Medioevo Storico

Cavalieri di Malta

 

Introduzione

Questa nomenclatura sicuramente non è l’unica! Nel corso dei secoli quest’Ordine ha cambiato nome varie volte e veniva chiamato in più modi contemporaneamente. I Cavalieri nascono con il nome di Cavalieri Ospitalieri (o Ospedalieri), che in latino è  Ordo Fratum Hospitalariorum Hierosolymitanorum ma vengono chiamati anche Cavalieri di San Giovanni e Gerosolimitani ( Ordo militiae Sancti Johannis Baptistae Hospitalis Hierosolymitani), poi prendono il nome di Cavalieri di Rodi ed infine l’ultima nomenclatura è  Cavalieri di Malta e proprio con questo nome ho scelto di intitolare l’articolo. Oggi il nome esatto è: Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta.I cambiamenti di nome hanno un senso, nel corso della trattazione vedremo perché questi Cavalieri hanno più volte cambiato nome.

I Cavalieri di San Giovanni sono un Ordine Cavalleresco-Monastico Medioevale, dico sono perché l’Ordine esiste ancora, e come vedremo è anche molto attivo. 
A quanto ne so è l’unico Ordine Medioevale sopravvissuto ai secoli, almeno in veste ufficiale e non come società segreta; anche i Cavalieri del Santo Sepolcro esistono ancora, ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, ma nei secoli sono stati soppressi e ricostituiti molte volte, non hanno la continuità dei Giovanniti. Stessa cosa si può dire per gli Ordini della penisola iberica.

Allo stesso modo dei Templari, questi Cavalieri mi hanno da sempre affascinato, il loro coraggio, la loro determinazione in battaglia, il loro stile di vita, la loro profonda fede e religiosità sono da sempre fonte di ispirazione per me.

Dico allo stesso modo dei Templari perché i due Ordine erano sulla stessa linea d’onda per quanto riguarda fama e gesta! (leggete di seguito!!!)

Oggi si parla moltissimo dei Templari, si scrivono molti libri e se ne discute in trasmissioni televisive, vengono messi in risalto i loro punti di forza (qualche volta anche quelli di debolezza e molte volte si dicono un sacco di cavolate) e questo forse porta le persone a pensare che fossero i migliori… non è così. I Templari non erano ne migliori, ne peggiori di altri Ordini Cavallereschi Medievali… i Templari non erano gli unici ad avere fortezze, non sono stati gli unici a combattere epiche battaglie, non erano gli unici a ricevere forti donazioni e non erano gli unici a fare opere di bene ed elemosine, anzi, penso proprio che su questo ultimo aspetto i Cavalieri di San Giovanni si siano impegnati di più! Infatti nacquero proprio con l’obiettivo di creare Ospedali (da cui Ospedalieri) ed in generale centri di accoglienza.

Devo dire però che, secondo me, gli Ordini Medioevali, che non siano Templari, avevano ognuno un suo difetto: gli Ospitalieri per esempio accettavano/accettano come Cavaliere solo chi presenta una “patente” di nobiltà di vario grado; una discriminazione (sempre secondo me) inutile ai fini della vera nobiltà, che è quella dell’animo. 

Anche i Teutonici discriminavano: poteva entrare nell’Ordine soltanto chi fosse stato tedesco, non erano accettate altre nazionalità. I Templari furono quindi i migliori da questo punto di vista: chiunque avesse buone intenzioni ed una buona vocazione si poteva unire all’Ordine… la veridicità delle sue intenzioni veniva poi provata dalle difficili condizioni di vita.

Ma ora basta divagare, passiamo ai fatti!!!!

 

 

Nascita e impegno in TerraSanta

 

Nel 1048 (la data è fortemente incerta! Alcuni dicono 1023), alcuni pii commercianti di Amalfi, nel regno di Napoli, edificarono un ospizio, un convento e una chiesa dedicata a San Giovanni Battista a Gerusalemme per la cura ed il ristoro dei pellegrini Cristiani, ma non solo, chiunque, di qualunque razza o fede, se ne aveva bisogno veniva sottoposto alle cure dei monaci che lo spirito di pietà aveva condotto in Terrasanta e furono chiamati per l’appunto Ospitalieri o di San Giovanni.

Il permesso di costruire un tale complesso nel quartiere latino di Gerusalemme fu concesso dal Califfo d’Egitto che si dimostrò, a mio parere, ampio di vedute e molto tollerante.

Fatto sta però che, come verrà trattato meglio nella sezione “Crociate”, le cose degenerarono e la tensione accumulata nei secoli sfociò nella prima Crociata che con a capo Goffredo di Buglione riuscì a conquistare Gerusalemme ed ad entrarvi vittoriosa il 15 Luglio 1099… in tale data il complesso amalfitano era stato da tempo finito e contribuì molto alla cura dei Cavalieri feriti ed al ristoro dei Cavalieri stanchi. Goffredo di Buglione non a caso offre ai monaci una prima munifica donazione che sarà ben presto seguita da altre. Molti Crociati intanto chiedono di diventare Ospitalieri…

Nonostante questa grande vittoria i musulmani ben presto si riorganizzano e reagiscono e visto che molti dei Cavalieri che avevano conquistato Gerusalemme erano tornati a casa dalle loro famiglie e alle loro terre, c’era urgente bisogno di qualcuno che difendesse Gerusalemme ed i pellegrini, non solo per mestiere, ma per vocazione.

In questo periodo nascono i Templari che hanno come scopo proprio la difesa dei pellegrini in TerraSanta e sulla loro scia si formano altri Ordini Cavallereschi-Monastici, come i Cavalieri del Santo Sepolcro, e altri Ordini monastici già esistenti imbracciano le armi… tra questi ultimi ci sono proprio i Cavalieri di San Giovanni.

I racconti di quanti sono stati pazientemente assistiti hanno, intanto, reso famosi quei frati in tutta Europa e il 15 febbraio del 1113, Papa Pasquale II invia a Frà Gerardo  (primo capo della comunità e di origini sconosciute) una Bolla con la quale approva e rende ufficiale l'istituzione dell'Ospedale ponendola sotto la protezione della Santa Sede e concedendo ai suoi membri di eleggere propri «Maestri».

Il successore di Gerardo é Frà Raymondo de Puy, che fu il primo Gran Maestro di Cavalieri di San Giovanni e proprio a lui si deve la scelta decisiva di garantire ai pellegrini non più soltanto cure ed assistenza, ma anche difesa armata resa necessaria, viste le ultime evoluzioni della delicata situazione.

Ai tre voti tipici dei Monaci Cristiani, cioè povertà, castità ed obbedienza ne viene aggiunto un quarto quello dello “stare in armi” cioè l’obbligo militare, quegli uomini indosseranno la cotta di ferro e brandiranno la spada per difendere la Chiesa.

Al nuovo Maestro si deve inoltre l’adozione definitiva come emblema della Croce bianca a otto punte, simbolo delle otto beatitudini del Discorso della Montagna che sancisce il cambiamento dell’Ordine.

Essi assunsero inoltre il nero saio degli eremiti di Sant’Agostino.

Raimondo li divise in tre classi: I Cavalieri, che soli potevano portare armi, i Cappellani, che erano normali ecclesiastici e i Servitori, addetti al servizio degl’infermi.

I Cavalieri si dimostrarono molto attivi in TerraSanta contro i musulmani e gli infedeli che si mettevano contro la Chiesa… non a caso venivano chiamati dagli arabi i “Diavoli Neri”, per sottolineare la loro tenacia e combattività in battaglia.

Ma non furono apprezzati solo per il coraggio. In molte circostanze i sovrani di Gerusalemme si serviranno di loro come ambasciatori e per risolvere difficili controversie. Uomini d'arme, ma anche saggi e avveduti consiglieri. Inoltre l'Ordine degli Ospedalieri non dimenticò mai le sue originarie funzioni assistenziali, che anzi perfezionò, proponendosi come modello tra le istituzioni ospedaliere dell’epoca; oltre a combattere i nemici della Fede combatteva anche i nemici invisibili, come la lebbra e le altre malattie che colpivano i crociati o anche le popolazioni autoctone , oppure rifocillava e proteggeva i pellegrini.

Come ho detto si occupavano anche delle popolazioni del luogo… dovrebbe suonare strano, visto che in quei tempi ci fu la più sanguinosa guerra tra musulmani e Cristiani, eppure i Cavalieri di fronte a feriti o malati non guardavano il colore della pelle o la religione, tutti avevano diritto alle cure e ad un’assistenza adeguata, senza spese di alcun genere… una grande prova di generosità. A titolo esemplificativo basterà ricordare che l’ospedale di Gerusalemme era in grado di ospitare ben 2000 tra pazienti e pellegrini.

Partecipano alla Crociata indetta da Papa Eugenio nel Dicembre del 1145: si riuniscono a Gerusalemme insieme a Luigi VII, Corrado III, Il Gran Maestro Templare e quello dei Teutonici, dove venne presa una sciagurata decisione: attaccare e conquistare Damasco. La seconda Crociata finiva nel sangue, a Damasco ci fu una terribile sconfitta degli Europei, schiacciati da Nur-Ed-Din e dal suo esercito.

Nel 1153 i Gerosolimitani contribuiscono alla conquista di Ascalona (insieme ai Templari), affrontano più volte l’ormai famoso condottiero Nur-EI-Din, difendono Banyas, combattono in Egitto sotto la guida del Gran Maestro Frà Gilberto d'Assailly.

Parallelamente alle imprese in TerraSanta si ebbe un grande sviluppo dell’Ordine con proliferare di nuove fondazioni in tutta Europa. Nel 1154 Papa Anastasio IV concesse l’esenzione dell’Ordine da qualsiasi autorità, compresa quella di Gerusalemme.

Sotto la guida del Gran Maestro Gilbert d’Assailly i Cavalieri aiutarono Amalrico Re di Gerusalemme nelle spedizioni da lui condotte in Egitto nel 1162, 1168 e 1169, ottenendo in cambio la concessione di importanti territori in Siria.

La vittoria di Saladino a Hattin il quattro Luglio 1187 (per la descrizione vedi la sezione "Crociate" o "Templari") e la successiva conquista di Gerusalemme (il 2/10/1187) provocarono un brusco arresto nell’espansione dell’Ordine: a centinaia i Giovanniti si sacrificheranno nella difesa di Gerusalemme e molti fatti prigionieri… a questo proposito si ha una fonte certa: la descrizione della scena del massacro dei Giovanniti da parte di Saladino, scritta dal suo aiutante: Imad-Al-Din. Questa testimonianza fa capire la ferocia con la quale i condottieri musulmani combattevano le armate Cristiane e che odio avessero in particolar modo per gli Ordini Cavallereschi europei.

Ma, nonostante le perdite, i musulmani se li troveranno sempre di fronte.

I Cavalieri superstiti al massacro di Gerusalemme si rifugeranno in Siria dove parteciperanno alla resistenza di molti castelli della zona.

Con Riccardo Cuor di Leone nel 1191 la terza crociata sembra risollevare le sorti delle armi cristiane e i Cavalieri dell'Ospedale accorrono in difesa di Tripoli, di Antiochia, del regno di Armenia dove vengono chiamati a presidiare la fortezza di Seleucia. Il 12 luglio del 1191 il sovrano inglese riesce a conquistare San Giovanni d'Acri e ad ottenere una zona franca per i Cristiani, ma per una serie di contrasti con gli altri comandanti crociati, nell'ottobre dell'anno successivo lascia la Palestina. Gerusalemme rimane però in mano ai musulmani, che nel frattempo avevano distrutto tutto ciò che era Cristiano e lo avevano sostituito con simboli e edifici dedicati all’Islam.

Nella quinta crociata i Gerosolimitani partecipano alla conquista di Damietta, che cade il 5 novembre del 1219. Una vittoria importante che non serve, però, a mutare la situazione in TerraSanta.
Nel 1229 Federico II di Svevia (con cui i Cavalieri di San Giovanni non collaborarono, vista la scomunica infertagli dal Papa) ottiene pacificamente Gerusalemme dal sultano d'Egitto, ma si tratta di una breve tregua. Nel 1244 i musulmani attaccano la città massacrandone gli abitanti e a Gaza infliggono una dura sconfitta agli avversari. Inutile la disperata resistenza degli uomini della Sacra Milizia, il cui Maestro, Frà Guglielmo de Chateauneuf, é fatto prigioniero. Nel 1247 cade anche  la fortezza Ospitaliera di Ascalona.

Ad analoghi risultati portò la Crociata del Re di Francia Luigi IX in Egitto, cui parteciperanno anche i Cavalieri, ma che si concluse nel 1250 con la disfatta di Mansura.

Queste disfatte sono dovute anche in parte a problemi interni alle forze Cristiane… con grande sdegno gli Ordini Cavallereschi si combattono anche tra loro ed il più delle volte per questioni d’onore. Certo l’onore è da considerarsi di fondamentale importanza per qualsiasi uomo, non solo per un monaco-guerriero, però in alcune situazioni (come quella che si era presentata in TerraSanta) secondo me sarebbe meglio mettere da parte l’onore e concentrarsi prima sul nemico comune… San Bernardo in una specie di profezia aveva avvisato i “suoi” Templari di mettere da parte le questioni d’onore. Papa Gregorio IX riuscì però a far concludere un accordo di pace tra i due Ordine, neanche si trattasse di due nazioni!!!

Comunque in TerraSanta la situazione precipita e inizia per le armate Cristiane una grande e dolorosa serie di sconfitte.

Nel 1268 il sultano d'Egitto Bibars intraprende una massiccia offensiva conquistando nel 1261 la Siria, nel 1268 cadono Giaffa e Antiochia, mentre il cerchio degli infedeli si stringe da nord a sud. Il 23 marzo del 1271 cade il Krac dei Cavalieri: anche quel formidabile castello, apparentemente imprendibile non regge all'assalto delle truppe del sultano Bibars, anche se bisogna doverosamente ricordare che fu una  bella scossa di terremoto ad indebolire fortemente la cinta muraria.

--Nota di Palank: quando per esempio si sente “il Crac del Banco Ambrosiano” che sta ad indicare un fallimento di qualche azienda o di una Borsa Valori, la parola Crac non deriva dalla parola inglese, ma proprio dall’antica fortezza Cristiana apparentemente imprendibile, caduta sciaguratamente in mani musulmane.

 Passano pochi anni e nel 1285 Qalawun, il nuovo sultano d'Egitto, occupa Margat, altra roccaforte dell'Ospedale. Tripoli capitolò nel 1289.

L'ultimo scontro lo affrontano a San Giovanni d’Acri nella primavera del 1291. Nella fortezza ci sono le ultime forze Cristiane. Il nemico però è molto più numeroso e si decide con amarezza per una frettolosa ritirata.

A difendere la fortezza e  a sacrificare le proprie vite per permettere la ritirata ci sono i Templari e gli Ospitalieri.

A guidare questi ultimi c’é il Gran Maestro, Giovanni De Villier. Decisi a scacciare gli infedeli dalla propria terra, i musulmani stringono d'assedio la città: la superiorità dei loro eserciti é tale da rendere impossibile qualsiasi tentativo di resistenza. In pochissimi si salvarono portandosi in salvo sulle navi con lo stesso Maestro gravemente ferito.

Per le armi cristiane l'avventura in Palestina si conclude drammaticamente. E mentre la storia delle Crociate trova il suo doloroso epilogo su una spiaggia insanguinata del Mediterraneo, i Cavalieri di San Giovanni fanno vela verso Cipro: il loro avvenire é ormai sul mare.

 

L’Epoca d’oro a Rodi

Trasferita la sede del loro Convento e dell'Ospedale a Cipro, a Limisso, i Giovanniti sentono la necessità di riorganizzarsi e di pensare al futuro. L'isola sulla quale avevano trovato ospitalità insieme con i Templari.

Ora i due Ordini hanno un grandissimo problema: una giustificazione per mantenere l’Ordine in vita. Difatti lo scopo base dell’Ordine era praticamente venuto meno ed era impossibile perseguirlo, gestire un ospedale per i pellegrini a Gerusalemme era assolutamente impossibile ora, vista la situazione!

Ancor più grave la situazione dei Templari: il loro scopo era la difesa dei pellegrini in TerraSanta, scopo anch’esso fortemente irrealizzabile!  Era necessario riorganizzarsi e tornare a combattere. Purtroppo ai Templari non fu dato il tempo di farlo, Filippo il Bello decise “saggiamente” di sacrificarli in nome delle sue finanze… se non ci fosse stata questa incredibile ingiustizia molto probabilmente i Templari avrebbero imboccato la stessa strada degli Ospitalieri.

Come si può intuire quest’ultimi furono più fortunati: l'occasione propizia si presenta nel 1306. Vignolo de Vignoli, un avventuriero genovese al servizio dell'imperatore di Bisanzio, Andronico II Paleologo, aveva ottenuto dal sovrano un contratto d'affitto per le isole di Cos e di Lero. Egli propone al Gran Maestro Folco de Villaret di conquistare insieme tutto il Dodecanneso e chiede soltanto di poter tenere per sé un terzo del territorio.

I Giovanniti comprendono che quella offerta é la soluzione auspicata per i loro problemi. Rodi era quanto di meglio si potesse pensare. Punto d'incontro tra le rotte di occidente e oriente, offriva porti naturali dove riparare le navi alle quali il clima e i venti avrebbero consentito di muoversi con facilità. Caratteristiche preziose per quella che sarebbe divenuta patria e roccaforte della milizia di San Giovanni.

Da aggiungere che l'isola suscitava ormai da tempo le attenzioni dei musulmani e molti nuclei saraceni vi si andavano insediando rapidamente. Si trattava, quindi, di intraprendere un'azione contro l'eterno nemico della Croce che minacciava di impossessarsi di un importante caposaldo.
All'inizio dell'estate la squadra approda a Rodi e i Cavalieri cominciano le operazioni. Per completarne la conquista saranno necessari alcuni anni e l’aiuto di Amedeo V conte di Savoia, ma il 15 agosto del 1310 su tutta l'isola sventola il rosso vessillo dell’Ordine. Rodi é salva e iniziano i lavori per farne una roccaforte. Per l'Ordine di San Giovanni ha inizio uno dei periodi di maggior splendore della sua storia e una formidabile serie di vittorie contro l’Islam avrebbe per così dire vendicato le sconfitte in TerraSanta.

Proprio per la collocazione nei decenni seguenti i Giovanniti  prenderanno il nome di Cavalieri di Rodi, insieme alle altre nomenclature… tranne Cavalieri di Malta ovviamente, nome che verrà assegnato loro in seguito al possesso dell’isola e che diventerà poi quello ufficiale, arrivato fino ai giorni nostri.

Per le potenze europee essa costituirà essenzialmente una base militare di grande rilevanza strategica, mentre per la Chiesa e il mondo cristiano sarà l'avamposto di una speranza: finché la bandiera con la bianca Croce avesse sventolato su quella terra, il sogno di un ritorno in Palestina non era da considerare del tutto svanito.

L'Ospedale diventa in breve tempo una potenza marinara e non potendo trovare nel numero delle navi il proprio punto di forza, affida alla qualità delle stesse navi e alla temerarietà dei capitani e degli equipaggi il segreto dei suoi successi.

In Occidente, intanto, l'ideale crociato sembrava lentamente risvegliarsi e da ogni nazione d'Europa cominciavano ad arrivare giovani desiderosi di vestire l'abito Giovannita. Le nobili famiglie di Francia, Spagna, Italia, Portogallo e Inghilterra mandavano i loro figli cadetti a militare sotto le bandiere della Sacra Milizia e nel 1319, durante un Capitolo Generale convocato a Montpellier dal Gran Maestro Frà Elione de Villeneuve, fu deciso di riunire gli Ospedalieri in compagnie corrispondenti ai loro paesi di provenienza.

Quei gruppi furono chiamati Lingue ed ognuna aveva un suo Grand’Ufficiale. Inizialmente vennero istituite quelle di Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona, Alemagna (Germania), Inghilterra (con Scozia e Irlanda). Più tardi, nel 1462, Castiglia e Portogallo si separarono dalla Lingua d'Aragona e costituirono l'ottava. Ogni Lingua comprendeva Priorati o Gran Priorati, Baliaggi e Commende. Ogni Grand’Ufficiale aveva un nome diverso a seconda della Lingua che comandava, rispettivamente all’elenco di prima sono:

Gran Comandante, Maresciallo, Ospedaliere, Grand’Ammiraglio, Gran Conservatore, Gran Balivo, Turcopoliere, o Capitano Generale della Cavalleria e Gran Cancelliere.

Innumerevoli gli attacchi portati dagli ottomani nel tentativo di eliminare dal Mediterraneo quel nemico che si andava rafforzando rapidamente... tutti gli attacchi sono gloriosamente respinti!

Nel 1312 un'intera squadra navale Giovannita conquista Amorgo, un'isola dalla quale i musulmani potrebbero più facilmente minacciare i Cavalieri. É lo stesso Gran Maestro Folco de Villaret a guidare lo sbarco e a scacciare il nemico.

Nel 1318 con una mossa a sorpresa i musulmani assaltano Cos da poco fortificata. Sono a un passo da Rodi, ma il comandante delle galere Frà Alfredo III di Schwarburg, con un'azione rapidissima, costringe gli avversari ad abbandonare le posizioni occupate.

Navi turche attaccano Chio nel 1319 e Rodi nel 1320. In entrambi i casi le forze giovannite sono inferiori, ma il nemico é battuto.

Sull'isola si lavora senza soste per costruire bastioni e torri, chiese e splendide case. Rodi diviene una città fortificata ma, al tempo stesso, elegante e confortevole.

Dal 1396 al 1437 i Gran Maestri Filiberto de Naillac e Antonio Fluvian dedicano mezzi ed energie per accrescere le capacità difensive della loro roccaforte, rendendola anno dopo anno sempre più imprendibile.

Nel 1440 sono gli egiziani a sferrare una violenta offensiva ma, guidati dal Gran Maestro Giovanni de Lastic giunto appena in tempo dall'Europa, i Cavalieri li respingono nel corso di una sanguinosa battaglia al termine della quale inseguono le navi nemiche fin lungo le coste dell'Anatolia. Nel 1444 sono i turchi ad azzardare I'impresa, ma anche il loro tentativo fallisce.

Ma la vera minaccia si ha nel 1453 con Maometto II che riuscì a conquistare Costantinopoli e la Cristianità atterrita volge lo sguardo verso oriente dove, in pochi anni, il sultano turco occupa il Peloponneso, Trebisonda, Mitilene, l'Eubea, parte dell'Albania, le colonie genovesi della Crimea, piega la Serbia e impone il suo tributo a molte nazioni. Fu un comandante d’eccellenza e le sue intenzioni erano fin troppo chiare: conquistare l’Europa.
Dopo le sue rapide conquiste a sbarrargli il cammino c'é, ormai, soltanto un'isola. Un piccolo ostacolo che può essere facilmente superato e Maometto II dichiara che a quel nemico, che osa sfidare la potenza della Mezzaluna, sarà opportuno dare una solenne lezione che serva di monito a tutto l'Occidente. Una minaccia che non tarda ad attuare.

All'alba del 23 maggio del 1480, 160 navi fanno la loro apparizione davanti a Rodi e 100.000 uomini sbarcano rapidamente, trascinando un numero mai visto di cannoni. Uno dei più grandi assedi della storia ha così inizio.

Il Gran Maestro Frà Pietro d'Aubusson ha previsto da tempo le mosse del nemico e ha già ordinato la mobilitazione di tutte le forze a sua disposizione. Ha inviato messaggeri ai principi europei con la richiesta di uomini e mezzi, ma ha ottenuto soltanto promesse o risposte evasive. Unico aiuto, quello portato da un italiano, Benedetto della Scala che comanda un contingente di uomini armati a sue spese.

L’assedio comincia con un gravoso e massiccio bombardamento che si conclude il  24 maggio, quando i comandanti turchi ordinano il primo assalto. Sono convinti di avere rapidamente ragione degli assediati, ma la tenacia dei Gerosolimitani smentisce le facili previsioni del sultano e l'assedio si protrae per due mesi. Il 27 luglio i musulmani sferrano quello che nei loro piani, dovrebbe essere l'attacco definitivo. Più di 3.500 proiettili sono caduti sulla città nel corso del cannoneggiamento che é durato settimane e che ha ridotto alcuni punti della cinta muraria a un cumulo di rovine.

Ed é contro quei varchi che il comandante delle fanterie, il rinnegato Nisha Paleologo, impiega le sue truppe migliori: 2500 giannizzeri e altre migliaia di soldati circondano la Torre d'Italia e piantano sugli spalti le bandiere del profeta. Tutto sembra perduto, ma la reazione é immediata. Guidati dal Gran Maestro, i Cavalieri affrontano in un cruento corpo a corpo il nemico che, alla fine, é costretto a retrocedere. Nonostante le numerose ferite riportate, Frà Pietro d'Aubusson non si stanca nell'esortare i suoi a respingere gli avversari che tornano più volte alla carica.

Una sanguinosa giornata il cui esito, insieme con la notizia di un imminente arrivo di rinforzi, induce il Pascià Paleologo a rinunciare all'impresa. La tracotanza musulmana si é infranta contro quella piccola isola e l'Europa può guardare con rinnovata speranza alla Sacra Milizia, come all'unico baluardo contro l'Islam.

Maometto II deve amaramente ammettere, che un pugno di uomini é riuscito a battere il suo grande e, fino a poco tempo prima, imbattuto esercito. Una sconfitta alla quale non riuscirà mai a rassegnarsi e che vorrà ricordata sulla sua tomba, sulla quale fará scrivere: «Volevo conquistare Rodi e l'Italia».

All'indomani della vittoria, i Gerosolimitani sono nuovamente al lavoro per ricostruire la città e le mura devastate dalle artiglierie. La loro missione è quella di combattere gli infedeli e sanno che le occasioni non mancheranno.

Convinti di sorprendere gli Ospedalieri, i turchi riprovano ancora nel 1503, sperano di sfruttare la sorpresa, ma l'immediata risposta li costringe a ritirarsi con gravi perdite.

Tolto un conquistatore turco se ne fa un altro!  (Questi musulmani sono peggio delle formiche! NdOstri) Dopo il formidabile Maometto II si presenta sulla scena internazionale Solimano II con i suoi tentativi di conquista dell’Europa. Solimano II riesce a conquistare Belgrado: ormai padrone dell'Ungheria, può minacciare facilmente l'Europa via terra. L'altro baluardo cristiano é sul mare: i Giovanniti non gli permettono di consolidare la supremazia della sua flotta e pertanto vanno eliminati.

Il destino dell'Ospedale é deciso: Solimano ordina ai suoi generali di attaccare e di spazzare via quell’isolotto.

il Gran Maestro Frà Filippo de Villier de l'Isle Adam che dispone in tutto di 600 confratelli e 5000 uomini. Presentendo il pericolo ha inviato richieste di aiuto a tutti i sovrani cattolici, ma nessuno si é detto disposto a fornire rinforzi. Come al solito le potenze europee si dimostrano cieche e non riconoscenti di fronte agli sforzi compiuti dall’Ordine per il bene di tutti… l'Ordine é nuovamente solo di fronte all'impero ottomano.

La mattina del 6 giugno del 1522, gli uomini di vedetta sulle torri si sentirono mancare il cuore alla vista della flotta che si andava delineando all'orizzonte. Centinaia di navi cariche di armati si avvicinavano lentamente. Riuniti i Cavalieri, il Gran Maestro ricordò con brevi parole l'impegno assunto al momento di indossare l'abito gerosolimitano: combattere gli infedeli anche a costo della vita e dimostrarsi degni del privilegio di appartenere alla Sacra Milizia.

Ma lo spettacolo delle formidabili fortificazioni di Rodi doveva destare non poche preoccupazioni anche tra le fila degli attaccanti. Una doppia cinta di mura, saldamente collegata alla roccia naturale e a picco sull'acqua, correva intorno alla città e, a rafforzarla sui tre lati, verso la terraferma, c'era un fossato profondo circa 18 metri. La cerchia incorporava tredici torri e la città era dominata dall'alto campanile della chiesa di San Giovanni. Ovunque cannoni pronti a far fuoco e terra bruciata ovunque, anche all’interno del castello; lo stesso Gran Maestro aveva dato l’ordine di bruciare tutto, per non dare ai turchi la possibilità di riparo e di vettovagliamento… una decisione che dimostra la determinazione di questi Cavalieri e della gente di Rodi.

La morsa si stringe, migliaia di schiavi sbarcano dalle navi artiglierie di ogni calibro, mentre le colline circostanti si coprono di vessilli e di tende multicolori. Quando i turchi aprono il fuoco, l'isola pare incendiarsi.

Dalla parte degli ottomani stanno il numero, la potenza, la formidabile organizzazione militare e il fanatico disprezzo della propria vita e di quella altrui, sul fronte dei Giovanniti, il coraggio della Fede e il genio di un Cavaliere: Gabriele Martinengo, il più famoso ingegnere di assedio del tempo.

il 26 giugno, le truppe ottomane si preparano per il primo assalto. Lungo gli spalti i Gerosolimitani attendono il nemico.

Sulle armature portano la veste da battaglia: la dalmatica rossa con la grande Croce bianca.

Prima di raggiungere il proprio posto sulle mura, hanno ascoltato la Messa nella cattedrale di San Giovanni. C'é con loro tutto il popolo di Rodi. Pescatori, contadini, gente semplice che si stringe intorno a quegli nomini che ha imparato a stimare e che per tanto tempo hanno difeso la loro libertà, le loro case e che della loro isola hanno fatto una patria rispettata e temuta.

Migliaia di turchi marciano verso le mura. Ma percorse alcune centinaia di metri, quella massa umana sembra vacillare sotto i colpi di artiglieria che aprono tra le sue file vuoti spaventosi. E nonostante la valanga di fuoco e di pietre che precipita dall'alto, la marea brulicante raggiunge i bastioni e ne tenta la scalata.

É un vero massacro.

Malgrado gli incitamenti e le minacce dei comandanti, l'esercito si ritira abbandonando sul terreno con migliaia di uomini, la speranza di concludere rapidamente l'assedio.

Una giornata epica, alla fine della quale i Cavalieri ringraziano, nella cattedrale di San Giovanni, la Vergine del Fileremo loro protettrice. Nelle strade la gente festeggia la vittoria, ma l'assedio é appena cominciato e gli ottomani torneranno presto all'assalto.
Solimano, informato della situazione, decide di assumere personalmente il comando delle operazioni e il 28 agosto arriva con una nuova flotta.Rodi resiste.

Il 4 settembre con una mina gli attaccanti riescono a far saltare una parte del bastione della Lingua d'Inghilterra e intorno a quella breccia la lotta si accende furibonda. Respinto a prezzo di grandi sacrifici, il nemico torna ancora il 24 settembre. Sarà una delle giornate più drammatiche: i caduti dalla parte dei turchi sono, secondo i cronisti del tempo, quindicimila. Un vera e propria strage.

Le provviste all’interno delle fortezze però cominciano a scarseggiare e la gente é sfinita mentre da Costantinopoli continuano ad arrivare rinforzi. Dall’Europa invece soltanto un indifferente silenzio, mentre uno dei baluardi Cristiani stava cadendo sotto l’Impero Ottomano nonostante le imprese eroiche, gli Stati europei rimanevano a guardare.

Seguono giorni difficili per gli assediati, con poche provviste, sfiniti dal lungo assedio e abbandonati dagli altri Paesi Cristiani, anche se non perdono mai la fiducia e la loro devozione alla croce supera qualsiasi difficoltà.

All'alba del 17 dicembre, Solimano sferra l'assalto decisivo. Dopo ore e ore di lotta disperata, i giannizzeri superano la cinta di mura, ma con un ultimo sforzo il Gran Maestro e i confratelli superstiti riescono a ricacciarli indietro. Ormai é inutile continuare a lottare e i rodioti chiedono di trattare la resa con Solimano. Anche se ridotti a un centinaio, i Cavalieri respingono sdegnosamente una simile soluzione, ma Frà Filippo Villier de l'Isle - Adam conosce l'atroce destino che, in caso di ulteriore resistenza, i conquistatori riserverebbero alla popolazione. Profondamente impressionato dal coraggio degli avversari, il sultano riceve il Gran Maestro con grande deferenza. Sa che Rodi é allo stremo, ma non dimentica che anche il suo esercito é molto provato e che la lotta potrebbe durare ancora giorni e giorni. E Solimano accetta le condizioni proposte: la città e la popolazione saranno risparmiate, ai Giovanniti consente di portar via quanto posseggono e assicura loro l'onore delle armi. Si permetterà, infine, ai rodioti che lo vorranno, di seguire i Gerosolimitani nel loro esilio.


Il 24 dicembre, dopo sei mesi di combattimenti, i turchi entrano a Rodi e all'alba del 10 gennaio (secondo alcuni cronisti la partenza avviene il 2), l'Ordine dell'Ospedale lascia la terra che per più di due secoli é stata la sua patria.

Sulle navi che prendono lentamente il largo, non sventola il rosso vessillo della Religione, ma un drappo bianco sul quale spiccano, ricamate in oro, l'immagine della Vergine e una scritta: «Afflictis Tu spes unica».

Una scelta dettata dalla profonda devozione alla Madre del Salvatore ma nello stesso tempo, una denuncia contro la Cristianità che ha abbandonato i suoi figli nel momento supremo.

L’epoca d’oro dei Cavalieri di San Giovanni a Rodi era finita e si apriva davanti a loro un periodo di profondo smarrimento, anche se la loro tenacia e la loro fede li sorressero in questi momenti difficili.

Prima ho parlato di una divisa rossa con la croce bianca, mentre all’inizio avevo detto che il saio era nero… i Giovanniti dopo la ritirata dalla TerraSanta scelsero di usare una diversa divisa: in tempo di pace quella nera, mentre in tempo di guerra quella rossa, fermo restando la croce bianca.

 

 

Senza Patria (l’erranza)

 

Dopo molte traversie, alla fine di luglio la flotta giovannita approda a Civitavecchia. Unico a offrire rifugio e protezione ai Gerosolimitani é Adriano VI. Accoglienze trionfali attendono i difensori di Rodi. Schierata nell'arsenale, la squadra navale pontificia rende gli onori ai vascelli della Religione, mentre il Papa mette la città a disposizione del Gran Maestro perché ne faccia la sede provvisoria dell'Ordine

Tra le prime ipotesi viene valutata la possibilità di installarsi nel porto di Suda, sulla costa settentrionale di Creta o a Cerigo, la più meridionale delle isole Ioniche.

Un progetto che incontra subito l'opposizione di Venezia: la Serenissima é legata a Costantinopoli da accordi commerciali e politici e teme la vicinanza dei bellicosi figli di San Giovanni. Una giustificazione a parer mio da ribrezzo! Preferire il vile denaro alla difesa della Cristianità in primo luogo ed al riconoscimento dei meriti e dei sacrifici sopportati dai Cavalieri di San Giovanni è da vero scandalo!

Ulteriori sondaggi prendono in esame l'Elba, Minorca, Ibiza, Heres, Ischia e Malta. E tra le tante, la soluzione ideale appare proprio quest'ultima. Appartiene alla corona di Spagna e la decisione per una eventuale cessione spetta solo a Carlo V.
L'intenzione dell'imperatore è di concedere Malta, Gozo e la base di Tripoli, ma illustra anche la pesante contropartita richiesta: Le due isole saranno assegnate in feudo perpetuo, ma il Gran Maestro dovrà prestare giuramento di fedeltà al sovrano.

Condizioni inaccettabili. Il giuramento di fedeltà costituirebbe una grave violazione della Regola che impone la più rigida neutralità nei conflitti tra stati cristiani e contrasta con la condizione sovrannazionale dell'Ordine.

La prima reazione al progetto imperiale é, dunque, negativa. Ma dopo due sedute piuttosto animate, il Capitolo decide di trattare con il sovrano e dichiara di accettare Malta e Gozo purché siano libere da qualsiasi vincolo: unico impegno che i Cavalieri sono disposti a concedere è a scelta tra  una Messa da far celebrare ogni anno quale ringraziamento per il beneficio ricevuto o il dono di un falcone da consegnare, nel giorno di Ognissanti, al viceré di Sicilia.

Intanto 8 Giovanniti, uno per ogni Lingua ispezionano le condizioni delle difese e le risorse dell’isola. Nonostante lo stato di necessità, i responsabili dell'Ordine non sembrano disposti a prendere decisioni affrettate. Sanno fin troppo bene che l'Islam non darà loro tregua e che appena saranno su una nuova terra, verranno assaliti dalle armate di Solimano, quindi la scelta va fatta con cura.

Malta non entusiasma i Cavalieri. Grande, rocciosa, inospitale, non regge il confronto con Rodi né per clima, né per bellezze naturali e da esperti soldati, si rendono conto di come sia difficile difenderla. Per fortificarla dovranno spendere somme ingenti.

La peste, intanto, costringe i Gerosolimitani ad abbandonare Viterbo. Il 15 giugno del 1527 raggiungono Corneto, una cittadina poco distante, ma anche il nuovo rifugio si dimostra insicuro. Poi, il 14 novembre, la flotta getta le ancore nel porto di Nizza accolta dal duca Carlo III di Savoia. E' la terza sede dopo Rodi, nella quale i Cavalieri resteranno per quasi due anni in attesa di eventi.

Carlo V intanto ha preso la decisione definitiva: concederà Malta sgravata da qualsiasi obbligo di fedeltà, ma insiste nell'aggiungere alla donazione la fortezza di Tripoli. Un regalo del quale l'Ordine farebbe volentieri a meno, vista l’eccessiva vicinanza con i possedimenti Islamici… sarebbe come mettere un pezzo di carne in mezzo ad un branco di leoni affamati! Un suicidio!
il 23 marzo del 1530 Carlo V firma la bolla con la quale assegna l'isola alla Sacra Milizia. L'imperatore accetta le condizioni e tra una Messa e il falcone, sceglie quest'ultimo.

Qualche mese ancora e il 26 ottobre il Gran Maestro sbarca a Malta e ne prende solennemente possesso.

Sette, interminabili anni sono trascorsi dal momento in cui, in una grigia alba invernale, i Gerosolimitani hanno lasciato Rodi.

 

 

A Malta  

E' proprio qui che i Cavalieri prenderanno la loro attuale denominazione!
L'isola si presenta però molto inospitale: arida, sassosa, quasi priva di vegetazione, Malta mette subito a dura prova la tenacia e lo spirito di sacrificio dei suoi nuovi proprietari.
Unico elemento positivo, la condizione delle coste: due insenature molto ampie e profonde possono ospitare numerose navi di notevoli dimensioni e stazza.

Fin dai primi mesi si era cominciato a lavorare senza soste e se da un punto di vista strategico l'isola aveva una posizione di grande valore, per quanti sforzi venissero fatti non si riusciva a fortificarla del tutto.

Anche se impegnato proprio in quegli anni a conquistare l'Europa dell'Est, l'Islam non rinunciava a considerarsi padrone del Mediterraneo e ad ammonire l'eterno nemico.

Solimano e i suoi ammiragli lasceranno chiaramente intendere che, prima o poi, anche l'Italia sarebbe rientrata nei loro programmi di conquista.

Ma nei primi mesi del 1564, le notizie che giungono da Costantinopoli indicano che Solimano é in procinto di lanciare le sue armate in una nuova e grandiosa impresa. Il vecchio sultano possiede un impero sterminato, ma ha ancora un progetto da realizzare: conquistare Roma, la capitale della Cristianità. Un sogno che non osa confessare nemmeno a se stesso , ma che lo ossessiona da tempo.

Un'armata che avesse per obiettivo l'Italia, non potrebbe lasciarsi alle spalle quella base senza correre il rischio di vedersi tagliare i rifornimenti. Una roccaforte che va, dunque, conquistata: un'occasione per eliminare una volta per tutte i Gerosolimitani, i nemici secolari dell’Islam.


Gli appelli di Pio IV resteranno inascoltati. Nel Concistoro del 23 febbraio del 1565, il Pontefice si rivolge con accenti accorati agli ambasciatori affinché rappresentino ai rispettivi sovrani, la gravità della situazione. Ma anche questa solenne e ufficiale esortazione non porta ad alcun risultato mentre gli eventi precipitano.

Pochi giorni dopo, la mattina del 22 marzo, sul molo principale del Corno d'Oro, Solimano il Magnifico riceve l'omaggio della più grande armata che abbia mai messo in campo nel corso della sua lunga carriera di condottiero. Prima di imbarcarsi, migliaia di uomini gli giurano fedeltà fino alla morte e nelle capitali europee qualcuno comincia finalmente a pensare di aver sottovalutato la minaccia che proviene da Oriente.

Ma se i governi delle potenze cristiane si sono disinteressati del pericolo, i particolari riguardanti l'imminenza dell'attacco sono noti da tempo a  Frà Jean Parisot de La Vallette, quarantanovesimo Gran Maestro della Religione.

Ha 28 anni quando vive la drammatica esperienza dell'assedio di Rodi. É convinto che dall'Europa arriveranno navi e armati, per soccorrere i Cavalieri impegnati in una battaglia combattuta in nome di tutta la Cristianità. Ma i mesi passano e nessuna vela appare all'orizzonte mentre, giorno per giorno, vede morire i suoi confratelli. Una delusione che inciderà molto sul suo animo: l'indifferenza dell'Occidente ha mortificato il suo spirito cavalleresco, inducendolo a diffidare delle promesse.

Nonostante gli sforzi, gli é mancato il tempo per trasformare Malta in una roccaforte imprendibile, ma ha predisposto il necessario per renderne quanto più ardua possibile la conquista con la costruzione di Torri, mura, fossati e Fortezze.
Jean de La Vallette invia ai Gran Priori l'ordine di mobilitazione per tutti i confratelli in grado di combattere. Sa che non riceverà aiuti e che potrà contare solo sulla sua gente.

La mattina del 18 maggio, quando un colpo di cannone sparato da Forte Sant'Elmo annuncia l'arrivo della flotta nemica, sulle mura ci sono 460  Giovanniti, 1.600 mercenari italiani e spagnoli, 5.000 soldati della milizia maltese, 120 artiglieri e 67 serventi ai pezzi. Sul fronte opposto, 500 navi e 40.000 uomini.

I turchi non sembrano voler perdere tempo. Dopo una serie di incursioni in vari settori delle fortificazioni, decidono di investire Sant'Elmo. Ritengono che caduta quella piazzaforte, tutta l'isola sarà nelle loro mani. Un grave errore di impostazione strategica!!! La conquista della fortezza costerà perdite gravissime e non comprometterà il resto delle difese.
L’assedio si compone soprattutto di una martellante pioggia di proiettili, interrotta, di tanto in tanto, da inutili quanto sanguinosi tentativi di scalata da parte dei turchi.

L'assalto generale fissato per la mattina del 16 giugno, si protrae per sette ore. Migliaia di giannizzeri tentano di sopraffare un pugno di uomini che si oppone alla loro furia ma per due volte i Cavalieri respingono gli avversari che, costretti a ripiegare, lasciano sul terreno più di mille morti. Anche i Giovanniti sono però allo stremo.
«Non ci sono più munizioni e non c'é Giovannita che non sia ferito» racconta un soldato che riesce a raggiungere il Gran Maestro, attraversando a nuoto un braccio di mare.

Il 23 giugno, vigilia di San Giovanni, Patrono dell'Ordine, é il giorno per lanciare una nuova offensiva. I pochi Gerosolimitani superstiti si confessano l'un l'altro e si comunicano. Conoscono la propria sorte: nessuno potrà accorrere in loro aiuto ed é inutile sperare nella pietà del nemico. Sanno che molto probabilmente in quelle condizioni non potranno resistere, ma la loro determinazione e il loro onore li portano comunque a combattere e morire da Cavalieri!
L'ultimo duello avviene sulla soglia della cappella. Uno scontro che dura pochi minuti. Poi, massacrati gli ultimi avversari, gli ottomani piantano sulle rovine della fortezza gli stendardi della Mezzaluna. Il baluardo più munito dell'intera isola é nelle loro mani. Ma a quale prezzo. Per piegare la tenacia dei Giovanniti sono stati necessari trenta giorni di combattimenti, 18 mila colpi di cannone e la vita di 6.000 giannizzeri. Pesanti le perdite anche da parte cristiana: 107 Cavalieri e 1500 soldati sono caduti.

Ma l'isola é ancora tutta da conquistare e l'eroismo dei difensori di Sant'Elmo ha galvanizzato gli altri soldati della Croce.

A Malta non si stava svolgendo una delle tante battaglie tra cristiani e musulmani, ma era in gioco il prestigio militare dei due schieramenti. Una partita decisiva tra la Croce e la Mezzaluna.
Altri tentativi di piegare gli assediati saranno compiuti il 2 e il 7 agosto ma, nonostante le perdite, i cristiani, sostenuti dalle esortazioni e dall'esempio dell'infaticabile Gran Maestro, avranno ancora una volta la meglio.

I turchi non si rassegnano. Per tutto il mese di agosto le loro artiglierie vomiteranno raffiche di proiettili contro le postazioni nemiche e le migliori fanterie turche si faranno massacrare senza ottenere alcun risultato.

Il fatto che decide l’assedio è la notizia dell'imminente arrivo di rinforzi per gli assediati, un aiuto da parte dell’Europa!

Gli ottomani sanno bene che non riusciranno a prendere la fortezza prima dell’arrivo dei rinforzi ed una loro ulteriore permanenza sull’isola porterebbe soltanto a correre un inutile rischio.

Imbarcato l'esercito decimato e avvilito, i comandanti danno l'ordine di far vela verso Costantinopoli dove li attendono l'ira e la vendetta del sultano.

I Cavalieri di San Giovanni non hanno soltanto sconfitto l'armata dell'Islam, ma hanno mortificato la fanatica certezza di superiorità di un impero. Pochi Cavalieri ben determinati ed addestrati hanno sconfitto un esercito di migliaia di fanatici. Un esempio di come la Fede può rendere un uomo dieci volte più forte. La Croce ha sconfitto la mezzaluna per la seconda volta… Pensando a queste imprese provo soltanto una fortissima ammirazione per quegli uomini che hanno sacrificato le loro vite per difendere tutta la Cristianità e l’Europa da una serissima minaccia… e nessuno ricorderà mai i loro nomi o porgerà  fiori sulle loro tombe, questo è il destino di molti eroi…

Qualche giorno dopo, Jean de La Vallette metterà a segno un altro colpo contro Solimano. Gli agenti segreti, gli stessi che lo avevano tenuto costantemente informato sulle mosse dell'avversario, incendiano l'arsenale di Costantinopoli. Un'impresa che demoralizza il vecchio sultano il quale si sente, per la prima volta, minacciato fin nella capitale del suo regno.

Il Gran Maestro concesse tempi molto brevi. Il vecchio soldato aveva fretta di mettere la sua isola in condizioni di resistere a un ritorno del nemico e contagiava la sua ansia anche ai più stretti collaboratori.

E solo pochi mesi dopo, il 28 marzo del 1566, nel corso di una solenne cerimonia, il Gran Maestro poneva la prima pietra di quella che sarebbe divenuta la città che porta ancora oggi il suo nome.

L'appassionata cura dei Giovanniti trasformerà un'isola arida e inospitale in un vero e proprio gioiello che ancora oggi suscita ammirazione.

Jean de La Vallette, l'eroico vincitore di Solimano, muore il 21 agosto del 1568.
Il rito funebre viene celebrato con tutti gli onori, i Giovanniti hanno perso uno dei migliori Gran Maestri di tutta la loro storia. In segno di lutto i cantieri restano fermi per due giorni: giusto il tempo per eleggere il nuovo Gran Maestro. É Frà Pietro Del Monte, della Lingua d'Italia, il quale ordina che la costruzione della città sia ripresa immediatamente e con rinnovata lena.

I turchi ritrovano ben presto la loro baldanza: occupano Cipro e da quell'isola possono minacciare più facilmente tutti gli stati rivieraschi. Una nuova insidia, che offre l'estro a Pio V per convincere il re di Spagna che é ormai giunta l'ora di affrontare con determinazione l'impero ottomano.

Nasce una lega della quale, oltre alla Spagna, fanno parte, Venezia, la Santa Sede, il Duca di Savoia, il Granduca di Toscana, Genova, il Regno di Sicilia e l'Ordine di San Giovanni.

La tensione accumulata nuovamente tra i due fronti porta alla famosissima battaglia di Lepanto del 17 ottobre del 1571.
Il fronte cristiano conta su 243 navi mentre quello turco ne schiera 280.

Ancora una volta l’Islam subirà una gravosa ed impressionante sconfitta: 100 navi catturate, 130 bruciate o affondate, 25.000 uomini uccisi e ottomila prigionieri. 10.000 schiavi cristiani vengono liberati.

Ferito da cinque frecce, con le sue navi ancora segnate dalla durezza della battaglia, Frà Pietro Giustiniani, Priore di Messina, fa ritorno a Malta il 3 novembre. Un'altra vittoriosa giornata delle armi cristiane.

Tra il 1657 e il 1660 il Gran Maestro Frà  Martin de Redin rafforza le difese con 14 torri e negli anni che vanno dal 1660 al 1680, i Gran Maestri Raffaele e Nicolò Cotoner fanno erigere un formidabile complesso fortificato che sarà chiamato la «Cotonera».

Per quanto riguarda le strategie e le abilità in mare erano sicuramente tra i più preparati, basta pensare che la scuola dei Cavalieri costituiva una sorta di accademia dalla quale uscivano i migliori comandanti e futuri ammiragli.

Verso la metà del XVIII secolo, il decadimento della potenza musulmana renderà meno pressante l’impegno militare dell’Ordine.

I Giovanniti acquistarono in America le terre di San Cristoforo, San Bartolomeo, San Martino e Santa Croce. A governarle fu inviato Frà Carlo De Galles, ma ben presto si decise di alienare quei possedimenti poiché avrebbero finito per procurare all'antica istituzione cavalleresca, situazioni di disagio politico e morale.

C’è da dire comunque una cosa importante: anche nei momenti più difficili, essi non dimenticarono mai di essere ospedalieri. Come a Gerusalemme, a Tolemaide, a Cipro, a Rodi e nelle altre residenze nelle quali erano stati costretti a spostarsi dopo la perdita della Terrasanta, non avevano mai trascurato di istituire e gestire ospedali, presso ogni casa giovannita sarà sempre predisposto il necessario perché viandanti e pellegrini trovino assistenza. Arrivarono a creare una vera e propria rete di ostelli, che andava dall'Inghilterra alla Sicilia, dalla Francia all'Austria.

Sarà un maltese, Giuseppc Bart, a fondare a Vienna nel 1765 la prima cattedra di oculistica del mondo.

Nel 1794 gli Stati Uniti offrono la loro protezione all'Ordine proponendo di assicurargli un nuovo territorio in America, ma tutto resta a livello di progetto. Anche la Russia, la Francia e l'Inghilterra si interessano all'isola dei Cavalieri anche se le loro attenzioni non sono affatto benevole. I nuovi equilibri internazionali la rendono, infatti, sempre più importante da un punto di vista strategico.

Alla fine fu posto l'Ospedale e il suo territorio sotto il protettorato della Russia. Il trattato, firmato a Pietroburgo nel gennaio del 1797, sanciva una serie di rapporti esistenti da tempo: sia Pietro il Grande, sia la Grande Caterina, avevano cercato, infatti, di avvicinarsi ai Gerosolimitani. Stipulato l'accordo, il sovrano pretese la creazione di un Gran Priorato russo. Fu il prezzo dell'alleanza e il Gran Maestro si vide costretto a cedere.

Né l'Austria, né la Russia, però riusciranno a salvare Malta da Napoleone. Il futuro imperatore dei francesi non può consentire che altre potenze dispongano di una base navale di quella importanza e decide di impadronirsene con la forza.

La sera del 10 giugno del 1798 la flotta francese, in viaggio verso l'Egitto, si presenta davanti a Malta. Napoleone chiede al Gran Maestro di poter entrare nel porto per rifornire di acqua i suoi vascelli. La risposta di von Hompesch non si fa attendere: egli pretende il rispetto della neutralità dell'Ordine e replica che in base al trattato di Utrecht, in tempo di guerra tra gli stati cristiani, soltanto quattro navi per volta possono essere ospitate nei porti maltesi.

Napoleone non si lascia impressionare e in un proclama alle truppe annuncia le sue intenzioni: «Il Gran Maestro ci rifiuta l'acqua di cui abbiamo bisogno - afferma indignato Bonaparte - domani, allo spuntar del giorno, l'armata sbarcherà su tutta la costa accessibile per andarla a prendere».

Per i Giovanniti sono ore drammatiche. Sugli spalti 1400 pezzi di artiglieria sono pronti a far fuoco e il Gran Maestro ha ai suoi ordini 332 Cavalieri. Dispone, inoltre, di 1200 uomini del Reggimento di Malta, 300 del battaglione da sbarco delle Galere, 400 di quello dei Vascelli e la milizia maltese può mettere in campo 12 mila soldati.

Una difesa potrebbe essere tentata e anche con poche speranze di successo, ma quella da prendere é una  decisione troppo drammatica… Ferdinando von Hompesch sa che per la prima volta dalla sua nascita l’Ordine dovrà levare le armi contro altri Cristiani  (che contrasta tra l’altro con la Regola) e sa anche molto bene che se la difesa dovesse risultare vana (cosa molto probabile, visto l’impiego di mezzi e uomini da parte di Napoleone) l’Imperatore non risparmierebbe nessuno… Malta si sarebbe trasformata in un’isola di vedove e orfani… i Giovanniti erano pronti a sacrificare le loro vite avendo solo la fede da difendere, ma gli altri soldati avevano anche famiglie da mantenere. Decide quindi con grande amarezza di non reagire alle truppe francesi che saccheggiano l'isola.

A bordo del vascello Orient, una deputazione di sette Giovanniti tratta la resa con Napoleone firmando una "Convenzione" composta da otto articoli. Poche parole. Un documento in duplice copia, per concludere 268 anni di storia.

Tanti ne erano trascorsi, infatti, da quel 26 ottobre del 1530, in cui Frà Filippo de Villiers de l'Isle-Adam, l'eroico difensore di Rodi, aveva preso possesso dell'isola delle api. Due secoli e mezzo, durante i quali i Giovanniti avevano dato innumerevoli esempi di abnegazione, soccorrendo uomini e nazioni, principi e città e offrendo alla causa della Cristianità un altissimo tributo di sangue.

Nessuno sembra preoccuparsi di quanto sta avvenendo. Ingrata come sempre, l'Europa si interessa soltanto di stabilire a chi dovrà appartenere quello scoglio posto al centro del Mediterraneo.

Torna di nuovo il discorso sull’Illuminismo (vedi “L’Epoca Buia?”)… la corrente di pensiero aveva ormai pervaso le menti di tutte le popolazioni Europee (compreso Napoleone), che vedevano quindi i Cavalieri di Malta come un’eredità del passato da dimenticare, da tenere in disparte, perché eredità di quel periodo che tanto disprezzavano: il Medioevo.

 

 

In Esilio

 

Frà Ferdinando von Hompesch invia alle grandi potenze una protesta per il tradimento di Napoleone. Il generale ha violato apertamente la neutralità di Malta ed egli afferma di ritenere sempre valida la sua sovranità sull'isola che gli é stata tolta con la forza. Contro il sopruso protestò anche il re di Napoli e Sicilia, ma tutto restò come prima.

Il comportamento dei francesi indurrà però ben presto i maltesi a ribellarsi, consentendo così alle potenze europee di intervenire. Il comando delle operazioni sarà assunto dagli inglesi che, alla fine, occuperanno l'isola impadronendosene.

Intanto, come era facile prevedere, la perdita di Malta ebbe pesanti ripercussioni tra i membri dell'Ordine. I Cavalieri del Gran Priorato di Russia e quelli polacchi dichiararono decaduto von Hompesch e il 7 novembre del 1798 elessero Gran Maestro lo Zar Paolo I che  oltre a non essere cattolico era sposato! Papa Pio VI rifiutò energicamente di riconoscere il sovrano come Gran Maestro anche se, minacciato da Napoleone, vedeva nell'impero russo un possibile alleato.

Lo Zar comunque si comportò con onore e rispettò la cattolicità dell'Ordine sotto tutti gli aspetti e in un momento storico così confuso e difficile come quello provocato dalle guerre napoleoniche, egli finì per salvare la continuità storica della Milizia di San Giovanni.

Ma nella notte tra l'11 e il 12 marzo del 1801, Paolo I veniva ucciso nel castello di Michajlovskij a Pietroburgo.

Il figlio, Alessandro I, si comportò ancor più onorevolmente del padre: non solo non reclamò per sé il titolo di Gran Maestro, ma assicurò anche protezione all'Ordine e per eleggere il successore del padre, propose che ogni Lingua scegliesse nel suo seno alcuni candidati da sottoporre al Pontefice, al quale riconosceva il diritto di nominare il Gran Maestro.

Il 9 febbraio del 1803, Pio VII nominò Gran Maestro Frà Giovan Battista Tommasi al quale, da San Pietroburgo, lo Zar spedì le insegne di Gran Maestro che erano state di suo padre.

Fissata la residenza a Messina, come primo atto, Tommasi incaricò il suo Luogotenente di stabilire, con i rappresentanti delle potenze europee, la procedura per la riconsegna dell'isola. Le speranze dei Gerosolimitani di tornare nella loro antica patria si dimostreranno, però, ben presto vane. Con il trattato di Parigi del 30 maggio del 1814, Malta fu definitivamente assegnata alla Gran Bretagna e a nulla valsero i reclami e le proteste presentate dai delegati dell'Ordine ai Congressi di Vienna e di Aquisgrana. Vano anche il tentativo fatto, al Congresso di Verona, di ottenere qualche altra isola.

 

A Roma


Ancora anni difficili, alla ricerca di una sistemazione decorosa. Ma finalmente, dopo una breve parentesi a Ferrara, nel 1834 il Luogotenente Frà Carlo Candida sceglieva come sede l'antico palazzo Malta a Roma che era stato la residenza del rappresentante della Religione presso il Romano Pontefice.

Grazie all'Austria, che non aveva mai cessato di riconoscere la Sacra Milizia come ente sovrano e si era sempre dimostrata disponibile a intervenire in sua difesa, nel 1839 fu ricostituito anche il Gran Priorato di Lombardia e Venezia riuscendo a recuperare le antiche proprietà nel Veneto. La stessa operazione non fu possibile in Lombardia.

Per rinnovare e potenziare le strutture periferiche, fu decisa l'abolizione delle antiche Lingue e la creazione di Associazioni nazionali dei Cavalieri.

La volontà e l'impegno dimostrati in tempi in cui, oltre tutto, gli ideali cavallereschi non erano più troppo attuali, indussero Papa Leone XIII a esaudire il desiderio dei Giovanniti e a consentire loro di scegliersi un Gran Maestro.

 

 

I Cavalieri di Malta oggi

 

Il Sovrano Militare Ordine di Malta svolge oggi la sua attività istituzionale nel campo assistenziale mediante la creazione, l'organizzazione e la gestione di iniziative quali ospedali, case di cura, cliniche, cronicari, reparti sanitari, ambulatori, centri per la raccolta di medicinali, per l'assistenza agli anziani, centri antidiabetici e gabinetti di analisi. 

Una sua pur ipotetica funzione militare effettiva perderebbe di significato. Lo stile di guerra moderno è troppo diverso da quello di un tempo e troppo sofisticato; non sarebbe possibile per un Ordine così piccolo pensare di riuscire a tenere testa a potenziali nemici.

Per i Cavalieri è stato possibile difendere la TerraSanta con le spade, Rodi con i cannoni, Malta con i fucili, ma contro le moderne tecnologie sarebbe impensabile poter riuscire ad organizzare una difesa abbastanza robusta da poter reggere attacchi aerei o a bombardamenti dal mare… le Fortezze non hanno più ragione di esistere….. purtroppo.

Poi il delicato equilibrio diplomatico che si è creato fra le varie Nazioni potrebbe essere compromesso ed è molto difficile che uno stato dichiari guerra ad un altro se non è opportunamente alleato (follie a parte)… cosa impossibile per un’organizzazione sovrannazionale quale quella dei Cavalieri di Malta.

La sovranità é esercitata dal Principe e Gran Maestro che governa con il Sovrano Consiglio composto da quattro alte cariche: il Gran Commendatore, il Gran Cancelliere, l'Ospedaliere e il Ricevitore del Comun Tesoro. A queste si affiancano quattro Consiglieri e due supplenti scelti dal Capitolo Generale tra i Cavalieri di giustizia o professi: tra coloro cioè che hanno pronunciato i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Poi ci sono i Cavalieri di Obbedienza che hanno fatto promessa di obbedienza ai superiori e Cavalieri e Dame di Devozione. Vi sono poi altre categorie minori e i Cappellani che si occupano delle funzioni religiose. Il Capitolo Generale é l'assemblea suprema dei Cavalieri.

L'Ordine intrattiene rapporti diplomatici, con scambio di ambasciatori, con 65 stati, alcuni dei quali anche non cattolici e ha un proprio ambasciatore accreditato presso la S. Sede. Recentemente é stato ammesso all'O.N.U. quale osservatore permanente.

Molto attiva è l’Associazione italiana dell’Ordine, l’Acismom che non dimenticando i gloriosi trascorsi volle dar vita con una serie di convenzioni stipulate con il Ministero della Difesa, a un Corpo Militare da impiegare per servizi di assistenza in caso di conflitto o di calamità naturali.
 

Nel 1911, in occasione della guerra italo-turca, l'Acismom mobilita il Corpo Militare e in breve tempo appronta ed equipaggia la nave ospedale Regina Margherita che, nel corso di sette viaggi, durante i quali tocca i porti di Tripoli, Derna, Bengasi e Tobruk, riporterà in patria 1162 soldati feriti e malati.

Il suo intervento c’è anche dopo l’armistizio del 1943 con interventi nel territorio sconvolto dalla guerra civile.

Cavalieri italiani e di altre nazioni europee accorrerano in Ungheria nel 1956 nei giorni della rivoluzione e della successiva occupazione sovietica. Interventi saranno effettuati nel Polesine sconvolto dall'inondazione, nel Belice, in Friuli e in Irpinia.

In Vietnam, infine, sono stati presenti gli ospedali da campo dell'Associazione dei Cavalieri tedeschi e il lungo e sanguinoso conflitto non ha risparmiato gli uomini della bianca Croce Ottagona che hanno avuto diversi caduti.

Nel triennio 1996-1998 l'Ordine è stato massicciamente presente durante i conflitti nell'Est europeo, soprattutto con ospedali da campo e centri per l’accoglienza dei profughi.

L'Ordine ha consegnato alla Caritas cubana medicine ed attrezzature sanitarie per un valore di otto milioni di dollari USA.

L'Acismom che dal 1986 ha vissuto, per volontà del Gran Maestro Frà Angelo de Mojana, una nuova era di rinnovamento, conta oggi numerosi presidi sanitari, il più importante dei quali é l'Ospedale San Giovanni Battista alla Magliana per il recupero degli emiplegici


Sono recentemente riprese per espressa volontà del Gran Maestro trattative con il Governo Maltese per giungere a una sempre maggiore presenza istituzionale dei Cavalieri sull'Isola. L'Anno Giubilare, che celebra il nono secolo di vita dell'Ordine, è stato aperto a Malta lo scorso 5 Dicembre 1998 dal Gran Cancelliere che ha ricevuto dal Gran Maestro l'espresso incarico del coordinamento delle celebrazioni.

In tale occasione un nuovo accordo è stato raggiunto con il governo maltese, e la cui ratifica è stata già conclusa, per la concessione del Forte Sant'Angelo per 99 anni con godimento di extraterritorialità ed altri privilegi, inclusa la possibilità di mantenere all'interno del Forte un piccolo corpo in uniforme per scopi di vigilanza e sicurezza. La bandiera dell'Ordine già sventola sul monumento a maggiore evidenza della presenza sull'Isola dei Cavalieri.

 

Antiche Cerimonie di Ricevimento

Queste erano al contempo semplici e impressionanti. Al novizio veniva spiegato che egli stava per lasciare il vecchio uomo che era e rigenerarsi e, avendo ricevuto l’assoluzione, si presentava in abito secolare, senza cintura, al fine di apparire perfettamente libero di entrare in un così Sacro dovere, e con un cero acceso nella mano, a rappresentare la carità.

Allora egli riceveva la santa comunione, per presentarsi poi in modo alquanto rispettoso davanti alla persona che avrebbe dovuto compiere la cerimonia, richiedendo d’esser ricevuto nella compagnia dei fratelli e nell’ordine santo dell’Ospedale di Gerusalemme. Le regole dell’ordine, le obbligazioni che stava per assumere, e i doveri che a lui sarebbero stati richiesti venivano quindi spiegati.

Gli si presentava un Messale aperto sul quale egli dovesse posare entrambe le mani, e proferire il suo giuramento nei seguenti termini:

"Io faccio voto e promessa di fronte a Dio, all’eterna Vergine Maria madre di Dio, e a San Giovanni Battista, di rendere d’ora innanzi, a Dio piacendo, obbedienza perfetta al superiore impostomi dalla scelta dell’ordine, vivere senza beni terreni, e conservar la castità".

Avendo poi tolto le proprie mani dal libro sacro, il fratello che per primo lo ricevette continuava:

"lo riconosciamo come servitore del povero e dell’infermo, essendosi consacrato al servizio della Chiesa".

A ciò egli rispondeva:

"mi riconosco come tale".

Egli baciava poi il Messale e lo restituiva al fratello che l’aveva ricevuto, come segno di obbedienza perfetta.

Il novizio veniva infine rivestito col mantello dell’ordine, in modo tale che la croce venisse a trovarsi sulla parte sinistra del petto. Nel consegnargli la croce ad otto punte dell’Ordine, gli rammenta che esse simbolicamente ci ricordano le otto beatitudini indicate dalla Sacra Scrittura.

Seguivano quindi un certo numero di cerimonie minori, mentre il tutto si concludeva con una serie di preghiere appropriate e solenni.

 

 

Conclusioni

Avrei finito. Anche questo lavoro è stato portato a termine e spero che abbia contribuito a spazzare via un po’ di polvere e lerciume dall’Epoca, secondo me, d’ORO dell’umanità: il Medioevo.

Un’epoca che ha subìto un attacco potente da parte di una corrente di pensiero, l’Illuminismo che ancor oggi riesce ad incanalare le idee degli uomini contro tutto ciò che era Medioevale.. ancora oggi si mantengono vivi i pregiudizi sull’età di mezzo… Blue Dragon, ricercando la verità e non facendosi influenzare da nessuno, sta cercando di eliminarne un po’, divulgando la verità su ciò che fu il Medioevo e rispolverandone gli aspetti positivi che in un’era come la nostra sarebbero veramente necessari!

Pensando alle gesta, al coraggio, devozione, fermezza e audacia di questi Cavalieri non posso che prenderli come esempio… anzi, dovrebbero essere da esempio a tutti oggi! Altrimenti chi si prende come esempio? I politici? Naaa… I cantanti? (magari Marylin Manson) Naaa… I calciatori? I grandi economisti, e i grandi manager? Tsk tsk tsk…

Comunque, ognuno fa le proprie scelte, non sono io che devo convincervi, l’unica cosa che ci tengo a dire è che prima di parlare male del Medioevo, delle sue idee, delle sue credenze, dei suoi valori, di ciò che era, di ciò che rappresentava e di ciò che rappresenta, pensateci due (anche tre) volte e soprattutto informatevi, leggete libri, se ne avete la possibilità anche le fonti originali, perché molte volte si parla solo per sentito dire… cosa, secondo me, molto grave!

Ciao a Tutti!!!

 

Fabio

 

NB: Un’ultima cosa, vi do un consiglio. Questo mio articolo non esaurisce certo le argomentazioni e le vicende sui Cavalieri di Malta, quindi vi consiglio vivamente (se siete interessati all’argomento, ovvio! ;-)) di leggere altri libri sui Cavalieri di Malta oltre i libri e i siti web ho segnalato nella bibliografia! Di materiale ce n’è moltissimo! Io qui ho solo appena accennato all’argomento!




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