi? Sulle
tecniche di combattimento con la
spada? Sulla costruzione di
cattedrali gotiche?!!!! Comunque
sia, a prescindere da chi sia più
erudito, il fatto è che gli uomini
medievali erano umani come noi,
quindi con la stessa intelligenza!
Invece quando parliamo delle epoche
passate, lo facciamo con una tal
aria di superiorità da fare
schifo! Da come ci comportiamo pare
che 1000 anni fa, la terra fosse
abitata dall’ Homo Erectus!
Da pazzi! Capite l’errore di
fondo degli studiosi di storia? E
ci permettiamo pure di criticare
l’operato e le scelte degli
uomini dell’ ”epoca buia”,
perché? Con quale diritto li
guardiamo dall’alto verso il
basso? Ci crediamo tanto più
intelligenti di loro?
Beh, se la pensiamo così secondo
me i fessi siamo proprio noi, come
si dice, abbiamo “la presunzione
dell’ignoranza”.
Se non sbaglio Socrate all’epoca
diceva che l’unico che sa,
è colui che sa di non sapere.
A quale titolo giudichiamo i grandi
delle epoche passate? Proprio noi,
coi miseri e poco utili studi che
abbiamo alle spalle, puntiamo
arrogantemente il dito contro gli
uomini che hanno fatto la storia di
un periodo, senza contare che nel
medioevo l’istruzione c’era e
come, le scuole non erano
obbligatorie, anzi, solo pochi
avevano la possibilità di
studiare, perciò gli studi si
intraprendevano molto più
seriamente di oggi!!!
Soprattutto, nessuno oggi deve
criticare l’Inquisizione, visto
che potevano diventare inquisitori
soltanto i più eruditi tra i
sapienti dell’epoca. Gli
inquisitori erano molto più
preparati di noi sui temi
religiosi, io stesso non posso
neanche immaginare i ragionamenti
che faceva un inquisitore, con questo non voglio dire che erano più
intelligenti di noi, ma che di certo erano più preparati in materia, infatti
non posso fare altro che sorridere
quando mi sento dire frasi del
tipo: “l’Inquisizione era
sbagliata!” oppure: “gli
inquisitori andavano contro il
Comandamento «Non
Uccidere»”:
secondo
voi gli inquisitori non se ne
rendevano conto di andare contro un
Comandamento? Io non dico che facessero bene ad andarci contro,
anzi!!!
Ma affermo con certezza che
essi ne erano ben COSCENTI!
Nessuno oggi è in grado di
comprendere il pensiero di un
inquisitore, i ragionamenti che
costellavano ogni singolo giorno
della loro esistenza!!!
Bisogna rendersi bene conto che
ogni patetica critica che noi
portiamo al loro operato, gli
inquisitori l’hanno già
esaminata e sono andati molto oltre
nel ragionamento!
Qualche anno fa Mao Tse-Tung
diceva: “Colpirne uno per
educarne cento”;
nel 1300 l’inquisitore Guidonis
diceva: “La sofferenza induce a
riflettere”.
Capite adesso perché sorrido
quando sento criticare
l’Inquisizione da un qualunque
cazzabbubbolo arrogante che
studia limiti e integrali?
No,
noi uomini del terzo millennio non
capiremo mai, siamo troppo
attaccati ai soldi, ci impegniamo sì,
ma a fare soldi e ancora soldi, a
qualunque costo, anche al prezzo di
molte vite! Noi non possiamo
guardare dall’alto in basso gli
uomini medievali, siamo tanto più
umani di loro? Noi, che non
sappiamo nemmeno il significato
della parola “valore”!!!
Avanti, quali sono i nostri
“valori”??? Pensateci su…
La
Scuola? Il Lavoro? …
Ma
fatemi il piacere!!!!! Questi
non possono rientrare nemmeno
lontanamente tra i VERI valori,
quelli di una volta, quelli che
donavano all’uomo una tal
determinazione da renderlo quasi
“inumano”, quei valori che
donavano un tal coraggio da non far
temere minimamente neppure la
morte!!!!
No, non siamo degni di essere loro
discendenti.
Anche
l’etica sta pian piano
scomparendo dal mondo, stiamo
divenendo sempre più insensibili.
Lo definivano il Miracolo della
vita, il concepimento, l'unione di
perfetti contrari, l'essenza che si
trasforma in esistenza, un atto
senza il quale il genere umano non
sarebbe mai esistito.
Sentimentalismi ormai superati!
Oggi è solamente un atto biologico
fatto proprio dalla scienza moderna
e dalla tecnologia. Al pari di Dio
noi preleviamo, impiantiamo,
inseminiamo e cloniamo. Ma il
nostro ingegno, ha davvero
trasformato il miracolo in un
giochetto? Quando riproduciamo
artificialmente una vita, possiamo
definirci dei "Creatori"?
E l'anima? Anch'essa può essere
riprodotta?
Vive in quella sostanza che noi
chiamiamo DNA, o la sua creazione
è l'antitesi dell'
"artificio" ed è
possibile solo per mano di Dio?
Una cosa è certa, stiamo
azzardando laddove l'umana
comprensione deve cedere il passo e
inchinare il capo dinanzi al più
grande dei misteri.
Il
mistero della Vita.
Io sono d’accordo con
qualsivoglia critica purchè sia
costruttiva, ma contro
l’Inquisizione, di costruttivo
vedo ben poco; vi rendete conto
dell’incoerenza di coloro che
attaccano questa Istituzione
vecchia di mille anni?!
Perché non si attaccano almeno
allo stesso modo gli Stati Uniti? Lì
la pena di morte è tutt’oggi vigente!!!
Perché si rimugina su
una Istituzione di MILLE ANNI FA
invece di combattere la pena di
morte OGGI?!?!
Criticare
la Chiesa è il passatempo
preferito degli atei fin dalla sua
creazione. Ogni movimento
Antichiesa che si rispetti
impuntava la sua propaganda
sistematicamente sulla ricchezza e
sul potere delle Chiesa, ciò
avveniva prima della grande riforma
ecclesiastica dell’ XI secolo,
avveniva nel XII secolo con
l’avvento dei Catari, avveniva
nel rinascimento, avviene ancora
oggi e avverrà finchè potrà
resistere in vita questa povera,
ormai ininfluente Chiesa.
Ho voluto
aprire questa appendice con una
piccola provocazione ma che, se ci
pensate un attimo, tutti i torti
non ha.
Perché, diciamoci la verità, DOVE
STA TUTTO QUESTO POTERE DELLA
CHIESA?!?!?
Io la domenica vedo il Papa che
parla, dice tante belle e giuste
cose, ma sembra che nessuno lo stia
a sentire davvero!!! Ma andiamo!
Dove sta tutto questo terribile
potere detenuto dal Pontefice?
Qualche tempo fa in un paesino
vicino alla nostra città, c’è
stata una imbarazzante discussione
sul “rumore” delle campane
della chiesa: una famiglia che
abita vicino la parrocchia del
paesino ha denunciato alle autorità
il parroco locale perché con i
rintocchi delle campane molestava
la quiete pubblica, vi rendete
conto? Ha quindi avuto luogo il
processo, che ha visto colpevole la
diocesi locale in quanto violava le
normative inerenti il limite
massimo di decibel consentito.
L’inchiesta è poi finita in
Cassazione, dove c’è stata una
svolta. L’inappellabile giudizio
della Corte di Cassazione ha infine
emesso una sentenza a favore della
chiesetta, giustificando i
tradizionali rintocchi delle
campane per chiamare i fedeli nelle
funzioni religiose.
Per fortuna! Vi immaginate le
conseguenze se la Corte di
Cassazione avesse dato ordine di
tacere alle campane? Oggi avremmo
perduto questo tradizionale
“richiamo” per annunciare la
Santa Messa! Se la Chiesa fosse
davvero così potente non avremmo
corso questo rischio, chi è
davvero potente non viene
attaccato!
Io piuttosto direi che questo
processo è la prova della sua
ininfluenza!!!
Sempre a
dimostrazione della estrema
precarietà della Chiesa, vorrei
rendere noto un fatto: persino
nell’ambito dei credenti ci sono
attacchi al Pontificato, parecchie
volte mi è capitato di sentire
critiche contro la Santa Sede perché
non riconosce immediatamente i
miracoli, guarigioni, apparizioni o
perché impiega troppo tempo per
dichiarare Santo un tale uomo (come
è avvenuto per Padre Pio). Ebbene,
la motivazione è semplice: la
Chiesa non può rischiare.
Perché il Vaticano non ha mai
riconosciuto come miracolo nessuna
delle statuette della Madonna che
piangevano sangue?
Questa è la proverbiale prudenza
della Chiesa la quale si muove
sempre con i “piedi di piombo”
quando si tratta di miracoli, a
costo di attirarsi l’inimicizia
di alcuni fedeli.
Come dicevo prima, non può
rischiare di riconoscere
ufficialmente un miracolo quando
non si è certi della sua origine
Divina, in quanto se poco poco si
dovesse venire a scoprire che un
miracolo ufficialmente riconosciuto
dalla Santa Sede sia una
“bufala”, sarebbe la fine della
Chiesa, e non sto scherzando!!!
Vi rendete conto in quali cattive
acque naviga la Chiesa? Siamo
arrivati al punto che basta un
errore e….… ciao ciao
Cristianesimo!!!
Guardate che la Chiesa è veramente
appesa a un filo!
Quando il
Santo Padre ha scomunicato tutti i
seguaci di satana, ho provato un
senso di pena per la Chiesa.
Vedere in televisione “persone”
come Marilyn Manson che nei suoi
video veste come un vescovo e
compie le più oscene schifezze, si
fa chiamare “reverendo” pur
avendo preso il suo nome dalla
abominevole setta di serial-killer
con a capo un certo Manson (gente
che entra in case altrui, uccide
tutti gli abitanti e cosparge i
muri con le loro interiora). Molto
più di questo fa rabbia il carisma
di Marilyn Manson, Ho visto con i
miei occhi dei fans di Manson ad un
suo concerto, stracciare con
rabbia la Sacra Bibbia e
provare piacere nel farlo. Il vero
pericolo non sono questi gruppi
musicali satanici, ma le
conseguenze che portano nei loro
fans!
Bene, come ho detto prima, il Papa
ha scomunicato in via generale,
tutti i seguaci di Satana, vi
rendete conto? Non ha potuto fare i
nomi, altrimenti ci sarebbero state
gravi ripercussioni!!! Che POTERE
terribile detiene il Papa! Al punto
da non poter neanche rispondere ai
gruppi musicali satanici!!!
In
occasione del Giubileo, il
Pontefice ha detto una cosa che mi
è rimasta impressa: “Aiutatemi a
portare il Cristianesimo nel terzo
millennio”.
Non ci vuole un genio per capire
che queste parole sono di un uomo
in gravi difficoltà. Che possiamo
fare noi per aiutarlo? Attacchiamo
la Chiesa!!!
Le uniche
cose che il Papa può fare è di
esprimere il suo parere su alcuni
argomenti etici e di scrivere ogni
volta ai signori Governatori degli
Stati Uniti per cercare di fermare
le esecuzioni capitali, peccato che
in entrambi i casi viene a dir poco
ignorato!!! Che POTERE terribile è
se non viene nemmeno preso in
considerazione da un
Governatore di uno degli
Stati Uniti?!?
Altro
capitolo degno di nota all'interno delle critiche alla Chiesa sono i preti; i
sacerdoti ed i loro peccati!
è chiaro ed inevitabile che alcuni sacerdoti siano peccatori, non sarebbe stato possibile che tutti i preti fossero santi, e nessuno ha mai preteso tanto da loro. Noi dobbiamo guardarli come ministri di Dio durante le funzioni religiose,
avete presente quando stiamo davanti ad un giudice in tribunale? Noi dobbiamo guardare la "figura" del giudice, non la persona,
in quanto la persona, fuori dal tribunale, potrebbe purtroppo rivelarsi un poco di buono...
A buon intenditor...
Un'altra dimostrazione del POTERE devastante del Vaticano l'abbiamo avuta
quando in una scuola media di un paese in Abruzzo è stato rimosso il Crocifisso
a seguito di una denuncia da parte della famiglia di un bambino Islamico, perchè
secondo loro la presenza di quel Crocifisso non era giustificabile in una scuola
pubblica.
Vi sembra una cosa normale? Se la risposta è sì vi invito ad andare in un
paese musulmano a presentare la medesima denuncia!!!! Allora? La conclusione è
ovvia: il Cristianesimo è obbiettivamente meno influente dell'Islamismo! Allora
perché non rimuoviamo anche la bandiera italiana dai luoghi pubblici se sono
frequentati da stranieri?
La rimozione del Crocifisso da una scuola italiana a causa di un solo ragazzino
di altra fede non è cosa giusta, perché ogni straniero deve necessariamente
rispettare e adeguarsi agli usi e ai costumi del paese che lo ospita.
Dov'è dunque il POTERE tremendo della Chiesa se non riesce neppure ad
eguagliare quello di una famiglia Islamica in Italia?
Vabbè,
caliamo un velo pietoso
sull’argomento POTERE e
prepariamoci a calarne un altro
sull’argomento RICCHEZZA.
Dove
starebbe tutta questa RICCHEZZA
della Chiesa?
Vogliamo parlare dell’
“ottopermille” della Chiesa Cattolica?
Mammamia quante critiche ho potuto
sentire su questo misero otto per
mille:
“Nonostante le inimmaginabili
ricchezze, la Chiesa si permette
anche di chiedere l’8%°!!!”.
Ma dico io, la Chiesa deve pur
trovare soldi per mantenere
Parrocchie e Monasteri di tutta
Italia, E NON SOLO, con questi
soldi compie molte opere
caritatevoli, e le prove ci sono.
Insomma perché criticare così
pesantemente l’8%°? Se non si
vuole pagarlo, non lo si paga; cosa
che non avviene con le tasse (che
sono tutt’altro che facoltative e
molto più pesanti di otto punti su
mille!) tramite le quali
arricchiamo i deputati!
Che RICCHEZZA!
La cosa più “strana” che ho
visto fare da un prete è mangiare
un cono gelato o giocare a
biliardino!
Che RICCHEZZA!
Per non parlare dei frati! Hanno un
Voto di povertà da far PAURA!
Vanno in giro negli inverni
innevati con i sandali!
Che RICCHEZZA!
Il bello è questo: il Papa può
avere tutto l’oro del mondo, ma
che ne farebbe? EH? Che ci fa? Non
può mica andare in giro con una
Ferrari! Non può indossare
gioielli e pellicce! Che ci fa con
tutto quest’oro?
Anche se ce l’avesse non ci
farebbe NIENTE!!!!
Altre
critiche veramente pesanti e
gratuite che ho avuto modo di
sentire sono quelle riguardo la
creazione della Chiesa: mi è
capitato addirittura di sorbirmi la
“predica” di qualcuno che
persisteva nell’affermare che la
Chiesa, appunto, fu progettata,
pensata ed ideata per far soldi!!!
Ci rendiamo un attimo conto delle
balle messe in giro da coloro che
INSPIEGABILMENTE ce l’ hanno a
morte con questa Istituzione?
Qui si apre un nuovo quesito: perché
avercela con la Chiesa? Che fa di
male? Perché prendersela proprio
con il Pontificato che non fa altro
che opere umanitarie e di bene? Se
proprio abbiamo bisogno di un capro
espiatorio, perché non prendercela
con gli Stati Uniti ad esempio,
visto che indiscutibilmente sono i
Padroni de mondo! Ma no,
prendiamocela con il Potere della
Chiesa!!!
Quest’ultima ha uno spirito
umanitario mai visto sul pianeta,
guarda ad esempio Madre Teresa di
Calcutta che ha dedicato tutta la
sua vita ad aiutare e sostenere i
malati delle peggiori malattie
infettive!!!
Un'altra vaccata che ho avuto modo di sentire è pressappoco questa: "Perchè la Chiesa non vende tutti i suoi beni per sfamare il terzo mondo?"...
Se davvero la Chiesa vendesse i suoi beni, può anche darsi che sfamerebbe il terzo mondo per 10 anni, poi?
....... POI?!
Spero vi rendiate conto da soli dell'immane stupidaggine...
E' vero che la Chiesa possiede dei beni, ma è proprio attraverso il loro investimento che POI può adempiere a tutte quelle opere di beneficenza a cui siamo ingratamente abituati!
Cosa fanno i paesi più
industrializzati mentre miliardi di
persone soffrono la fame? Discutono
sulla fattorizzazione del PIL,
sfruttano e si arricchiscono ancora
di più alle spalle del terzo
mondo, aumentando esponenzialmente
il suo debito!!! E noi che
facciamo? Critichiamo LA RICCHEZZA
della Chiesa.
Bene,
adesso possiamo calare il velo
pietoso anche su questo argomento.
Ricordo, per chi non lo sapesse, che l'odio profondo e ingiustificato per la Chiesa ce lo portiamo dietro dal rinascimento-illuminismo, "dogma" (a testa in giù) tramandato stupidamente, esattamente come è accaduto per la visione oscurantistica di medioevo (leggi "epoca buia").
La verità che sta tornando faticosamente a galla è che il medioevo è stata l'epoca più "luminosa" della storia, e che la Chiesa, nonostante le infinite critiche ingiustificabili, continua a portare la Parola di Dio nel mondo anche a costo della vita, per non parlare delle innumerevoli opere di carità che dovrebbero suscitare il massimo rispetto anche degli atei.
Chiedo
scusa per il titolo poco ortodosso,
ma indubbiamente è il più adatto
e quello che più riassume
l’essenza di questa appendice.
Spero che lo spirito dell’Eroe
Nazionale non me ne voglia se
prendo proprio lui come esempio per
questa mia “crociata”, ma è un
paragone, quello tra Garibaldi e
Inquisizione, che si presta in
maniera eccelsa all’avvaloramento
della mia tesi.
Bene, perché “Garibaldi VS
l’Inquisizione”? Per rispondere
a questa domanda bisogna prima
comprendere l’operato dei due
“contendenti”, anche se, più
che di contesa, parlerei di
confronto.
Un vero e proprio confronto tra
questi due capitoli della storia,
non è mai stato fatto, anche per
motivi di tempo: per appartenenza a
epoche diverse, ma soprattutto
perché il primo è universalmente
conosciuto come Eroe, mentre la
seconda come Errore.
Noi tutti conosciamo la storia di
Garibaldi e dei Mille, ma vi siete
mai chiesti cosa hanno fatto le
Camicie Rosse per riunificate
l’Italia?
Hanno ucciso, hanno ucciso
moltissime persone, italiani!
Allora, perché non viene
considerato un assassino invece che
un Eroe Nazionale?!
E’ indubbia la cosa, Garibaldi è
unanimemente considerato un Eroe,
non c’è uno che sia un italiano
che lo consideri un assassino, non
ho MAI sentito criticare
Garibaldi e i Mille, perché?
Tutto questo è forse la conferma
al fatto che il fine giustifica i
mezzi?
Più che altro, secondo me, è
l’inconfutabile prova
dell’immenso lavaggio del
cervello che ci è stato fatto!
Allora, vogliamo riconquistare la
nostra libertà di pensiero?
Vogliamo cominciare a
pensare con la nostra testolina?!
Passiamo
ora all’Inquisizione, cosa ha
fatto rispetto ai Mille? Ha ucciso
anche lei, ma la differenza
fondamentale sta nell’operato:
l’Inquisizione ha eliminato dal
mondo delle idee abominevoli, ha
fatto pulizia di tutte le immondità
di cui era sporco il mondo!
Allora,
secondo voi, il fine giustifica i
mezzi?
Eh, è una bella domanda, secondo
il mio modesto parere, la risposta
non deve essere né un no
assoluto, né un si
assoluto, si deve usare una
bilancia a piatti, il simbolo della
giustizia:
poniamo che uno dei piatti
simboleggi l’importanza del Fine
e l’altro i Mezzi: il
prezzo che si è disposti a pagare
per raggiungere il Fine.
All’aumentare del peso del Fine,
per mantenere l’equilibrio, anche
i Mezzi aumentano di peso, quindi
ad un Fine più importante, il
prezzo che si è disposti a pagare
è più alto, e così via.
Questa è
la sostanziale differenza,
Garibaldi uccise italiani, padri di
famiglia, sia pur per un nobile
motivo; l’Inquisizione uccise
satanisti, streghe, eretici
dannosissimi, profanatori di
eucaristia, seguaci del male per uno
scopo INFINITAMENTE più
nobile rispetto alla semplice
riunificazione dell’Italia!!!
Tornando a
Garibaldi e ai Mille, si vuole
forse giustificare la loro impresa
considerandola una “Guerra
Giusta”?
Se è così siete in ritardo di
parecchi secoli!!! Il
concetto di Guerra Giusta fu
introdotto da S. Agostino e poi
ripreso da S. Bernardo da
Chiaravalle, ispiratore dei
Templari (questo argomento è stato
trattato in modo superbo da Palank nei Templari)
!!!
Bene, è
giunto il momento di proclamare un
vincitore: Garibaldi VS
L’Inquisizione… il vincitore è……
(rullo di
tamburi)
Garibaldi!!!
Ebbene sì, ecco la motivazione:
L’Inquisizione purtroppo,
continua ad essere considerata il
più grande errore della storia
delle istituzioni, e molto poco
conta il fatto che l’Eroe
Nazionale si è comportato molto
peggio di lei. Io mi chiedo a che
gioco stiamo giocando…
E’ ora di smetterla con lo
stereotipo di una falsa giustizia e
con questi pseudo-moralismi!
Questo
fenomeno sta avendo una diffusione
mai vista in precedenza, perché?
Sicuramente il motivo è che oggi
non c’è più nessuno che abbia
il potere di fermare tali
sacrilegi.
Se ne parla tanto, e talmente
spesso che ultimamente si sta dando
molto meno peso a questo fenomeno;
basta guardare la televisione,
leggere il giornale per imbattersi
in crude scene raccapriccianti di
riesumazioni di cadaveri dalle loro
tombe, animali (in alcuni casi
persone) sgozzati in arcani riti,
cimiteri profanati in ogni modo,
pedofilia a sfondo satanico, e così
via…
Che si creda o non si creda al
Diavolo, questi tipi di
manifestazioni sono pericolosi di
per se!!!
Per definizione, il Diavolo
rappresenta il male, un concetto
universalmente condiviso da ogni
religione e da ogni credo. Entrare
in una setta satanica, magari solo
per passare il tempo, è comunque
una precisa volontà di imboccare
il sentiero negativo.
Prima di affrontare assieme un
ragionamento su questo abominevole
movimento blasfemo, ho pensato di
riportare alcuni brani di autori di
entrambi gli schieramenti:
cominciamo con Baudelaire, uno dei precursori e ispiratori (insieme a
Nietzsche) del “neo-satanismo”.
"Il
culto di satana professa il potere
dell'uomo, la possibilità per
l'uomo di assurgere al ruolo di
proprio dio, di non dover essere
soggiogato a nulla"
“Per
conquistare il mondo Satana si è
nascosto!” - dice
Baudelaire - "Il
capolavoro di Satana è di aver
fatto perdere le sue tracce e di
aver convinto gli uomini che egli
non esiste."
Eppure senza la presenza di Satana
resta inspiegabile tutto il male
che c'è nel mondo.
Hanno cominciato col negare Satana
gli atei, i positivisti, i
razionalisti.
Non c'è più posto per i diavoli e
per l'inferno in un mondo governato
dalla scienza e dalla razionalità,
l’esistenza del Maligno non è
riscontrabile scientificamente,
quindi nessuno più ci crede. E se
Baudelaire avesse ragione? Se fosse
proprio questo che vuole il
Demonio?
A stento ormai, atei e cattolici
"di comodo" trovano il
posto per Dio e per Gesù Cristo,
sembra quasi che Freud e Marx siano
stati assunti al rango di quasi
Padri della Chiesa.
Degni di nota sono anche i libri di
P. Herbert Haag, noto teologo e già
professore dell'università di
Tubinga, e consulente della
Conferenza Episcopale Tedesca.
Haag pubblicò, qualche anno fa, un
libro dal titolo “Commiato dal
diavolo”, ecco un estratto: "L'uomo
moderno ha tolto di mezzo Satana e
il suo regno. La cosa avvenne in
modo curioso. Si è cominciato col
metterlo in ridicolo; poi, a grado
a grado, se ne è fatta una figura
comica... Alla base sta,
originariamente, un sentimento
Cristiano".
Quindi questo ludibrio dei
credenti, è divenuto poi, riso nei
miscredenti; ma questo pure serve
alla causa di Satana; in nessun
posto, infatti egli domina con
maggior sicurezza come là dove gli
uomini ridono di lui.
"Satana,
quindi, ha paura solo di essere
conosciuto, che si sappia chi egli
veramente è. Infatti, le epoche in
cui riesce a farsi dimenticare,
sono proprio quelle in cui lui
trionfa con una presenza
attivissima”.
Da sempre, l’obiettivo di Satana
è questo: rovinare il progetto di
Dio facendo perdere gli uomini per
i quali Dio ha tutto creato, si è
fatto uomo e si è fatto
crocifiggere.
Ricordiamo che il Nuovo Testamento
ci parla della presenza di Satana
così spesso, che per negarlo
bisognerebbe negare quasi tutta la
Divina Rivelazione.
In un esorcismo che
riporta Domenico Mondrone nel suo
libro “A tu per tu col Maligno”
(La Roccia, Roma), Satana gli dice:
"Non
vedi che il suo regno (di Dio) si
sgretola e il mio si allarga giorno
per giorno sulle rovine del suo?
Provate a fare il bilancio tra i
suoi seguaci e i miei, tra quelli
che credono nelle Sue verità e
quelli che seguono le mie dottrine,
tra quelli che osservano la Sua
legge e quelli che abbracciano le
mie. Pensa soltanto al progresso
che sto facendo per mezzo
dell'ateismo militante, che è il
rifiuto totale di Lui. Ancora poco
tempo e il mondo cadrà in
adorazione dinanzi a me. Sarà
completamente mio. Pensa alle
devastazioni che sto portando in
mezzo a voi servendomi
principalmente dei Suoi ministri
(la luce più è radiosa e più
infastidisce Satana; non sono le
lampadine spente dei poveri
peccatori ad impensierirlo. Egli
perciò si scatena contro i
ministri di
Dio! - ndAutore). Ho scatenato nel
suo gregge uno spirito di
confusione e di rivolta che mai
finora ero riuscito di ottenere.
Avete quel vostro pecoraro vestito
di bianco che tutti i giorni
chiacchera, grida, blatera. Ma chi
lo ascolta? Io ho tutto il mondo
che ascolta i miei messaggi e li
applaude e li segue. Ho tutto dalla
mia parte. Ho le cattedre con le
quali ho dato scacco alla vostra
filosofia. Ho con me la politica
che vi disgrega. Ho l'odio di
classe che vi dilacera. Ho gli
interessi terreni, l'ideale di un
paradiso di terra che vi accanisce
gli uni contro gli altri. Vi ho
messo in
corpo una sete di denaro e di
piaceri che vi fa impazzire e vi
sta riducendo in un'accozzaglia di
assassini. Ho scatenato in mezzo a
voi una sessualità che sta facendo
di voi una sterminata mandria di
porci. Ho la droga che presto farà
di voi una massa di miserabili
larve di folli e di moribondi. Vi
ho portati ad ottenere il divorzio
per sgretolare le famiglie. Vi ho
portati a praticare l'aborto con
cui fate stragi di uomini prima che
nascano. Tutto quello che può
rovinarvi non lo lasco intentato, e
ottengo ciò che voglio:
ingiustizie a tutti i livelli per
tenervi in continuo stato di
esasperazione; guerre a catena che
devastano tutto e vi portano al
macello come pecore; e insieme a
questo la disperazione di non
potersi liberare dalle sciagure con
le quali devo portarvi alla
distruzione. Conosco fin dove
arriva la stupidità degli uomini,
e la sfrutto fino in fondo.
Alla redenzione di Quello che si è
fatto ammazzare per voi bestie ho
sostituito quella di governanti
massacratori, e voi vi buttate al
loro seguito come stupidissime
pecore. Con le mie promesse di cose
che non avrete mai sono riuscito ad
accecarvi, a farvi perdere la
testa, fino a portarvi facilmente
dove voglio.
Ricorda che io vi odio
infinitamente, come odio Colui che
vi ha creati".
Poi aggiunse: "In
un secondo momento mi lavorerò uno
per uno i parroci rispetto al loro
pastore. Oggi il concetto di
autorità non funziona più come
una volta. Sono riuscito a dargli
uno scossone irreparabile. Il mito
dell'ubbidienza sta tramontando.
Per questa via la Chiesa sarà
portata alla
polverizzazione. Intanto vado
avanti con la decimazione continua
dei preti, dei frati e delle suore,
fino ad arrivare allo spopolamento
totale dei seminari e dei conventi;
tolti di mezzo i Suoi ‘operai
della Vigna’, subentreranno i
miei e avranno via libera nel loro
lavoro definitivo".
Quindi rivelò quali sono i suoi
intenti: "A
me preme incrementare il numero dei
preti che passano dalla mia parte.
Sono i migliori collaboratori del
mio regno. Molti o non dicono più
messe o non credono a ciò che
fanno sull'altare. Molti di essi li
ho attirati nei miei templi, al
servizio dei miei altari, a
celebrare le mie messe. Vedessi che
meravigliose liturgie ho saputo
imporre loro a sfregio di quelle
che celebrate nelle vostre chiese.
Le mie messe nere".
Ora parla dei suoi più
grandi nemici: "Quelli
legati alla Sua amicizia, quelli
che Egli riesce a conservare sempre
suoi. Quelli che lavorano e si
consumano per i suoi interessi che
zelano la sua gloria. Un malato che
per gli amici soffre e si offre per
gli altri. Un prete che si conservi
fedele, che preghi molto, che non
si sia mai fatto contaminare, che
si serve della messa, di quella
tremenda maledettissima messa, per
farci un male immenso e strapparci
una moltitudine di anime. Questi
sono per noi gli esseri più
odiosi, quelli che maggiormente
pregiudicano gli affari del nostro
regno".
Infine
Satana gli parla della gioventù:
"Guarda,
guarda che spettacolo
meraviglioso!... E' tutta gioventù
passata dalla mia parte. E' gioventù
mia. Molta l'ho irretita con la
lussuria, con la droga, con lo
spirito del materialismo ateo.
Quasi tutti sono venuti su senza i
soliti sciacqui battesimali. Questi
giovani sono passati attraverso
scuole programmate
su ateismo sindacale. Lì hanno
imparato che non è stato Quello di
lassù a creare l'uomo. Ora sono
agguerriti a una lotta attiva
contro di lui, che resiste a
scomparire. Ma scomparirà. E'
fatale! Questi miei giovani hanno
imparato a disfarsi di tutte le
cosiddette verità eterne. Per essi
esiste solo il mondo materiale e
sensibile. E' stato un gigantesco
lavaggio al cervello, e ci
serviremo di questo per tutti
coloro che osassero ancora tenersi
aggrappati alle vecchie credenze.
Egli deve scomparire in modo
assoluto dalla faccia della terra.
Presto verrà il giorno che neppure
il suo nome verrà più ricordato.
Le poche cose di resistenza che non
riusciremo ad
eliminare con la
nostra filosofia, le annienteremo
col terrore. Ci sono per i resti
decine e decine di lager dove li
manderemo a marcire. Così per
tutti i paesi della terra. Uno dopo
l'altro devono cadere ai miei
piedi, abbracciare il mio culto,
riconoscere che l'unico signore del
mondo sono io...".
In molte altre occasioni gli
esorcisti hanno modo di dialogare
con lui, questo brano è tratto da
una seduta medianica del libro
“Lucifero smascherato” di J.
Daniel: "Io
copro di rovine il mondo, lo inondo
di sangue e di lacrime; io deformo
ciò che è bello, rendo sordido ciò
che è puro, abbatto ciò che è
grande; faccio tutto il male che
posso e vorrei poterlo aumentare
fino all'infinito. Io sono tutto
odio, niente altro che odio. Se
conosceste la profondità,
l'altezza e la larghezza di
quest'odio, avreste un'intelligenza
più vasta di tutte le intelligenze
che vi furono fin dal principio del
mondo, anche se queste intelligenze
fossero riunite in una sola. E
quanto più odio, tanto più
soffro, ma il mio odio e le mie
sofferenze sono immortali come me,
perchè io non posso non odiare,
come non posso non vivere sempre.
Ciò che accresce in me questa
sofferenza, ciò che moltiplica
questo odio è il pensare che io
sono stato vinto, che odio
inutilmente e che faccio tanto male
inutilmente. Ma che dico,
inutilmente? No! Una gioia l'ho, se
posso chiamarla tale; è l'unica
gioia che io abbia; quella di
uccidere le anime per le quali Egli
ha versato il Suo sangue, per le
quali è morto, risorto e salito in
cielo. Ah, si! Io rendo vana la sua
incarnazione, la sua morte; le
rendo vane queste cose per le anime
che uccido. Capite? UCCIDERE
UN'ANIMA!!! Egli l'ha creata a Sua
immagine, l'ha amata di un amore
infinito, per lei fu crocifisso. Ma
io quest'anima gliela prendo,
gliela rubo, la uccido e la perdo
con me. Io quest'anima non la amo,
ma l'odio sommamente; eppure essa
mi ha preferito a Lui. Come mai io
dico queste cose? Vi potreste
convertire, anche voi! Potreste
scapparmi! Eppure debbo dirle
queste cose, perchè Egli mi
costringe. Volete sapere quanto io
soffro e quanto odio? Io sono
capace di odio e di dolore nella
stessa misura con cui ero capace di
amore e di felicità. Io, Lucifero,
son divenuto Satana, l'avversario.
In questo momento io ho tutta la
terra nel mio pensiero, tutti i
popoli, tutti i governi, tutte le
leggi.
Ebbene, io tengo la direzione di
tutto il male che si prepara. E,
dopo tutto, quale vantaggio me ne
viene? Io sono stato vinto già
prima! Tuttavia qualche vantaggio
l'ho ricavato; io gli uccido delle
anime, delle anime immortali, delle
anime che Egli ha pagato sul
Calvario"
( J.Daniel, “Lucifero
smascherato” EP).
Avete mai notato quanti siti
satanici ci sono sul web?
I satanisti li conosciamo molto
bene perché, sfruttando il fatto
di non poter essere perseguiti
legalmente, sono usciti tutti
allo scoperto.
Ora, sapete cosa da fastidio dei
satanisti a noi Cristiani? Il fatto
che dissacrino simboli a noi
sacri... Croci rigirate, Bibbie
strappate (in televisione!!!) e
quant'altro.
Noi teniamo moltissimo a queste
cose e vederle dissacrate così
permettete che dia molto fastidio?
Pensateci un po’... se qualcuno
facesse la stessa cosa con simboli
per te importanti? Che faresti? E
se vedessi che mentre lo fa, quel
qualcuno sghignazza sotto i baffi?
Come ti sentiresti? Ci sarà
qualcosa a cui tieni! Ecco, quella
stessa cosa (sia la squadra di
calcio, la ragazza, l'amico...) ora
vedila rovinata da qualcuno, che
mentre la rovina ci gode come un
pazzo. Che bello vero?
Ora immedesimati in noi
Cristiani, perchè non dovremmo prendercela a morte? Mettiti un
po’ nei nostri panni, lo so che
per te è difficile, ma sforzati un
attimo, un minuto solo.
A noi Cristiani non da fastidio
niente, siamo molto tolleranti, con
tutti.
Se dobbiamo entrare in un locale
musulmano con le pareti tappezzate
di immagini di Maometto non ci
interessa niente!
Siamo altamente intolleranti solo
con i satanisti perchè vanno DIRETTAMENTE
CONTRO il Cristianesimo e
sicuramente converrete con noi,
perchè se vediamo simboli
Cristiani dissacrati in ogni modo
abbiamo il sacrosanto diritto di infuriarci! Se poi aggiungiamo a
questo il fatto che la legge
italiana difende tali deficienti...
pensate un po’ come ci
sentiamo!
Gli
"anti-cristiani" sono le
persone più squallide della Terra
e non meritano il minimo
rispetto!!! La parola esatta per
definirli è "idioti",
prendersela con Dio e con i
Cristiani a che pro? Cosa gli
abbiamo fatto di male?
Prendersela col satanismo non è
mancanza di tolleranza; anch'io non
condivido l'Islamismo, ma non per
questo sputo sull'icona della
Pietra Nera o capovolgo la
Mezzaluna!!!
"Io
odio i porci satanisti, i sudici
abbietti che infangano l'umanità
con la loro vomitevole presenza,
detesto quegli inetti che venerano
i demoni dell'inferno nei loro
abominevoli riti senza luce, sono
inorridito e schifato dalle loro
attività a dir poco sacrileghe
dove riesumano le nostre salme e le
dissacrano in ogni maniera, sono
stomacato da costoro che strappano
anime innocenti dalla Retta Via
giorno dopo giorno, senza che
nessuno ponga un freno a questo
scempio, provo un grande
risentimento per coloro che
immondamente sacrificano le vite di
innocenti per soddisfare chissà
quali deviati desideri dei demoni
da loro evocati […] questi idioti
non si rendono conto che cadranno
anche loro in quel baratro
infernale dal quale evocano i loro
padroni, sono inorridito, schifato,
non approverò mai i satanisti,
quello che rappresentano e quello
che pensano, finché avrò vita e
anche oltre, farò di tutto per
cancellare un così madornale
errore dalla faccia della Terra
[…] Questo è il ringraziamento
per Colui che fu crocifisso per
noi?"
Gli idioti
che accettano il famoso
"patto", lo fanno per
avere ricchezze terrene in cambio
dell'anima. Ecco perché qualche
imbecille ateo accetta in quanto
non crede nella vita dopo la morte,
mentre non si rende conto di star
facendo il suo più GRANDE errore.
Vogliamo
parlare di Nietzsche? Come spiegato
prima era un filosofo ribelle e
ispiratore del neo-satanismo.
Prendeva Satana come esempio di
ribellione. Ecco una sua celebre
frase: "Potrei
credere a un Dio solo se sapesse
danzare"…
Lo sapevate che si firmava in vari
modi? Ecco alcuni esempi: Dioniso,
Formentin, l'anticristo, il
Crocefisso ecc…
Lo sapevate che era un pazzo
scatenato e che era stato internato
in una clinica per malati mentali?
Ecco un estratto della sua cartella
clinica: "L'ammalato
compie gesti allucinanti: beve la
propria urina, si cosparge coi
propri escrementi, prende a calci
un altro ammalato, rompe i vetri
delle finestre, afferma di aver
fatto l'amore durante la notte con
24 prostitute, soffre di mania di
persecuzione, sostiene di essere
stato avvelenato dal personale
clinico, vede dovunque fucili
puntati contro la sua persona,
scambia il proprio infermiere per
il maresciallo Bismark".
In
conclusione vorrei citare ai
satanisti (perché i satanisti li
ho visti, li ho sentiti e ne conosco
anche più di uno), una
frase di Gex rivolta a loro:
COME TI
PERMETTI DI DIRE QUELLE COSE NEI
CONFRONTI DELLA MIA RELIGIONE?
INVECE DI NEGARE QUELLO CHE DICE IL
CRISTIANESIMO PERCHE' NON COMINCI A
DIRE QUELLO CHE PROFESSA LA TUA
"RELIGIONE"? Io ti ho
soltanto sentito NEGARE e mai
AFFERMARE qualcosa!
Libero arbitrio? Si, infatti nei giorni nostri, come nel medioevo, i satanisti non vanno condannati per l'aver imboccato il sentiero del male... Ma per come agiscono.
Chi non ha rispetto per i Cristiani (leggi satanisti), certo non merita il loro rispetto.
Forse è normale che per un ateo non ci sia differenza tra credenti, che essi venerino il Bene o il Male, ma per il credente è normale considerare nemico chi venera la parte opposta. Satana è l'Anticristo. Dovrebbe, anzi, potrebbe un Cristiano rispettarlo?
I satanisti possono anche non offendere i Cristiani, possono non uccidere, sacrificare a satana, possono non commettere atti pedofili durante le messe nere, possono anche non partecipare a messe nere, possono non
capovolgere i simboli Cristiani ecc... Ma il nostro disprezzo per loro non diminuirebbe,
in quanto è anche una questione semplicemente ideologica, fin quando saranno "satanisti" saranno "il nemico".
"Perdonali
Dio, perché essi non sanno quel
che fanno"
queste sono parole di
Gesù Cristo.
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La
Santa Inquisizione